Estate? L’ADV ha un “Cuore di Panna”

Posted by / 15 giugno 2018 / Categories: Advertising, Campagne Marketing / 0 Comments

I ricordi più indelebili sono sempre legati a una sensazione, a un “mood”, a un periodo felice e spensierato della vita, come quello che, in genere, coincide con l’estate. La spiaggia, il mare, gli amori estivi, le canzoni tormentone, e un gusto particolare: quello di uno dei gelati più amati, l’intramontabile “Cornetto”, (quasi) sempre al fianco del leitmotiv “Cuore di Panna”, che va ben oltre il payoff.

Riprendiamo così uno dei tormentoni non solo estivi, ma anche del mondo ADV, più conosciuti, attraverso la comunicazione di un prodotto che è stato il battesimo di fuoco per il brand Algida. E se il tempo passa, certi dettami restano, come quelli della comunicazione pubblicitaria legata al Cornetto: vediamoli insieme, in un carosello di advertising, tra video e cartaceo, che da oltre 30 anni fa sciogliere il cuore (e le papille) di milioni di consumatori.

La storia del Cornetto, in pochi passi

Spica, gelateria di Napoli, brevetta questo particolare formato di gelato, alla fine degli anni ‘50. Il brevetto viene poi acquisito dalla multinazionale Unilever, viste le scarse vendite dell’azienda partenopea, e viene accompagnato da un vero e proprio bombardamento pubblicitario, tra affissioni, cartellonistica – datati inizi anni ‘70 – e, un po’ più in là, da spot video divenuti iconici.

Il payoff

“Cuore di panna”. Un payoff di prodotto azzeccatissimo che è stato in grado di puntare al “cuore” dei consumatori: “cuore” come sostantivo che riecheggia amori estivi fugaci quanto un gelato lasciato al sole, e “panna” l’ingrediente principale, morbido e candido. Scioglievolezza, e chiara descrizione del prodotto in un’espressione divenuta idiomatica, uno status quo del mondo dell’advertising riconosciuto come grande non solo dai pubblicitari ma, soprattutto, dai consumatori.

Il sequel video

Gli anni ‘80 e Algida: un binomio che è andato oltre la pubblicità. L’estate aveva ufficialmente inizio quando in TV compariva lo spot del Cornetto, in tutte le sue versioni: quella anni ’80, romantica e adolescenziale; fino agli anni ’90, con la variante, sempre sulla falsariga amorosa, del 1993, e quella precedente, datata 1991, dove lo storyboard non ci racconta più dei due giovani che si ritrovano in spiaggia, dopo un anno di attese, ma ritrae una serie di situazioni quotidiane, estive, in cui si susseguono adulti, lavoratori, bambini e ragazzi, tutti accomunati dal colpo di fulmine, e dalla grande passione per il “Cuore di Panna”, protagonista all’unisono dei jingle che cambiano composizione, ma il cui punto focale resta sempre invariato.

Il mood

Cornetto Algida ha trovato la sua massima espressione nella televisione: l’unione degli elementi musicali, visivi, dello storytelling – quello vero – hanno dato vita a una miriade di spot il cui mood è stato, ed è tuttora, di facile immedesimazione. Situazioni quotidiane, desiderate, che sono state e che sono parte della vita di ognuno di noi, con un taglio e un focus particolare sul mondo adolescenziale e under 25. Una simbiosi tra ricordi e gusto che ha alimentato la storia dell’ADV coadiuvando sicuramente il successo di un prodotto che, altrimenti, sarebbe stato soffocato dal mare magnum (e qui il gioco di parole è voluto) dei mille altri gelati concorrenti, di questo e di altri brand, nazionali e non.

E oggi?

“Cosa resterà di questi anni ‘80” – e non solo -, parafrasando Raf? Cornetto Algida oggi ha rivoluzionato non solo la sua product proposal, aumentando la gamma di gusti, ma ha anche adattato la sua comunicazione alla contemporaneità: infatti, la nuova versione dello spot, uscita lo scorso aprile, vede sì lo storico tema del corteggiamento, con le musiche di J-Ax e Fedez ma, caso quasi unico nella storia del prodotto, sempre riconducibile agli anni 2000, il payoff – ormai veterano – è stato sostituito da un nuovo slogan: “falla semplice”.

I tempi cambiano, ma i ricordi restano indelebili: Cornetto Algida, con la sua storia, ha accompagnato quella di tutti noi, e siamo certi che continuerà a farlo, con o senza Cuore di Panna.

