Editing del testo: una questione di galateo comunicativo

Posted by / 14 settembre 2018 / Categories: Advertising, Internet & New Media / 0 Comments

Sei sicuro di essere solamente “leader del settore”? Davvero ti piace definirti “un’azienda giovane e dinamica”? Beh, siamo certi che non sia così: esistono, infatti, centinaia di parole pronte a descrivere al massimo chi sei e cosa fai. Parole che parlano di “te”, evitando il pericolo di farti divenire “uno tra i tanti”.
E il trucco c’è, ma non si vede: un attento lavoro di revisione testuale è quello che ci vuole. L’editing dei testi è un intervento sottile da parte di un occhio esterno che garantisce un lavoro di limatura (il famoso labor limae) per rendere i tuoi testi più adatti al target del messaggio, più personali e corretti.
Un po’ come lucidare le vecchie posate, prima di esporle: si tratta di un tocco che, per molti, è solo un dettaglio ma che, per gli occhi più attenti – quelli dei nostri, e dei vostri clienti – è sinonimo di grande attenzione nei loro confronti. Una questione di galateo comunicativo, quindi: una ragione in più per sottoporre a un copy, i testi di un sito web, una brochure, un comunicato stampa, a un lavoro di revisione.

Le altre ragioni? Te le spieghiamo qui:

  • sai cosa vuoi esprimere, parli un italiano naturale. Ma questo non significa che il tuo testo non abbia bisogno di correttezza ultra formale, e di qualche escamotage in grado di raccontare qualcosa come lo faresti tu, ma meglio;
  • un testo ha bisogno essere “svecchiato” con frequenza: la lingua si evolve, cambia, i termini si modificano. E i tuoi testi hanno la necessità di parlare con attualità;
  • la nostra lingua è esposta ai meccanismi comunicativi che continuamente la plasmano. Spesso, però, il burocratichese, il medicalese, il politichese, il linguaggio dei social, sono barriere: la terminologia specialistica non possono inficiare un testo che, invece, deve essere pulito, neutro, esemplificativo. Un testo deve avvicinare, non allontanare;
  • non è vero che i lettori vadano tutti di fretta: il 45% di loro, infatti,legge attentamente ciò che gli viene proposto. Insomma, una bella immagine certamente spalanca le porte dell’attrazione, ma il testo è la chiave che fa ritornare le persone al nostro contenuto. Un potenziale da sfruttare, senza dubbio.

In cosa consiste un iter di correzione di bozze?

Tanti piccoli step compongono un cammino verso la meta della chiarezza espositiva, dell’eleganza, e della brevità. Ecco un piccolo insieme di procedure che ti aiuterà a capire come si svolge questo lavoro:

  • trovare gli errori ortografici, sintattici e lessicali;
  • correggere gli errori;
  • trovare sinonimi o termini semanticamente più attinenti al tema, dando una ricchezza lessicale incrementata e più in target con il messaggio che desideriamo dare;
  • modificare sintassi e punteggiatura, rendendo il testo più leggibile, elegante e articolato, ed evidenziando al tempo stesso i periodi più importanti, facilitandone la comprensione da parte del lettore;
  • tagliare gli eccessi, riassumere ciò che non è necessario: se parliamo al web, dobbiamo essere più stringati;
  • inserire le ancore visive: corsivi e grassetto in primis, per evidenziare le parole chiave o creare un “filo del discorso”;
  • sistemare i titoli, rendendoli accattivanti e ben confezionati.

Per concludere con le parole dell’unione internazionale dei correttori, ecco qual è il valore di un’attività come questa: “così come saper pitturare una parete non significa essere capaci di dipingere un quadro da esporre a una mostra, parlare una lingua in modo naturale non presuppone la conoscenza perfetta della sua ortografia e grammatica. Chi non percepisce un’imprecisione, non la può migliorare; e chi non sa rilevare un errore, non è in grado di correggerlo. Per questo è necessario affidarsi a un professionista.”
Una piccola provocazione per comprendere il grande potenziale che i tuoi testi hanno. Non credi?

Facebook e il nudo. Quando la censura è a regola… d’arte.

