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StartRocket: la startup che farà pubblicità nello spazio

Posted by / 18 Febbraio 2019 / Categories: Advertising, Campagne Marketing / 0 Comments

E così è successo per davvero: una startup russa vuole lanciare minuscoli satelliti nell’orbita terrestre, illuminando così il cielo notturno con mirabolanti pubblicità. Sul serio. Infatti, secondo il capo del progetto, Vlad Sitnikov, head della StartUp in questione – chiamata StartRocket – questa mercificazione del cielo notturno è il prossimo passo da compiere nel mondo della pubblicità.

Infatti, StartRocket potrebbe essere la prima azienda a produrre quello che – lei stessa – chiama “display orbitale” (Orbital Display) entro il 2020, iniziando a mostrare annunci pubblicitari nel cielo notturno entro il 2021. I suoi piccoli satelliti navigheranno in orbita a un’altitudine compresa tra 400 e 500 chilometri e saranno visibili solo dalla terra, per circa sei minuti alla volta.

Come funziona il display orbitale?

Il display orbitale sembrerebbe essere formato da tanti piccoli satelliti disposti in maniera tale da riuscire a creare l’annuncio: ognuno dei satelliti, infatti, sarà dotato di una vela riflettente di oltre 10 metri di diametro. L’insieme di questi satelliti orbitanti consentirebbero alla luce solare di rifrangersi contro le vele, il tutto a un’altitudine di circa 450 chilometri. La programmazione media? Il passaggio degli annunci avverrebbe all’alba e al tramonto, con una ripetizione di questi tre o quattro volte, per un’area visibile di 50 chilometri.

La compagnia russa mantiene il massimo riserbo sui costi di una simile operazione: infatti, non ha per ora fatto sapere nulla rispetto a quanto potrebbe costare una pubblicità spaziale, ma sicuramente i big brand e i colossi universali del commercio si stanno già fregando le mani.

Solo advertising?

Advertising? Non solamente. Infatti, questo rivoluzionario sistema non servirebbe solamente a trasmettere pubblicità: immaginiamo, in un domani poi non così fantascientifico, un’emergenza catastrofica. Il sistema satellitare di rifrazione potrebbe così notificare informazioni e messaggi da parte di enti governativi e sistemi di emergenza. Questa, almeno, è la linea difesa su cui la start-up russa gioca, dal momento che l’operazione ha suscitato non poche obiezioni.

C’è chi dice no:

L’astronomo americano John Barentine sostiene che “avviare progetti artistici come questo senza alcun valore commerciale, scientifico o di sicurezza nazionale sembra poco saggio. Lo spazio è sempre più affollato. Ci sono oltre 20.000 oggetti con orbite nel catalogo pubblico ufficiale gestito dall’Aeronautica statunitense. Meno del 10% di questi oggetti sono satelliti attivi – il resto sono satelliti morti, vecchi corpi di razzi e parti di veicoli spaziali. ”

Barentine, infatti è un esperto in materia: direttore della conservazione per l’International Dark-Sky Association a Tucson, in Arizona, e membro del comitato dell’American Astronomical Society sull’inquinamento luminoso, l’interferenza radio e i detriti spaziali, dice che “questi cartelloni spaziali potrebbero qualificarsi sia come inquinamento luminoso che come detriti spaziali e potrebbero persino disturbare i segnali radio”.

Ma, contro i criticismi, stavolta parla Alexey Skorupsky, un altro membro del team StartRocket, che ha respinto tutte queste critiche chiamando in causa una compagnia neozelandese che, nel 2018, lanciò una sfera da discoteca in orbita visibile solo per pochi minuti alla volta: una mossa che infastidì gli scienziati.

Insomma, se poche settimane fa ci stavamo meravigliando di come il digital signage stia dominando la nuova era advertising, ecco che oggi piomba una notizia – di questo calibro – a ciel sereno, quasi come se fosse uscita da un romanzo di Philip K. Dick. E così, è proprio il caso di dirlo, non si starà di certo a “rimirar le stelle”.

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Vlog: l’altra faccia di YouTube

Posted by / 13 Febbraio 2019 / Categories: Internet & New Media, Social Media, Youtube / 0 Comments

Dimmi come blogghi, e ti dirò chi sei: infatti, c’è blog e… vlog. O videoblog. O vidblog.
Quando alle parole non basta più una sola forma d’espressione, ecco che queste si uniscono al video per creare rubriche e storie, racconti, informazioni e – ovviamente – tutorial.
Un sistema di comunicazione, quello del Vlog, davvero popolare tra i giovanissimi, che il più delle volte coincide con il termine YouTuber e che rappresenta una corsa verso l’oro, in realtà, a basso costo, dal momento che per diventare vlogger bastano davvero pochi strumenti: uno smartphone, un account YouTube e buone idee (oltre a un programma di editing video per dare quel tocco giocoso e movimentato che caratterizza i contenuti di questa piattaforma).

