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Facebook e Instagram: gli Insights che migliorano la comunicazione

Posted by / 19 novembre 2018 / Categories: Facebook, Instagram, Social Media / 0 Comments

I social network, con il corso degli anni, sono diventati tra i più efficaci strumenti comunicativi per la promozione di brand, prodotti e personalità. E, appunto, proprio per l’importanza che questi veri e propri sistemi di push hanno assunto nel tempo, sono stati creati strumenti di misurazione delle performances facili e alla portata di tutti che svelano – come la cartina di tornasole – l’effetto che contenuti, post, immagini e video hanno sul pubblico; così come il pubblico interagisca con essi, con la finalità è quella di creare strategie circolari di comunicazione.

Ma come funzionano? Vediamolo insieme!

Facebook: Audience Insights

Usare gli Audience insights: che sia una programmazione a livello advertising, oppure una pagina che ancora si alimenta di una crescita organica, i dati insight e audience insight – basati quindi sulle persone che interagiscono con le nostre pagine – sono essenziali.
E lo sono perché permettono di ottenere informazioni aggregate su ben tre tipologie di persone: quelle connesse alla tua pagina, con il famoso like, le persone presenti nel tuo pubblico personalizzato e le persone in generale su Facebook. Grazie infatti a questa suddivisione puoi creare contenuti interessanti, trovando un numero maggiore di persone in target a quelle che fanno già parte della tua audience.

Luci puntate, poi, sui dati demografici, che si suddividono per età e genere, livello di istruzione, titoli professionali, situazione sentimentale, lavoro, interessi e hobby delle persone.
Non solo però: anche le azioni vengono indicate. E, con azioni, si intendono informazioni di terzi sui prodotti relativi alle persone: un dato fondamentale per comprendere necessità e interessi potenziali ad acquisti, così come gli stili di vita e le celebrazioni: Audience Insights, infatti, combina i dati sulla situazione sentimentale, le dimensioni della famiglia, il luogo – di lavoro e di vita – fino al compleanno!
Per saperne di più, Facebook ha pubblicato la guida completa – e ufficiale – a  questo link!

Instagram

Anche Instagram utilizza una carrellata di strumenti di insight davvero ampie e variegate: perché anche su questo social, property Facebook da ormai tre anni,  la crescita dell’engagement è strettamente correlata proprio all’analisi dei dati.
Facebook Insights è uno strumento introdotto nel 2016 e nato con l’obiettivo di aiutare i profili aziendali a saperne di più sull’engagement dei contenuti. E, proprio come accade per il fratello maggiore Facebook, gli Instagram Insight ci dicono di più più circa le abitudini di follower e target, facendo il punto su quali possano essere poi i contenuti migliori da proporre per il target del brand.

La funzione Instagram Insight, però, non è disponibile per i singoli profili, ma viene messa a disposizione solo per profili aziendali. Non solo: è necessario il collegamento con una pagina Facebook. Un beneficio, questo, che permette però di incrociare i dati dei singoli social e creare sponsorizzazioni intersecate.

Con Instagram Insight puoi fare un check su impression (il numero totale delle visualizzazioni); sulla copertura (il numero totale di visualizzazioni); il numero degli accessi unici fatti da chi ha visualizzato i tuoi post e stories, fino alle performance dei singoli contenuti.

E… le storie?

Entrambi i social danno la possibilità di creare le storie (contenuti temporanei visibili per 24 ore e che attingono a foto e video delle 24 ore precedenti, personalizzabili): come possiamo però visualizzare le performances delle stories?
Quindi, oltre a impression e copertura, le storie prevedono anche i seguenti parametri:

  • Forward: chi ha proseguito nel guardare la storia.
  • Back: “indietro”, il numero di tocchi nelle parti precedenti della storia; risposte e interazioni, fino alle uscite.
  • Risposte: il numero di risposte a questa foto o questo video nella tua storia.

Con questa piccola guida introduttiva, abbiamo voluto darti gli strumenti – essenziali – per misurare le revenue della tua presenza aziendale e di brand sui social network che danno maggiore risalto alle attività, ai prodotti e ai messaggi che si desiderano lanciare.

Team Siks

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Facebook Watch è approdato in Italia!