Posted by / 6 settembre 2018 / Categories: Facebook, Social Media / 0 Comments

Scandalo al sole: l’estate social 2018 è stata contraddistinta da un momento non troppo nobile per il canale del pollice blu che, tra le migliaia di immagini di selfie marittimi, gambe abbronzate e aperitivi sulla spiaggia, ha preferito censurare i nudi di un noto museo europeo: si tratta dei quadri di Rubens, oggetto di una diatriba tra il museo che li ospita e Facebook, già noto per i suoi giudizi ben poco elastici nei confronti del nudo, compreso quello artistico.

Peter De Wilde, CEO di Visit Flander –  l’ente turistico delle Fiandre, che ospita anche la House of Rubens – si è visto costretto a escludere la piattaforma di Zuckerberg dal media planning dei suoi canali: infatti, Facebook ha censurato completamente – grazie ai suoi “cleaners” e agli algoritmi che consentono l’identificazione dei contenuti per adulti – i nudi del maestro fiammingo.
E la notizia, datata 28 luglio 2018, ha fatto il giro dei canali d’informazione.

I panni sporchi si lavano via video (virale):

Un approccio punitivo, questo, che in realtà “si estende al 20% delle opere fiamminghe presenti sul social” sostiene sempre De Wilde. Quindi, l’ente del turismo, ha deciso di dar vita a una strategica protesta via video e web, ironica e dissacrante, in cui i turisti e i visitatori della House of Rubens di Anversa vengono invitati ad allontanarsi dalle opere del pittore per «proteggersi dalla nudità» e dallo scandalo.

Un esercito di guardiani della morale, vestiti come una squadra d’assalto, e sulle cui pettorine, dal blu inconfondibile del social californiano, si legge “fbi – social media inspector -”. I visitatori vengono interrogati sui loro account social. Chi ne possiede uno, viene automaticamente allontanato dall’opera dove compare un nudo. La risposta dei turisti ? Un’espressione ammutolita, tra l’incredulo e sconcerto!

La replica di Facebook

Il team Facebook ha risposto, probabilmente rosso d’imbarazzo nel viso, che sta «rivedendo il suo approccio sul nudo nella pittura per quanto riguarda la pubblicità sul social», continuando a ribadire che, ad ora, le regole del social filtrano i contenuti per adulti o «le nudità o altre attività sessualmente provocatorie».

Un caso, questo, che ha suscitato ilarità e polemiche da parte della stampa europea e di tutti gli appassionati d’arte, ma non unico nel suo genere: infatti, già “La Liberté guidant le peuple” di Eugene Delacroix, era stata messa al bando dal social per via del seno nudo della Marianna, così sfacciatamente in primo piano; come le nudità nervose dell’austriaco Schiele, uscite dalle polemiche social, perché censurate – addirittura – dal comune di Londra.

Concediamoci una piccola licenza: quella per cui… la pruderie non è mai troppa. Se le modifiche all’algoritmo di Facebook, lanciato pochi mesi fa, hanno dato adito a polemiche tra social media manager ed esperti sempre del mondo social, questo censor beep del canale poco discriminante, non aiuteranno certo la sua reputazione tra i musei e le fondazioni che lavorano con l’arte e che, si stima, abbiamo un tasso di iscrizione al social di Zuckerberg pari all’89%.

Raymond Carver: la scrittura, fondamento di ogni copy

Posted by / 27 luglio 2018 / Categories: Creatività / 0 Comments

Settimane concentrate, parlando di ADV, gestendo progetti di comunicazione multicanale, lavorando in maniera pratica sui siti web e la programmazione.
Ma le vacanze sono sempre più vicine, e il pensiero scivola dolcemente verso argomenti più rilassati, creativi, quasi morbidi.
La letteratura, per esempio.
E se vi dicessimo che la letteratura è una miniera di scrittori che, oltre a occuparsi di poemi e romanzi, hanno inconsapevolmente teorizzato una tipologia scrittura ideale da applicare anche nel copywriting?
Uno tra tutti: Raymond Carver, storico writer americano, splendido romanziere e grande conoscitore della parola. Proprio lui parla di scrittura persuasiva, efficace, applicabile al pensiero pubblicitario.
E oggi, allora, vorremmo approfondire la sua figura e i punti che sono direttamente fruibili nel copy, per apportare un nuovo slancio creativo alle nostre (e vostre) parole.