Vlogger o YouTuber? Analisi di una definizione

Possiamo definire i Vlogger come una sorta di blogger che, anziché aggiornare – appunto – un blog, scelgono di condividere i loro contenuti sul canale YouTube. Già, perché YouTube è decisamente in grado di veicolare popolarità non solo fra gli utenti, ma anche tra le aziende, ghiotti e potenziali sponsor e ambassador: decisamente un valido motivo per cui preferire questo canale anziché altri.
Non solo: nella definizione del fenomeno vlogger possiamo poi utilizzare una discriminante “estera”: il termine YouTuber descrive per lo più i vlogger italiani, con un’utenza super-young e contenuti giocosi, non troppo raffinati, mentre il termine vlog ha un respiro più internazionale.

E, per rendere ancora più nebulosa la situazione, alcuni famosi YouTubers – soprattutto all’estero – gestiscono canali separati. Perché la domanda sorge spontanea: quanto guadagna un Vlogger, specie se possiede più properties? Ce lo svela il quotidiano “La Stampa” , secondo cui i vlog più remunerativi sono quelli canadesi e statunitensi, dove l’introito medio totale è tra i 5 e gli 8 milioni di dollari totali: una cifra da capogiro! Ma anche in Italia non si scherza.

I Vlogger più famosi al mondo

Si parla di – realmente – non solo di milioni di dollari, ma anche di milioni di followers: in Italia i vlogger più famosi sono gli ormai storici Favij, Clio MakeUp – approdata ufficialmente alla TV -, fino ai “newly born” Sofia Viscardi, Greta Menchi e IPantellas, idoli dei giovanissimi, con un introito medio tra i 25 e 150 mila euro mensili! Le tematiche? Fumetti, makeup, gaming e comicità. Ne abbiamo parlato anche in questo nostro articolo dedicato, più strettamente, agli YouTubers.

Ma cosa succede sull’isola (più) felice dei paesi anglosassoni? Bene, le star dei canali YouTube sono certamente due: iniziamo da Roman AtwoodVlogs, con un vlog che parla, molto semplicemente, della sua vita, ma in maniera epica. Roman ha iniziato il suo percorso producendo video comici, attirando così ben 10 milioni di utenti e raggiungendo l’ambito reward del 50° canale più sottoscritto su YouTube: Roman, infatti, può essere orgoglioso di essere il secondo YouTuber ad aver ricevuto ben due Diamond Play Button e ad aver vinto la categoria YouTube Comedian degli Shorty Awards nel 2016.
Successivamente, troviamo Daniel Howell, iniziando come “Danisnotonfire”, vlog poi ribattezzato – semplicemente – Daniel Howell, oltre a un canale laterale, vero e proprio side project, chiamato “Danisnotinteresting”, dove il blogger carica video bonus che completano i contenuti del canale principale.

Un vero e proprio mondo da scoprire, quindi, quello dei vlog, fatto di contenuti giovani e giovanissimi, autentico del Belpaese, tra strategie video remunerative e con un’esperienza di oltre 10 anni per l’estero, per una popolarità che va ben oltre i famosi 15 minuti di Andy Wahrol.

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Un brand diventa portatore di messaggi positivi: il caso Gillette

Posted by / 4 Febbraio 2019 / Categories: Advertising, Campagne Marketing / 0 Comments

Gillette è, probabilmente, uno di quei brand che pensiamo essere “standard” nella comunicazione: payoff immutato negli anni, target solido, ben preciso, comunicazione un po’ old school e tanto televisiva ma, comunque, efficace.
E, invece, ecco che la situazione in campo si rovescia, all’improvviso: il brand, infatti, ha preso una posizione culturale e sociale che ha smosso le folle.

Proprio mentre il 2018 era agli sgoccioli, Gillette ha lanciato una nuova campagna video, dedicata al movimento americano #MeToo, attivo nel monitorare e contrastare ogni discriminazione sessuale.
Un video lungo, oltre il minuto e mezzo, ricchissimo di immagini ed evocazioni, il cui messaggio desidera spingere gli uomini a reagire – per esempio – davanti a situazioni violente e inappropriate che compongono un mosaico di comportamenti definito “toxic masculinity”.

Non stupisce, quindi, che il video abbia ricevuto intense critiche sui social media: una voce dal coro, forse la più forte, è quella di una nutrita schiera di uomini che chiedono di boicottare il marchio P&G, a cui Gillette appartiene, lamentando una “demascolinizzazione” del brand.

Lo spot che ha fatto il giro del mondo:

Il video è intitolato “We Believe: the Best Men Can Be” ed è diventato immediatamente virale contando oltre 4 milioni di visualizzazioni su YouTube in 48 ore, tra generose lodi e critiche rabbiose: la nuova campagna pubblicitaria della compagnia gioca sul trentennale slogan Gillette “the best a man can get”, stravolgendolo con un gioco di parole e trasformandolo in un “the best the men can be”. Da “avere”, a “essere”.