Posted by / 21 settembre 2018 / Categories: Facebook, Social Media / 0 Comments

A distanza di 20 giorni dal lancio, anche in Siks abbiamo deciso di parlare della buona novella nata in casa del gigante blu dei social: Facebook Watch, la nuova piattaforma video on demand.
Già, perché il colosso marchiato Zuckerberg non poteva certamente mancare nel grande mercato dei contenuti video, e dopo il grande successo di Netflix e delle altre decine di piattaforme che offrono sit-com, film, miniserie e altre deliziose amenità. Vediamo insieme come funziona.

Il mercato del video on-demand

La Pay-tv, ormai, sembra un vecchio ricordo: come sostiene, infatti, Corrierecomunicazioni, i ricavi delle piattaforme on-demand, come Amazon e Netflix, aumenteranno del 12% nella sola Europa occidentale, entro il 2021, viste anche le imminenti notizie in tema di sviluppo della rete, con il futuro lancio della rete 5G. Un background, questo, che Facebook non poteva certamente ignorare.

Come funzionerà Facebook Watch?

Il debutto della piattaforma risale allo scorso 30 agosto: un lancio che non è passato in sordina, preannunciato da un paio di anni, per un canale già attivo da un anno negli USA. Ora Watch è disponibile in tutto il mondo: e gli account attivi sono già due milioni.
L’ispirazione che sta alla base di questo nuovo canale è proprio YouTube: i video, infatti, vengono proposti sulla base alle preferenze di ogni utente. Come si esprimono, però, queste preferenze? Ovviamente attraverso il buon vecchio like, e in base alle interazioni con gli amici e i loro post. Non solo: proprio come succede con le notizie del feed, anche i video di Watch potranno essere salvati, per essere visti successivamente.

Per quanto riguarda la programmazione e la scelta del menù video, questa funzionerà come in tutte le piattaforme on demand di video: molti dei contenuti saranno realizzati appositamente per Watch! Alcuni degli show attualmente presenti sono Red Table Talk con Jada Pinkett Smith, e Huda Boss, trend particolarmente made in USA, già pronti per sfondare anche in Italia.
Watch è disponibile su iOS e Android, sul web, ma non solo: lo trovi anche sulle TV Apple, Samsung, Amazon e Oculus.

Video Party: cosa sono?

Watch esprime con le sue funzionalità un primato: quello del coinvolgimento attivo dei follower e degli utenti grazie ai Video Party, in cui gli utenti possono commentare i contenuti durante la visione, interagendo con gli altri utenti che sono, in quel momento, collegati. Un po’ come succede con le dirette Facebook. Questi Video Party saranno attivi durante le prime visioni e gli eventi live, oppure in occasione di live e talk show. Insomma, il pubblico potrà così abbattere le barriere che da sempre hanno caratterizzato lo spettatore ante litteram, immergendosi in una realtà vivida, interattiva e basata sulla condivisione.

Restiamo in attesa, quindi, dei risultati: Watch è gratuito, e rappresenta una freschissima novità nel mondo social e interattivo. E tu? Hai già fatto il primo accesso? Noi non vediamo già l’ora di rimetterci sul divano, carichi di pop-corn e curiosità!

Team Siks

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Facebook e il nudo. Quando la censura è a regola… d’arte.

Posted by / 6 settembre 2018 / Categories: Facebook, Social Media / 0 Comments

Scandalo al sole: l’estate social 2018 è stata contraddistinta da un momento non troppo nobile per il canale del pollice blu che, tra le migliaia di immagini di selfie marittimi, gambe abbronzate e aperitivi sulla spiaggia, ha preferito censurare i nudi di un noto museo europeo: si tratta dei quadri di Rubens, oggetto di una diatriba tra il museo che li ospita e Facebook, già noto per i suoi giudizi ben poco elastici nei confronti del nudo, compreso quello artistico.

Peter De Wilde, CEO di Visit Flander –  l’ente turistico delle Fiandre, che ospita anche la House of Rubens – si è visto costretto a escludere la piattaforma di Zuckerberg dal media planning dei suoi canali: infatti, Facebook ha censurato completamente – grazie ai suoi “cleaners” e agli algoritmi che consentono l’identificazione dei contenuti per adulti – i nudi del maestro fiammingo.
E la notizia, datata 28 luglio 2018, ha fatto il giro dei canali d’informazione.