La storia di Carver: non solo uno scrittore

Nato nel lontano Oregon, nel 1938, ci ha lasciati nel 1988. Eppure, la sua carriera fulminea è stata luminosa e costellata di successi. Ma mai facile.
Raymond cresce in una famiglia umile, e così, sin da giovane, svolge tantissimi lavori – che lui non esita a definire “lavori di merda” – per potersi pagare il college di WallaWalla.
La moglie, che sposa a soli 17 anni, sarà sempre la sua grande forza, o almeno fino all’incontro con un’altra donna, l’ultima della sua vita. E sarà un vero colpo di fulmine anche l’incontro con Faulkner e Gordon Lish, oltre ai corsi di John Gardner, suo insegnante e mentore.
Nel 1960 è curatore di Selection, la rivista dell’Università di Chico, dove appare il mitico racconto  “Furious season“, ma la sua esistenza è un’altalena, tra successi e difficoltà – Carver non smetterà mai, a periodi, di fare lavori faticosi e più umili, fattore che ha influenzato profondamente la sua produzione e il suo stile di scrittura – matrice di romanzi splendidi: da “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” a “La Cattedrale“, fino all’ultima opera “Il nuovo sentiero per la cascata“.
E, memorabile, tra tutte: “Il mestiere di scrivere“.

Il mestiere di scrivere: il testo da cui ogni copy parte

Il testo esce per la prima volta nel 1997, postumo, in Italia. Pagine che scorrono tra autobiografia e preziosi consigli, a volte dati in maniera inconsapevole, che riescono a tessere insieme una splendida tela, una guida per il lavoro di copywriting e, ancora prima, di scrittura nuda.
Esercizi di stile e di creatività, applicabili direttamente al proprio lavoro quotidiano: Carver si racconta e svela trucchi del mestiere che sono le fondamenta di ogni tipologia di scrittura, anche quella pubblicitaria. La dimostrazione? Sta in 5 regole fondamentali.

Il mestiere di scrivere: 5 regole da applicare al copy

  • Start with carpe diem

Cogliere l’attimo, sempre. Carver scoprì la rivista “Poetry” un giorno, mentre faceva il fattorino, a casa di un cliente. Aveva 18 anni. Impiegò ben 28 anni per inviare le sue poesie alla rivista che, nel frattempo, aveva rischiato di scomparire. Senza “Poetry” non ci sarebbe stato il Carver che conosciamo, forse. Non aspettare, metti nero su bianco la tua idea, e difendila anche davanti al più spietato dei project manager.

  • Words that matter: usare le parole più giuste

Scegli la parola evocativa. La parola che trasmette la giusta sensazione, e indirizza il lettore sulla strada più corretta: “terra” o “suolo”? Dipende da cosa vogliamo comunicare: la materia polverosa, la madre della vita, oppure la sua connotazione più scientifica? A noi la scelta.

  • Endless editing: non si finisce mai di editare

Un concetto che Carver imparò da Gardner, il suo mentore: chi scrive scopre cosa vuole veramente trasmettere attraverso la rilettura e la modifica del suo lavoro. Un percorso di affinatura e, al contempo, di conoscenza intima con le proprie trasmissioni su carta (o desktop).

  • Puntare alla punteggiatura

Distogli, coinvolgi, attrai: la punteggiatura, secondo Carver nel “Mestiere di scrivere” è un valore costante che permette di modulare ciò che vogliamo dire. Usarla con consapevolezza è fondamentale, per coordinare e subordinare, ma anche per colorare e dare un ordine gerarchico ai concetti.

  • Non barare

Trucchetti ed espedienti per ottenere click attraverso un titolo: è la (a volte cattiva) prassi quotidiana. Carver sosteneva che i trucchi fossero noiosi per il lettore, condizionandone l’attenzione. E celano un pericolo: le parole e i sentimenti si rivelano poco sinceri quando l’autore scrive di cose che non conosce, di cui non è convinto. Nel copy, quindi, inserire quindi call to action senza averle comprese prima è un qualcosa di deleterio, che allontanerà l’interesse di chi ci sta leggendo.