Il tutto comincia con uno zapping, un tuffo nel passato, di vecchie ADV di brand dove l’uomo è al centro del suo mondo. Un videowall sfondato – all’improvviso – da ragazzini che si inseguono. E, ben presto, tutto cambia, tutto diventa attivo, in una call to action – è proprio il caso di dirlo – che non si risolve in una semplice frase, ma che si compone di scene, di frammenti, dove protagonisti sono uomini che intervengono per fermare le lotte tra ragazzi e richiamare al rispetto altri uomini che molestano verbalmente donne per la strada. Fino al climax finale.

L’annuncio è stato diretto da Kim Gehrig, videomaker dell’agenzia Somesuche, con sede nel Regno Unito. E proprio Gehrig sembra essere un habitué della provocazione, visto che anche la curiosa campagna”Viva La Vulva” del brand svedese di prodotti per l’igiene intima Libresse, porta la sua firma.

La querelle:

In poche ore, la pagina YouTube dello spot è diventata un vero e proprio campo di battaglia culturale. Non solo: la diatriba si è poi trasferita su Twitter, dove personaggi più o meno famosi degli USA – tra il consigliere di Trump e la nipote di Martin Luther King – hanno espresso il loro giudizio partendo dallo spot, e schierandosi così a favore, o contro, una battaglia.

Quando i brand divulgano messaggi positivi:

Non è più sufficiente per i brand vendere, semplicemente, un prodotto: i clienti, infatti, chiedono sempre più spesso valori. Perché mai come oggi il potere dei brand di influenzare la cultura, tra social e advertising, è stato sdoganato: meglio, dunque, diventare portatori di messaggi positivi. E Gillette lo ha fatto, stravolgendo l’immaginario-target di uomini forti, sicuri, perfetti, in una visione più profonda e avanguardista, con un “semplice” spot che si appella agli uomini di oggi e a quelli di domani.

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Living Coral: il nuovo Pantone 2019 è pronto a sorprenderci

Posted by / 30 Gennaio 2019 / Categories: Creatività, Internet & New Media / 0 Comments

A volte passa un po’ in sordina, ma per i grafici e i designer si tratta di un appuntamento fisso quanto atteso: il nuovo colore Pantone è tra noi! Contraddistinto dal numero 16-1546, e ribattezzato “Living Coral”, è già stato protagonista indiscusso anche del Time, che gli ha dedicato questo video.

Living Coral: l’allegria salverà il mondo

Living Coral è una tonalità corallo brillante: anche se – a primo acchito – può sembrare un semplice rosa, ecco che il brand Pantone vira descrivendolo come “un arancio vivido e animato, con sfumature dorate.” Un’altra contrastante sorpresa, quindi, da parte del brand istituzione del colore, che sorprende di nuovo, con le sue cartelle, passando dal “fu” Ultra Violet – una tonalità viola intenso – a un tono delicato e dal sentore primaverile. Non sentite anche voi questo profumo di fiori?

Ne vogliamo sapere di più? Sì!

Il nostro team mondiale di esperti di colore combina i trend e la ricerca sulle influenze di un dato colore“, ha dichiarato Laurie Pressman, presidente del Pantone Color Institute. “L’ispirazione proviene dall’industria dell’intrattenimento, dei film in produzione, dalle raccolte d’arte itineranti e dai nuovi artisti, passando per la moda e le aree del design, le destinazioni di viaggio popolari, così come i nuovi stili di vita, i giochi e le condizioni socio-economiche, passando anche dalle nuove tecnologie, dai materiali, fino alle piattaforme di social media rilevanti e persino eventi sportivi imminenti che catturano l’attenzione mondiale”.

Ed ecco perché Pantone definisce Living Coral come “un colore dalla spensierata felicità”: il brand, infatti, nel comunicato stampa di lancio, sostiene che la nuance “simboleggi il nostro innato bisogno di ottimismo” – un po’ come a voler influenzare il mood della quotidianità mondiale che, effettivamente, ha molto bisogno di positività.

Sì, perché “il colore migliora e influenza il modo in cui viviamo la vita“, come sostiene la Pressman. “[…]e lo fa attraverso un duplice ruolo, energizzante e vivido. Pantone 16-1546 Living Coral rafforza il modo in cui i colori possono incarnare la nostra esperienza collettiva, riflettendo ciò che sta avvenendo nella nostra cultura globale“.

Living coral: chi ne ha già fatto un must?