“E ora, qualcosa di completamente diverso”: alla scoperta di YouTube e i suoi Youtubers

Posted by / 8 giugno 2018 / Categories: Social Media, Youtube / 0 Comments

Lo avevamo detto a gennaio: tra le previsioni 2018 relative al mondo digital, il video avrebbe goduto ancora di grandi momenti di gloria. E così è stato. Soprattutto per YouTube, il social-non-social, la piattaforma video più nota al mondo, la cui anima è popolata da youtubers, nuove stelle del web la cui base fan è attivissima e scatenata. Vi proponiamo, quindi, un viaggio in questo mondo e tra i suoi protagonisti.

Ma prima… un po’ di numeri

Per comprendere a pieno il fenomeno youtubers, è bene contestualizzare: innanzitutto, gli italiani amano YouTube, piattaforma che supera addirittura Facebook per numero di visite uniche giornaliere. Ma, YouTube, è una piattaforma non scevra da polemiche: è della metà di aprile 2018 la notizia secondo la quale qui sarebbero stati rubati i dati di minori under 13, al fine di profilare advertising in target con questa fascia di utenti. Perché sì, gli utenti di Youtube di età compresa tra i 12 e i 21 anni sono il 39%: non sarà una maggioranza assoluta, ma si tratta certamente di un numero cospicuo. E attivo.

Youtubers: gli esempi virtuosi

Bando alle polemiche, YouTube è una fucina di talenti. Sono tanti, giovani e meno giovani, che utilizzano questa piattaforma video per veicolare contenuti culturali e divulgativi facilmente assimilabili. In questo articolo di Freemedia viene stilata una vera e propria lista di youtubers che fanno tornare voglia di leggere, tra recensioni – in chiave più o meno ironica -, opinioni e scoperte. Chi ha attirato maggiormente la nostra attenzione? Sicuramente Julie Demar, che abbiamo conosciuto di persona: genovese come noi, tra cactus, book haul e partecipazione a festival e manifestazioni, è tra le voci più fresche e aggiornate sul mondo della letteratura. Ve la consigliamo con tutto il cuore!

Youtubers: quelli più amati in Italia

Ipantellas, Favij, Benji e Fede, ma anche CasaSurace: la comicità è virale. E sembra proprio questo il trend topic più ricercato del reame. Ma, se questi nomi ormai sono più che noti, tanto da oltrepassare la barriera di YouTube per approdare in TV come testimonial di pubblicità e parte di sit-com,  la lista è ancora molto lunga, tra viaggi, vlogger – ovvero, chi usa il video come blog -, giochi e bellezza. Non potendo dilungarci troppo con i nomi, lasciamo la parola a Wired, che ha classificato i 10 migliori youtubers in Italia, ancora parzialmente sconosciuti ma assolutamente promettenti!

Youtubers: se non son matti non li vogliamo

Il trash è il loro pane quotidiano. Fake news, complottismo e alieni, cucina che fa accapponare la pelle, mash-up musicali mal riusciti. YouTube è così, un po’ Dr, Jekyll e un po’ Mr Hyde: se da un lato la bellezza vince, dall’altra troviamo una componente kitsch forte. E la lista dei peggiori Youtubers si fa lunga e lastricata di traguardi: non saremo noi a fare da giuria, ma lasceremo la parola a chi ne ha già parlato, con un mini survey degli articoli usciti sul web che danno spazio a questa categoria.

  • Gli Squallidi di Youtube: un blog ad hoc per trovare il peggio del canale video più popoloso al mondo, con un focus particolare sulla politica e la scienza;
  • un minuto e 13 di puro terrore: il partenopeo ThePio3D ci fa la lista, “un suo parere personale”, dei 5 peggiori youtuber per tipologia di video e riuscita delle loro riprese;
  • un parere autorevole ce lo dà Radio Deejay, in questo articolo, dove viene esacerbato il peggio del peggio: per i 10 anni di YouTube, una reale classifica del peggio internazionale e nazionale, a partire dal discusso e alquanto iperbolico Andrea Dipré. Buona visione!

Un po’ Yin e un po’ Yiang, YouTube è un mondo tutto da scoprire: capace di popolare le nostre giornate con news, tips and tricks, aggiornamenti – dalla lettura, al running, alla cucina -, il suo punto saldo sono proprio i contenuti che generosi youtubers creano quotidianamente.

Ma una cosa va detta: scadere in giudizi facili, senza conoscere le situazioni di ogni singola persona che aspira a diventare parte di successo di questo universo, è davvero facile. Bullismo, flare, commenti senza identità che sono in grado di distruggere anche la più solida delle reputazioni, non sono ben accetti. Il saggio dice: YouTube è un canale da vivere, ma attraverso una netiquette responsabile e umana.