E così, nei prossimi giorni di vacanza, per chi ancora non conoscesse questo superbo e sincero autore, portarlo in borsa con sé rappresenta certamente l’occasione per rientrare a settembre con un’ispirazione e una consapevolezza maggiore.

Arrivederci a settembre!

Sammontana: dal rebranding al tono di voce, ADV… a 5 stelle

Posted by / 20 luglio 2018 / Categories: Advertising, Campagne Marketing / 0 Comments

Il caldo si fa sentire. Il meteo parla di acquazzoni e temporali, ma in cielo – fortunatamente – ancora non si vede una nuvola. E, preparando gli ultimi post del blog prima delle ferie di agosto, il pensiero non può non correre a lui: il gelato, protagonista indiscusso del mondo ADV e del solleone.

Poche settimane fa abbiamo parlato di un player fondamentale nel mondo della comunicazione, ma oggi è il turno del competitor per eccellenza: Sammontana, un brand cresciuto tra italianità ed estate, facendo di questi due elementi il tratto distintivo della sua comunicazione, per tre generazioni.

La nascita

Sammontana è un sogno che nasce dalle macerie del dopoguerra: mentre l’Italia ancora si riprendeva dai bombardamenti, Renzo Bagnoli, giovane gelataio toscano, decide di aprire un negozio, una latteria, dove il fiore all’occhiello è il gelato servito in un barattolo di latta, fatto con il latte fresco di una fattoria situata alle porte della città: Sammontana. E questa piccola attività, destinata a diventare grande brand, muovendo i suoi primi passi, era già fortemente consapevole di come essere legati al territorio, per storia e provenienza, fosse una reale conditio sine qua non potentissima e caratterizzante.

Il logo: è storia

Nel 1964 il bisogno di un logo si fa forte per caratterizzarsi nel crescente mercato del boom del dopoguerra: Bagnoli decide di usare l’immagine di un corsaro. Il payoff? Un tesoro di gelato.
Da lì, però, le cose cambieranno: è il 1967, quando arriva  il famosissimo cono stilizzato e umanizzato, dall’espressione golosa. Nemmeno Milton Glaser, lo storico grafico statunitense, toccherà questa immagine, durante il percorso di rebranding del 1981. Perché il cono, anche a detta di questa icona del marketing mondiale, era (ed è) simbolo di italianità, di vacanze, di tradizione e nuovi costumi. Il simbolo di un marchio e della rinascita di un paese.

Il rebranding nel segno della discrezione

Nel 2015 l’azienda ha avviato una nuova fase del proprio processo di rinnovamento presentando il restyling del marchio: il simbolo del “cono che si lecca i baffi” viene rivisto, ma con gentile parsimonia: viene, infatti, semplicemente centrato, i colori intensificati. Un’azione che mantiene intatti i valori del brand che, modernizzandosi, mantiene il payoff “Gelati all’Italiana” come corona a semicerchio tipica del marchio.

Lo sguardo all’ADV

“Gelati all’italiana” o “estate italiana”? Queste sono le due proposizioni del brand sul mercato, quando si parla di ADV. Una serie di campagne pubblicitarie che hanno sempre avuto come core la differenziazione dei prodotti, quasi come se, ogni estate, il marchio non volesse puntare sul “solito cono”, ma sulla varietà di gusti e di formati che il brand sapeva e sa garantire.
Ed è dall’inizio degli anni 2000 che il brand empolese ha reso indimenticabili i suoi spot: dal barattolino, con un tenero storytelling familiare, alla Coppa Oro, che da protagonista delle spiagge si spoglia del motivo estivo per diventare un gelato per tutte le stagioni, fino al Cono 5 Stelle, re dell’estate italiana, tra colpi di rap e immaginario adolescenziale.

2014

C’è chi l’ha amato, chi l’ha odiato, e chi ha messo in scena infinite parodie: è l’anno dello spot del cono Cinque Stelle rappato da Mecna: le parole sono protagoniste, con uno sguardo ai giovani. I testi si accompagnano a una carrellata di immagini stile videoclip, un po’ una guerra a colpi di rime con gli interpreti dell’altro cono da sempre competitor.