Per festeggiare la nuova nuance, Pantone ha collaborato con Tribute Portfolio, un nuovo marchio di hotel indipendenti della catena Marriott, creando un’installazione – che negli USA definiscono come pop-up -: la “Pantone Pantry Tribute Portfolio” presso l’Art Basel Miami.
L’installazione, inaugurata lo scorso 6 dicembre, ripropone una “tradizionale esperienza alberghiera”, presentando superfici e proposte di marketing esperienziale tutte tonalizzate sul nuovo Living Coral, attraverso una copia del banco di accoglienza e di una camera d’albergo. Dopo la conclusione di Art Basel Miami, l’installazione viaggerà a Savannah, in Georgia, e a Rotterdam nei Paesi Bassi (e qui, in fatto di Hotel, sanno come sbizzarrirsi).

Pantone ha inoltre collaborato con Material ConneXion, consulente per l’innovazione dei materiali globali, nonché con Adobe Stock, per far arrivare il Living Coral sulle scrivanie e sui laptop di creativi e designer, curando un insieme di materiali coordinati destinato all’uso creativo per i clienti di Adobe Stock.
Un’altra occasione per dire bye-bye al grigiore aziendale, attraverso una tinta vivace e primaverile, positiva e piena di buone vibrazioni, in grado di influenzare il nostro modo di sentire. Come applicare, dunque, Living Coral alla tua immagine coordinata? Proviamoci insieme! Scrivici qui :)

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Digital signage: ovvero, dialogare smart

Posted by / 24 Gennaio 2019 / Categories: Advertising, Internet & New Media / 0 Comments

 

Avete presente Piccadilly Circus, o Times Square? Tra gli skyline, si distinguono nettamente – da anni – serie e serie di maxi-advertising su videowall. E oggi, nel 2019, potremmo dire che la storia non è cambiata, ma si è semplicemente evoluta. E si fa chiamare “Digital signage”: un nuovo linguaggio che abbraccia le città – sempre più smart – e i suoi luoghi, nel pieno dell’era digitale.

Digital signage: di cosa stiamo parlando?

“Digital signage” significa dialogare e comunicare attraverso un display: una forma mentis, concreta (e figurativamente verbale) ormai tipica delle città in cui viviamo, sempre più “smart”.
Il digital signage si costituisce, infatti, di segnali video su schermi di diversi formati e dimensioni, che popolano stazioni, negozi, aeroporti, e moltissimi altri luoghi, anche i più impensabili, lanciando messaggi differenziati.
Filmati, effetti cromatici cangianti, grafica on screen e call to action al servizio del video led sono una vera e propria risorsa che consente di programmare accuratissimi planning, con veri e propri palinsesti basati su dati insight relativi a orari, necessità delle varie stagioni e dei messaggi commerciali (saldi, festività, fino al flusso dei visitatori, soprattutto per stazioni e aeroporti): esperienze customizzabili la cui richiesta, si stima, crescerà di oltre 9 punti percentuale nei prossimi tre anni. E non è difficile comprenderne il perché.

I dati:

Ce ne parla “Industria Italiana”, in un focus di qualche settimana fa, che riporta dati numerici davvero mirabolanti su quello che è il mercato del digital signage: “[…] basti pensare che le previsioni di vendita per il 2020 sono di 4,4 milioni di unità. […] Le aree geografiche che evidenziano la crescita più sostenuta sono l’America Latina e l’Asia Pacifico. Se gli schermi più venduti sono quelli con una risoluzione 1920×1080, la crescita maggiore anno su anno viene registrata dalle vendite di unità display con risoluzione 3840×2160, aumentate di 4 volte. In termini di dimensioni la crescita maggiore è stata invece evidenziata da display a 32 e 43 pollici.

Il caso Samsung:

Samsung, in fatto di Digital Signage, è la prima corporate in classifica: la multinazionale coreana, infatti, ha uno sharing del 39%, seguita da Lg, Goodview e Nec, nettamente distaccati. E proprio Samsung è il brand che ha creato i supporti su cui scorrono i segnali di “The Wall”, nel nuovo aeroporto di Instanbul: una delle più grandi strutture digital signage al mondo – inaugurata lo scorso dicembre – per una superficie di oltre 1000 metri tra schermi LCD e Led, ricca non solo in informazioni di viaggio, ma anche intrattenimento, informazione e advertising, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, grazie a semplici funzioni di programmazione che fanno sembrare la cartellonistica un antesignano metodo di diffusione delle informazioni.

Il futuro è già qui!

Ma cosa rende il digital signage “smart signage”? Infatti, un altro passaggio sta per compiersi, in questa inarrestabile evoluzione della comunicazione contemporanea: la cartellonistica digitale è, a tutti gli effetti, device multitasking per comunicazioni di ogni sorta. Ed è proprio per la sua definizione, tra dimensioni differenti, messaggi, grafiche e video, che diviene smart: un sistema a servizio di ogni creatività e di ogni differente tipologia di idea, soprattutto in fatto di advertising, che mette a disposizione del mondo della comunicazione possibilità di adattarsi a qualsiasi necessità, spazio, formato, dove l’interazione e l’effetto “wow” sono sempre garantiti, in una perfetta unione di media, informatica, grafica, video e copywriting.