Hans Brinker Budget Hotel Amsterdam: ai confini del worst advertising

Posted by / 1 giugno 2018 / Categories: Advertising / 0 Comments

Forse in Italia il nome “Hans Brinker Budget Hotel Amsterdam” non risuona alle orecchie dei più: si tratta, infatti, di un ostello nel cuore di Amsterdam. Eppure, se mai vi fosse capitato di imbattervi in una delle loro campagne pubblicitarie, siamo sicuri che vi tornerebbero in mente. Ma la storia non finisce qui: Hans Brinker Budget Hostel è diventato il feticcio di una particolare tipologia di campagna pubblicitaria, il worst advertising.
Se siete abituati, quindi, a parlare di amenities quando andate per soggiorni, e se siete fermamente convinti che call to action, actives e brainstorming ultra-creativi tirino fuori solamente core positivi, bene: è arrivato il vostro momento per abbandonare ogni certezza!

Dal 1996, l’incubo si ripete

Campagne advertising che puntano il tutto per tutto sull’iper-realismo, non solo comunicativo: in oltre venti anni, Hans Brinker Amsterdam Budget Hostel è stato dipinto come uno dei peggiori posti al mondo in cui alloggiare, proprio dalle loro campagne advertising, video e affissioni, fino ad approdare al web.
Il tutto a cura di KesselsKrammer, agenzia pubblicitaria e creativa olandese, che vanta Brinker come uno tra i suoi storici e più affezionati clienti.
Immagini di disservizi continui, in montaggi video ritmati, che quasi ricordano, per certi versi, la comicità dei Monty Python, fino a strizzare l’occhio alle campagne di sensibilizzazione contro alcool e droga, passando per l’ecologia: una combinazione assertiva di immagini dissacranti, surreali, e payoff che Don Draper della serie Mad Man avrebbe certamente approvato.

Ecologia: imprescindibile per ogni ostello che si rispetti

KesselsKramer ha sviscerato il peggio di ciò che ci si potrebbe aspettare da un ostello, inserendolo in un contesto – o meglio, un pretesto – ecofriendly. Perché spesso, le aspettative superano la realtà.
Ecco che così le scale diventano un ascensore ecologico, e una tenda diventa un asciugamano perfetto per chi ha un animo green. E, sempre parlando di sensibilizzazione, l’affissione “check in – check out”, che rispecchia i canoni di una campagna sociale contro le dipendenze, mettendo in luce tutto il peggio del brand sul volto di una povera ospite.

Upgrade a portata di budget

Dopo il focus ecofriendly, ecco che arrivano gli upgrade: non possiamo ancora parlare di “amenities”, ma – a quanto pare – nella ADV fiction parallela al mondo reale di Hans Brinker Budget Hostel, si stanno attrezzando.
Nasce così una serie di campagne video focalizzate sui finti miglioramenti della struttura: dall’ascensore, alla tazza del caffè. “Dopo oltre due decenni in cui abbiamo affermato di essere il peggior ostello del mondo, l’Hans Brinker Budget Hotel ha finalmente realizzato che poteva spingersi oltre e tantomeno… più in alto”, dice il team creativo di KesselsKramer, per presentare questa nuova versione degli spot.

Il like su Facebook? Una minaccia seriale

Hans Brinker Budget Hotel sbarca sui social: essere a passo coi tempi è facile, soprattutto se vuoi che la tua stanza venga pulita, o se vuoi garantirti un riposo sereno.
“Dopo anni trascorsi a costruire la reputazione di ‘peggior hotel del mondo’, Hans Brinker Hotel sta cercando di diventare l’hotel ‘più simpatico del mondo'” narrano in KesselsKramer.
Come? “Chiedendo a chiunque di mettere un like al loro cibo terribile, ai pessimi servizi di reception”.
Grafiche cubitali, colori particolarmente sgargianti, e un video degno del Dogma 95: resistere al pollicione blu è impossibile.

Esperienze condensate, da Hans Brinker

Il meglio del peggio, condensato in mini-spot da poco più di 15 secondi – un timing a misura di attenzione post-avvento di internet – dove un montaggio serrato narra tutto ciò che si può fare in questi ostelli: dal dormire, alla doccia, fino all’hamburger. Suoni ripresi dalla quotidianità e nessun voice over vanno ad accentuare il disagio e l’inospitalità di questi ostelli, per un effetto finale che arriva e colpisce.
Ecco come si delineano le peculiarità di una fantastica serie di campagne di “worst ADV“: un corrispettivo continuo con la realtà, messa in luce nei suoi punti più deboli, accompagnata da claim e payoff dissonanti. Iperrealismo e pretese, per una sorta di fiction-non fiction, assolutamente divertente e memorabile, con livelli di creatività e, al contempo, di semplicità davvero ammirevoli.

E ora non ci resta che prendere il primo volo per Amsterdam, e scoprire se il Hans Brinker Budget Hotel sia davvero come ce l’hanno descritto.