2018

Di nuovo un’estate 5 stelle, sempre giocata sull’appartenenza al belpaese e a tutti i leitmotiv che, dal 1960 a oggi, fanno parte dell’immaginario estivo e del brand: il 2018 parte con un clip – realizzato da H Films, con la direzione creativa di Auge e un media planning curato da Wavemaker – nei formati 45”, 30”, 15” e 10”, in onda a partire dal 27 maggio. La musica è di nuovo protagonista: infatti, parte del piano di comunicazione – oltre alla campagna social – è stata la campagna Spotify e la versione Karaoke!
Il soggetto dello spot non è più rap, e lascia spazio all’ondata hipster, divertente e giocosa: autotune, certo, e un copy – divenuto testo del brano – che ripercorre i must della spiaggia e dell’estate, dai più grandi – la nonna che chiama per pranzo, un padre che gonfia il materassino – fino a chi non si sente propriamente un fusto da spiaggia.
Fino al payoff che si apre, che condivide, inclusivo e rassicurante: “la mia, la tua estate italiana”, contro il vecchio “la mia estate italiana”.

Anno dopo anno, format dopo format, restyling dopo restyling, il Gelato Italiano per eccellenza sta percorrendo, come tutti i grandi brand, la storia dell’ADV. E per farlo, ha scelto di spostare il core dal brand a un prodotto di punta, sempre diverso, sempre distintivo, ma sempre coerente e sempre in linea con quello stile che caratterizza il marchio da oltre 60 anni.

Cosa succede in un minuto su internet?

Posted by / 13 luglio 2018 / Categories: Internet & New Media / 0 Comments

Internet è sicuramente uno dei non-luoghi più trafficato del pianeta. Il tempo, qui, si dilata e si fraziona nello stesso istante: miliardi di persone si incontrano, vengono compiuti acquisti, download e scambio di dati.
Cosa succede in un minuto su internet, quindi? Beh, questo è il titolo dell’interessante ricerca portata avanti – negli USA – da Cumulus Media nei primi mesi del 2018, e che ha portato alla produzione di un’infografica puntualissima che ci mostra cosa succede nel web, nella media di 60 secondi, in tutto il mondo.

Una questione di statistica!

I dati che vengono riportati in questa infografica, riproposta anche il 29 maggio scorso da Social Media Today, ci dicono che:

  • in un secondo, 873.000 persone si collegano a Facebook;
  • quasi un milione di persone ricercano l’anima gemella su Tinder;
  • 174.000 user caricano immagini su Instagram e controllano compulsivamente il proprio feed.

Non solo social

Whatsapp e Messenger sono ormai i collettori di messaggistica più utilizzati al mondo, oltre a Telegram: infatti, in un solo minuto, vengono inviati ben 38 milioni di messaggi!
Nostalgici? Nessuna paura! C’è spazio anche per i vecchi sms: ben 18 milioni di messaggini vengono spediti ogni minuto.

Netflix, e-commerce e shop

Se i social sono ormai un universo conosciuto, le nuove piattaforme di streaming video e di shopping online sdoganano dati mirabolanti. In un minuto, infatti, vengono spesi quasi 900.000 dollari, e quasi 400 mila app vengono scaricate.
Netflix, invece registra ben 266.000 ore di video e serie tv viste complessive nell’arco di un solo minuto!

Ci rincuora vedere, comunque, come alcuni gesti un po’ più datati – non solo gli SMS, ma anche le mail, così indispensabili ogni giorno – sopravvivano alle piattaforme di project management e di task: la posta elettronica conta, infatti, 187 milioni di invii al minuto! Buone novelle, insomma, anche per l’email marketing.

Perché abbiamo deciso di parlare un tema di questo genere? Perché – è vero – ci occupiamo di advertising, e creatività, ma la maggior parte delle nostre attività trova poi la sua applicazione nel web. Che sia un sito internet, una strategia social, o un video, la rete è il background che accoglie tutto questo.
Non solo: a livello strategico è importantissimo conoscere le abitudini degli utenti, per offrire loro ciò che cercano,tra temi, accessi e piattaforme: questa ricerca può essere una risorsa reale per ogni strategia online di marketing.

E, soprattutto, perché ognuno di noi è parte di questo meraviglioso moto perpetuo!

Siks Adv - Grafica & Comunicazione - Genova
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