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Fake influencers: la guerra su scala mondiale di Instagram

Posted by / 15 Gennaio 2019 / Categories: Instagram, Social Media / 0 Comments

Dura la vita da influencer, soprattutto se pianifichi di diventare uno di quelli veri, con un profilo che supera almeno i 15.000 follower.
Per questo, nel vasto mondo di Instagram, molti utenti hanno iniziato ad architettare qualche maldestro stratagemma. Perché passare da utente di livello medio a un “influencer” professionale (prestate molta attenzione a questa parola), e quindi in grado di avere grande ascendente sugli altri profili, per guadagnare revenue in prodotti o denaro, è davvero un compito ingrato.

Così, tanti hanno adottato una nuova strategia: fake it, until you make it, come dicono gli americani.
E da qui parte il fenomeno dei fake influencers: un fenomeno ormai diffuso anche in Italia e portato agli onori della cronaca da “The Atlantic”, webzine americana, che ha stilato una lista di profili e azioni fake.

In the influencer world, it’s street cred,” said Brian Phanthao, a 19-year-old lifestyle influencer in San Diego who sees fake ads all over Instagram. “The more sponsors you have, the more credibility you have.” Ovvero: “‘Nel mondo degli influencer, è tutta questione di street credibility’, ha dichiarato Brian Phanthao, un influencer di 19 anni che vive a San Diego e che vede false ads  in ogni dove su Instagram. ‘Più sponsor hai, più credibilità hai’“.

Ed è proprio così: moltissimi influencer – o presunti tali – taggano e usano caption per i marchi che utilizzano nelle foto, indipendentemente dal fatto che gli oggetti del desiderio (abiti, saponi, profumi, vacanze, persino auto) siano stati acquistati, dati loro gratuitamente o facciano parte di una campagna pubblicitaria.  E questo perché per i “profani” della timeline è decisamente difficile, se non impossibile, dire se un influencer è realmente tale, al netto dei like, dei commenti e dei tag.

Le multinazionali che dicono “no”

La scorsa estate, precisamente il 18 giugno, durante il Festival della Pubblicità di Cannes, la multinazionale Unilever, colosso da oltre 60 miliardi di dollari di fatturato e proprietaria di brand come AXE, Dove, Cerruti, ha dichiarato che non verranno mai più accettate partnership con influencer i cui numeri siano falsificati con bot e app di terze parti. Guerra, questa, che coinvolge sia profili sconosciuti che insospettabili big, i quali, come rivela uno studio di Rolling Stones Italia, hanno “pompato” e continuano a pompare i propri profili i cui KPI iniziano a scricchiolare.

E Instagram non sta – di certo – a rimirar le stelle

Starting today, we will begin removing inauthentic likes, follows and comments from accounts that use third-party apps to boost their popularity.” Così ha tuonato il social network in un blog post dello scorso 19 ottobre. Diktat, questo,  che si è rivelato più che attendibile: infatti, poche ore dopo, Instagram ha cominciato un’operazione di rimozione di mi piace, follower e commenti non reali e organici da una marea di account che utilizzano app esterne al social per aumentare la propria popolarità: insomma, a qualcuno piace reale.

Attraverso questi nuovi strumenti di moderazione, la regia di Cupertino possiede ora modalità innovative per smascherare gli impostori che non hanno intenzione alcuna di attendere la crescita organica del proprio profilo.
Com’è avvenuto tutto questo? Attraverso una comunicazione: tanti nanoinfluencer – persone non famose con profili inferiori ai 1000 follower che tentano di ottenere prodotti in cambio di recensioni o fingono di aver ottenuto partnership di brand – hanno ricevuto un messaggio in-app che avverte la cancellazione di tutte le revenue social non veritiere. Insomma, “in prigione, senza passare dal via”.

Giovanissimi e meno giovani: la corsa all’oro della conquista dei brand tramite social fa gola a tanti. Ma le misure di protezione attuate da brand e Instagram sono ormai inespugnabili: perché aziende e social vogliono vedere reali capacità professionali, una passione per il brand palpitante, e un duro lavoro dietro ogni pic. Un compito difficile, sì, ma potrebbe valerne la pena.

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Buoni propositi per la comunicazione 2019

Posted by / 21 Dicembre 2018 / Categories: Siks News / 0 Comments

L’uomo è un animale rituale: la nostra routine quotidiana è composta da abitudini ripetute per circa il 95%. Di conseguenza, per migliorare le strategie comunicative nell’anno che verrà, potremo rivedere le nostre abitudini in termine di gestione progetti, prevenendo alcune azioni, e promettendoci maggiore organizzazione, facendole nostre. Come? Vediamolo insieme. E niente paura: c’è spazio anche per il (meritato) relax.