I panni sporchi si lavano via video (virale):

Un approccio punitivo, questo, che in realtà “si estende al 20% delle opere fiamminghe presenti sul social” sostiene sempre De Wilde. Quindi, l’ente del turismo, ha deciso di dar vita a una strategica protesta via video e web, ironica e dissacrante, in cui i turisti e i visitatori della House of Rubens di Anversa vengono invitati ad allontanarsi dalle opere del pittore per «proteggersi dalla nudità» e dallo scandalo.

Un esercito di guardiani della morale, vestiti come una squadra d’assalto, e sulle cui pettorine, dal blu inconfondibile del social californiano, si legge “fbi – social media inspector -”. I visitatori vengono interrogati sui loro account social. Chi ne possiede uno, viene automaticamente allontanato dall’opera dove compare un nudo. La risposta dei turisti ? Un’espressione ammutolita, tra l’incredulo e sconcerto!

La replica di Facebook

Il team Facebook ha risposto, probabilmente rosso d’imbarazzo nel viso, che sta «rivedendo il suo approccio sul nudo nella pittura per quanto riguarda la pubblicità sul social», continuando a ribadire che, ad ora, le regole del social filtrano i contenuti per adulti o «le nudità o altre attività sessualmente provocatorie».

Un caso, questo, che ha suscitato ilarità e polemiche da parte della stampa europea e di tutti gli appassionati d’arte, ma non unico nel suo genere: infatti, già “La Liberté guidant le peuple” di Eugene Delacroix, era stata messa al bando dal social per via del seno nudo della Marianna, così sfacciatamente in primo piano; come le nudità nervose dell’austriaco Schiele, uscite dalle polemiche social, perché censurate – addirittura – dal comune di Londra.

Concediamoci una piccola licenza: quella per cui… la pruderie non è mai troppa. Se le modifiche all’algoritmo di Facebook, lanciato pochi mesi fa, hanno dato adito a polemiche tra social media manager ed esperti sempre del mondo social, questo censor beep del canale poco discriminante, non aiuteranno certo la sua reputazione tra i musei e le fondazioni che lavorano con l’arte e che, si stima, abbiamo un tasso di iscrizione al social di Zuckerberg pari all’89%.

Team Siks

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Chi ha paura del nuovo algoritmo di Facebook? Una piccola guida ai cambiamenti.

Posted by / 8 febbraio 2018 / Categories: Advertising, Facebook, Siks News, Social Media / 0 Comments

 

Il 2018 del mondo digital è esploso con una notizia a orologeria, che ha lasciato perplessi molti social media manager, giornalisti e utenti del mondo social media: il cambiamento dell’algoritmo di Facebook. Il tutto nasce da un post-missiva di Mark Zuckerberg, datata 12 gennaio, che spiega nel dettaglio le ragioni di questo drastico cambiamento che afferisce, soprattutto, alle pagine aziendali, di cui vi riportiamo una piccola traduzione:

“Una delle nostre principali aree di interesse per il 2018 è quella di assicurarsi che il tempo che trascorriamo su Facebook sia tempo ben speso. Abbiamo creato Facebook per aiutare le persone a rimanere in contatto, avvicinandoci alle persone che ci interessano. Ecco perché abbiamo sempre messo gli amici e la famiglia al centro dell’esperienza. […]

Ma recentemente abbiamo ricevuto dalla nostra community  feedback sul fatto che i contenuti pubblici – post di aziende, marchi e media – stanno disturbando i momenti personali che ci portano a connetterci di più l’uno con l’altro.

Video e altri contenuti pubblici sono esplosi su Facebook negli ultimi due anni. Dal momento che ci sono più contenuti pubblici che post di amici e familiari, sembrerebbe proprio che nel feed delle notizie si sia persa la cosa più importante che Facebook può fare: aiutarci a connetterci gli uni con gli altri.

Ci sentiamo responsabili nel garantire che i nostri servizi non siano solo divertenti da usare, ma anche utili per il benessere delle persone. […] Sulla base di questo, stiamo apportando un cambiamento importante al modo con cui costruiamo Facebook: stiamo cambiando l’obiettivo che offriamo nostri clienti di pagine aziendali, concentrandoci nell’aiutarti a trovare contenuti pertinenti per avere interazioni sociali più significative.