Chiquita: cambia l’ADV, ma il bollino no. Storia di un brand e la sua riconoscibilità

Posted by / 4 maggio 2018 / Categories: Advertising, Campagne Marketing / 0 Comments

Come può una semplice banana diventare l’oggetto della curiosità di milioni di acquirenti? Semplice: attraverso un bollino, un jingle ammiccante, e un testimonial inventato per l’occasione.
Chiquita è l’evidente testimonianza che un insieme di singoli elementi di branding – ben studiati e certamente distintivi- formano quell’immagine in grado di cambiare la storia di un prodotto tra i suoi competitor.
Non solo: il famoso bollino blu è stato protagonista di una serie di advertising cartoon e dall’azzeccatissimo sapore esotico, entrati in maniera preponderante nella storia della pubblicità. Percorriamone, quindi, la storia a ritroso, ripartendo dall’ultima riformulazione di concept della storica ADV datata… 2018!

Anche il 2018 del bollino porta la firma di Armando Testa

Notizia recentissima: come riporta Pubblicità Italia, il 23 aprile scorso è uscita la nuova campagna pubblicitaria Chiquita firmata dal colosso della pubblicità italiana.
L’inconfondibile jingle accompagna il concept di un prodotto “sano” e “buono”, e il bollino raccoglie questi due concetti a livello grafico, in un gioco di equilibrio, una vera e propria bilancia, tra i due vertici del frutto. Fino al payoff finale, “Chiquita è sempre la scelta migliore”, che accompagna alla conclusione con il claim storico “10 e lode”.
Una rivisitazione che resta nella zona di comfort del prodotto: stessi colori, stessi soggetti, stesse melodie, che confermano la storicità di una comunicazione di brand ormai universalmente riconosciuta… e riconoscibile.

2011 e 2015: tra Minions e sorrisi

Gialla, blu e solare: tratti in comune con i piccoli protagonisti di “Cattivissimo me”. Non solo: il brand del frutto più famoso al mondo, punta al cuore e all’allegria con una serie di video ADV dal titolo “Just smile”. Una serie di mini video che raccontano, attraverso un sapiente montaggio, il sorriso di tanti protagonisti: la banana più famosa al mondo è, ovviamente, la protagonista delle espressioni di gioia, in tutti i suoi elementi, bollino compreso. Il tutto accompagnato da un’ulteriore rivisitazione del jingle cantato dalla storica protagonista che porta il nome del brand. Il risultato? Un’ondata di allegria e di vicinanza a quella che è la quotidianità del consumatore.

Ma chi era Chiquita, in origine?

Chiquita, come può ricordare il tratto che raffigura la mitica ballerina caraibica, era un personaggio cartoon: una banana dal sapore e dalle vesti carioca protagonista di una serie di cartoni animati americani datati anni ’40. Il successo del personaggio fu tale che la United Fruit Corporation decise di adottarla come soluzione di identificazione del brand. E da lì nacque la leggenda.
Solo nel 1967 la banana danzerina lasciò vesti e cesto a una figura umanizzata, sensuale ma sempre riconducibile al prodotto.
Una costante, come abbiamo detto, è quella del jingle: rivisto, corretto, attualizzato, il suo sapore vintage e orecchiabile – quello delle Terry Twins, duo swing degli anni ’40 – è sempre rimasto invariato, nelle note e nel mood.
Proprio come i colori del brand che accompagnano il leggendario frutto da oltre 50 anni e sono elemento distintivo, d’altronde, di tutti i colossi commerciali d’oltreoceano.

E così, la storia di un brand riconoscibile e diventato, ormai, una figura retorica – metonimia e sinestesia, a pari merito di Scottex e Rimmel  -. Il tutto, grazie a una comunicazione azzeccata, che si è storicamente fatta spazio nell’immaginario comune del consumatore. Trasformato sì, ma mai stravolto, per un popolo di seguaci dell’adv affezionati alle note esotiche che questo prodotto ha portato nella storia delle pubblicità.

Google News e Subscribe: il nuovo modo di fare giornalismo autorevole nel web

Posted by / 27 aprile 2018 / Categories: Internet & New Media, News dal Web / 0 Comments

Guerra alle fake news? Beh, questa è certamente una delle prese di posizione più discusse del web, che hanno dato adito a una serie di dibattiti nell’ultimo anno piuttosto avvincenti e intensi. E, in questo ambito, non poteva mancare Mr. G, che dalla lontana ma sempre rieccheggiante Silicon Valley ha creato, proprio nel corso degli ultimi 365 giorni, progetti e strumenti che aiutano il giornalismo tra le righe digitali a essere autorevole, credibile e con fonti rintracciabili: il tutto grazie all’interazione con i suoi utenti.

Google news initiative

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