Verifica i trend

Come abbiamo detto in questo articolo, Instagram, in particolare, con la nuova serie di implementazioni che riguardano anche l’e-shopping, possono essere un piccolo tesoro da spendere immediatamente per spiccare tra i competitor o, semplicemente, senza cadere in una sorta di effetto Dunning-Kruger, per rivedere la propria comunicazione sotto una nuova luce, più fresca e più social sfruttandone l’organicità, o investendo un piccolo budget.

Social media

Sicuramente il 2019 non dimenticherà i social media. Anzi. Come alla fine di ogni anno, ecco che si delineano all’orizzonte le prime previsioni dei trend e delle tendenze. Sicuramente, possiamo anticipare che i dati la faranno da padrone, con un’attenzione particolare alla data transparency; fino a una connessione sempre più stretta tra PR e marketing. Ma di questo vi parleremo all’inizio del 2019, quando le previsioni diventeranno più certe.

Project management

Qualcuno ha detto diagramma di Gantt? Beh, non esattamente. All’alba di un nuovo anno – per quanto questo strumento di gestione progetti sia ancora nel cuore di tanti account e project manager -, può essere, diciamo, archiviato. Infatti, esattamente un anno fa, abbiamo parlato di alcuni tool indispensabili che possono aiutare la gestione dei progetti all’interno di un team, anche strutturato: dalla gestione del portfolio clienti, delle risorse e dei budget, fino alla pianificazione più strettamente detta, senza dimenticare il controllo delle task già eseguite, e quelle non ancora concluse. Trovi una serie di risorse free per cominciare sin da ora a migliorare la gestione dei tuoi progetti qui.

Dedica più tempo a curare la tua creatività

Sei in vacanza, già. Ma quale migliore passatempo, se non quello di leggere un bel libro in solitudine, al calduccio? Già ti stai pregustando questo momento, vero? Bene, allora non dimenticare che la lettura può essere grande alleata nello sviluppo delle tue abilità creative. Alcuni titoli? Dalla creatività generale con “Creatività per tutti. 60 tecniche di gruppo per stimolare nuove idee e risolvere problemi” di Francesca Romana Gianandrea, a un qualcosa di più orientato alla scrittura, come “The Adweek Copywriting Handbook” di Joseph Sugarman, un compendio dedicato alla migliore scena copy dell’America, con esempi pratici e storia dei singoli progetti.

Tradurre le azioni, i pensieri e i desideri in realtà: non è facile, ma provarci è sicuramente una bellissima sfida. Ed è questo l’augurio più sincero che ti facciamo, per il nuovo anno. Ci “rileggiamo” presto ;)

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“Come da tradizione”: i migliori spot emozionali di questo Natale

Posted by / 21 Dicembre 2018 / Categories: Advertising, Campagne Marketing / 0 Comments

Messaggi non subliminali e orientati alla socialità: è questo il fil rouge del Natale 2018 visto secondo le campagne spot di alcuni brand giganti  – ma non solo! – che ci accompagnerà durante le festività. C’è spazio per tutto: commozione, riflessione, divertimento.

Ecco, quindi, la selezione che abbiamo fatto per voi, in Siks ADV.

Quando le emozioni non si lasciano condizionare dal budget

È notizia di questi giorni che uno dei migliori spot natalizi targati 2018 sia stato girato con un budget di sole 50 sterline: si tratta di uno storytelling  – ricetta sempre vincente – a base di emozioni toccanti, quotidiane, che vanno a comporre il leitmotiv di “Hi Chris, it’s mom”. Un video che  – probabilmente –  non dominerà i media planning della stagione, ma che si è conquistato il trono della viralità su YouTube: ogni Natale, il ragazzo protagonista ascolta una cassetta molto speciale, da una scatola in cui conserva tutti i vecchi nastri su cui è incisa la voce della mamma, che non c’è più. Il 2018 è l’anno in cui Chris compie 30 anni, ed è anche l’anno dell’ultima tape incisa dalla madre. Il tutto si conclude con il payoff “Love is a gift”, semplice e naturale. La lacrimuccia è d’obbligo!

Metti via quel cellulare!

Dall’Inghilterra passiamo in Spagna: qui il Natale si fa più giocoso con Ikea che, nel suo nuovo spot dedicato alla zona iberica, affronta un tema su cui fermarsi a riflettere. In questo nuovo spot di ben tre minuti, cinque famiglie prendono posto sedendosi al tavolo – sontuoso ed elegante – della cena di Natale. Qui parte un quiz dal gusto televisivo, fatto di poche e semplici regole: la voce fuori campo del presentatore inizia dicendo “se dai la risposta giusta, prosegui la cena, se sbagli, ti alzi da tavola e vai via”.
E, dopo domande su social e gossip, ecco che arrivano quelle legate alla vita e agli accadimenti di amici e familiari. Uno dopo l’altro, gli ospiti – dando la risposta sbagliata –, vengono eliminati. La tavola si vuota. Un messaggio forte veicolato attraverso un’ADV dal taglio spettacolare e accompagnato dalla dichiarazione fatta da Ikea che, foriera di buoni esempi, ha deciso di sospendere ogni attività social dal 24 dicembre al 1 gennaio.

Non poteva mancare Apple

Share Your Gift”, ovvero: “Condividi i tuoi doni”, non materiali, ma di talento. Questo è il titolo dato al nuovo capitolo a tema Natale firmato dal team creativo di Apple, che per l’edizione 2018 sceglie come formula visiva una bellissima animazione. Lo spot sembra tagliato su misura per i giovani creativi, una fucina d’ispirazione per il Brand di Cupertino, i quali vengono invitati a “condividere” il proprio talento. Uno spot dolce, colorato e positivo, dove le vicissitudini che accadono alla giovane protagonista nelle vesti di cartoon sottolinea quanto sia importante credere nel proprio talento. E il concetto viene rafforzato da questo storytelling privo – come accade per ogni spot natalizio Apple – di dialoghi, ma carico di emotività.

Uno sguardo all’Italia

Un Natale più colorato, senza troppe morali, ma con un messaggio commercialmente democratico: quello di rendere accessibile il lusso di un prodotto ricercato e gourmet come può essere un panettone tradizionale meneghino. Tre Marie, assieme all’agenzia Grey, ha quindi optato per un racconto impattante e divertente, in cui famiglie milanesi, vicine di casa, si sfidano a colpi di kitsch e di esagerazioni facendo a gara sull’esibizione del proprio spirito natalizio. Riusciranno a seppellire l’ascia di guerra, guardandosi di sbieco dalla finestra, e sventolando i loro panettoni Tre Marie?
Uno spot serrato, incentrato sul brand e sul concetto che il marchio Milanese da diversi anni cerca di veicolare: a Natale ci si può concedere qualche strappo alla regola con “Il buono di Milano”!

Insomma, si può dire che questo 2018 si spoglia dei simboli più tradizionali del Natale, come Babbo Natale, le piste di pattinaggio ghiacciate, gli alberi decorati e i grandi pacchi regalo, per vestirsi di messaggi pregnanti che, attraverso la formula dello spot video, della creatività multiforme e della scelta stilistica di raccontare tante storie secondo mood e tecniche differenti, ci regalano un momento di riflessione.

Team Siks

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I trend Instagram nel 2019, tra advertising ed ecommerce

Posted by / 12 Dicembre 2018 / Categories: Instagram, Social Media / 0 Comments

Instagram riuscirà a divenire il re del content marketing? Probabilmente sì. E non solo! Infatti, questo canale – che ha scalato le vette degli accessi, passando da 90 a 1000 milioni di utenti annuali nel giro di 10 anni – sta valicando le barriere del networking social e della semplice dimensione visual, divenendo uno degli strumenti più apprezzati per pubblicizzare e per dare un quid in più alla notorietà di brand e di personaggi pubblici.

Una previsione, questa, che nel 2019 diventerà una certezza, grazie ad alcuni tool Instagram: dalla IGTV, al bottone shop con collegamento immediato all’e-commerce. Facciamo, quindi, un punto insieme!

2019: sarà l’anno dei micro-brand

Instagram favorisce il marketing di micro-marche, dalla sua nascita: nonostante l’evoluzione del social nel tempo, questo amore per i piccoli è rimasto immutato. E, per il 2019, vedremo pirotecniche esplosioni di piccole aziende e marchi sulla piattaforma: ricorda, quindi, per le tue strategie, di tenere assolutamente di conto Instagram.
Già: perché questo social non vira la sua comunicazione verso il mare magnum delle notizie, ma  favorisce l’interazione e la narrazione, divenendo così uno dei migliori canali di distribuzione dei contenuti per i micro-marchi.

IGTV: la novità 2018 diventerà big player

Annunciata e lanciato a giugno, IGTV è la nuova piattaforma video mobile per la riproduzione di video esclusivamente verticali: perfetto, quindi, per la produzione di contenuti che si rivolgono a un pubblico esclusivamente mobile.
Ma… c’è un motivo dietro a questa scelta “verticale”? Certamente: Instagram desidera incoraggiare le persone a creare contenuti video in maniera semplice e immediata, attraverso lo smartphone, senza compromettere qualità e messaggio, riallacciandosi, così, alle possibilità che il social mette a disposizione per i micro-brand.

Quante… stories!

Le stories sono ormai parte delle condivisioni quotidiane. Ebbene, questo sistema – nato proprio da Instagram e divenuto anche appannaggio di Facebook –  risulta essere uno strumento di comunicazione immediato, perfetto per utenti e per inserzionisti, grazie all’animo one shot e alla durata di solo 24 ore. Ma c’è di più: nel 2019 arriveranno gli annunci Stories, che permetteranno di inserire banner pubblicitari tra le storie.
E, affinché gli annunci possano portare alla conversione e ottenere un ottimo ROI, dovrebbero essere di prim’ordine in termini di contenuti e design, nonché in target con ciò che il pubblico vuole vedere, ascoltare o comprare.

Shopping, con un semplice pulsante

Al momento, Instagram non possiede ancora funzionalità e e-commerce native: ma molte funzionalità per lo shopping sono in via di sviluppo e, nel futuro più immediato, dovremo aspettarci sviluppi e grandi novità.
Intanto, però, possiamo annunciare che, nel 2019, sarà possibile visualizzare i post commerciali nelle stesse stories!
Questi post saranno infatti contrassegnati da una shopping bag come icona che apparirà su un angolo dello schermo: toccando l’icona, si potranno visualizzare i dettagli del prodotto e accedere alla pagina Instagram – interna all’applicazione – dove si possono vedere ancora più dettagli. Cliccando, infine, sul pulsante “acquista ora”, si aprirà una landing page che porterà alla sito Web del venditore.

Insomma, Instagram presenta davvero una carrellata di possibilità in vista di un 2019 all’insegna del content visual e video: ed è già tempo di fare nuovi propositi. Quale tra queste opportunità, quindi, fa per te?

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Gli eventi digital da non perdere nel 2019

Posted by / 5 Dicembre 2018 / Categories: Internet & New Media, SEO, Social Media / 0 Comments

Agenda: un termine che deriva dal latino e indica le “cose da fare”. E, nell’ultimo mese del 2018, tutti ci prepariamo ad affrontare l’anno che verrà segnando buoni propositi e impegni nel nuovo taccuino – virtuale o cartaceo – che ci accompagnerà durante il 2019.
Non solo impegni e obiettivi: hai lasciato un po’ di spazio per la formazione? Se ti occupi di digital, sei un appassionato di tech o la tua professione si delinea tra task di social media e marketing, eccoti alcuni eventi imperdibili, ai quali non potrai mancare!

Pronto a prendere nota?

WMF – Web marketing  Festival

Si terrà nell’estate, il 20-21-22 giugno 2019, il festival omnicomprensivo del marketing internazionale, che durante gli scorsi anni ha registrato quasi 18.000 presenze. E, anche la prossima edizione, in quel di Rimini, rappresenterà l’occasione perfetta per parlare di digital e social. Il programma completo lo trovi a questo link: https://www.webmarketingfestival.it/

Mashable Social Media Day

L’edizione di quest’anno comprende anche i Digital Innovation Days of Italy, per un’edizione 2019 davvero completa per fare un punto significativo sul mondo digitale e social media, con tre giorni di formazione e interventi, oltre a case history di brand internazionali, tra cui Ogilvy e Armando Testa. La location? Milano. Quando? 17-18-19 ottobre 2019.
www.digitalinnovationdays.com/

Ecommerce HUB

Ti occupi di ecommerce e inbound marketing? Hai bisogno di formazione per quando riguarda i temi e i nuovi orizzonti dello shop online? L’evento Ecommerce HUB ti farà scoprire gli ultimi trend in tema, attraverso workshop e case history verticali, che analizzeranno tecnologie, comportamenti e tecniche per convertire. Ecommerce HUB si terrà a Salerno, il prossimo ottobre 2019.
www.ecommercehub.it

Search marketing connect

E ora, addentriamoci nel mondo SEO con tutti i suoi annessi e connessi: nel venturo mese di dicembre 2019, a Rimini si terrà il Search Marketing Connect: due giorni di formazione, altamente approfonditi, per veri addetti ai lavori, dove si parlerà di SEO, PCC e di tecniche Web Analytics per comprendere appieno dati e per articolare nuove strategie. Attenzione: parliamo di 2019, ma, in realtà, sei ancora in tempo a partecipare anche all’edizione 2018, che si terrà il 14 e 15 dicembre, sempre a Rimini. Per maggiori informazioni:
www.searchmarketingconnect.it

Advanced seo tools

Aprile, dolce dormire. In realtà, con questo evento dedicato alla SEO e ai migliori tool per lavorare con i sistemi di search engine optimiziation, tra interventi di speaker professionisti e già concretamente operativi nel mondo SEO, potrai avere una bella ricarica per comprendere a pieno i ferri del mestiere.
www.advancedseotool.it

Playcopy

Largo alla creatività: c’è spazio anche per i copy! Proprio a Modena, sempre nel mese di aprile 2019, si terrà PlayCopy, una giornata di workshop e interventi flash. Dai 30 ai 50 minuti, oltre a esercitazioni pratiche per approfondire le tecniche di scrittura persuasiva, creativa, per il web, il social e l’ADV. Non solo live, ma anche via web.
www.playcopy.com

E ora, segnate nella vostra agenda l’evento – o gli eventi – che più saranno utili alla vostra crescita professionale e creativa. Perché è dal confronto e dal networking che partono le idee e le spinte più energiche per affrontare, quotidianamente, il lavoro della comunicazione con competenza e fantasia.

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