Abbiamo iniziato ad apportare cambiamenti in questa direzione l’anno scorso, ma ci vorranno mesi perché questa novità si faccia strada attraverso tutti i nostri prodotti. Le prime modifiche che vedrai saranno nel feed delle notizie, dove puoi aspettarti di vedere di più dai tuoi amici, familiari e gruppi. Mentre lo implementiamo, vedrai meno contenuti pubblici come post di aziende, marchi e media. E il contenuto pubblico che vedi di più sarà considerato allo stesso livello, poiché dovrebbe incoraggiare interazioni significative tra le persone.”

Così, molti non sanno più se odiare, accantonare o se invece riconsiderare il social blu sotto altri aspetti e orizzonti. L’annuncio del nuovo algoritmo poi, non è stato visto di buon occhio nemmeno dal mondo finanziari, portando a un calo del 4,4% del titolo Facebook in Borsa.

Molto brevemente, potremmo dire che questo algoritmo porta però una ventata di aria nuova, facendo sì che venga data maggiore importanza ai contenuti degli amici. Ma il pericolo contenuti scadenti è dietro l’angolo: infatti, il nuovo algoritmo tenderebbe a privilegiare contenuti dello stesso genere,in linea con le idee dei gruppi a cui ognuno appartiene, a scapito di contenuti eterogenei, rendendo la strada più spianata alle tanto temute fake news.

Ma quali sono, in concreto, i cambiamenti che questo algoritmo porterà alle pagine? E agli utenti privati? Partiamo proprio da loro;

  1. come abbiamo appena affermato, dando maggiore risalto ai contenuti degli amici, i contenuti affini alle opinioni circolano con maggiore forza fra persone appartenenti a uno stesso gruppo (di amici);
  2. Proprio per questo, il nuovo algoritmo dichiara guerra alle fake news, grazie alla possibilità di segnalarle, e dando la possibilità di bloccare i profili personali di chi condivide post falsi;
  3. Il social creato da Mark  Zuckerberg è stato interessato da una diminuzione di contenuti pubblici e di condivisione di post pubblici, mentre sono aumentati gli scambi conversazionali e privati, con un incremento massiccio dell’utilizzo del Messenger (tanto che, ora, le aziende avranno la possibilità di far apparire i propri annunci anche qui);
  4. il nuovo Feed profilerà maggiormente gli utenti: il controllo su questi dà la possibilità al social di venire a conoscenza, e catalogare, like, appartenenze, gusti e passioni;
  5. Infine, l’algoritmo farà apparire, a ogni nuovo log in, notifiche su like e commenti, invogliando così gli utenti a collegarsi al social più spesso, grazie a un effetto che nasce dal sentirsi apprezzati dai nostri amici e follower.

E per le pagine? Verranno favoriti i contenuti che creeranno maggiore interazione, che sapranno suscitare conversazioni e commenti, video in diretta in primis, a scapito di video e contenuti considerati più anziani e meno coinvolgenti, come – per esempio – le tanto amate gif.

  1. Look and feel: l’obiettivo dei social è quello di rendere, anche visivamente, il NewsFeed più scorrevole, leggibile, per un’esperienza utente migliorata, dove i post legati a pagine aziendali  vengano visualizzati in maniera minore, a meno che non siano sponsorizzati: la media? Un post aziendale ogni 20 post del newsfeed degli amici;
  2. Un colpo, questo messo in atto dal nuovo algoritmo, che era già annunciato dal feed esplora, passato piuttosto inosservato: la cosiddetta reach organica delle pagine aziendali era già stata messa a dura prova qualche mese fa. Infatti, questo Feed Esplora lasciava che nella home si potessero leggere solo post degli amici e contenuti sponsorizzati, dopo il crollo delle visualizzazioni organiche, del traffico organico, e delle interazioni datato 2016;
  3. Facebook non è mai stato uno strumento gratuito. O, per lo meno, non lo è più da diversi anni. Oggi, il socia che registra il maggior numero di utenti attivi al mondo, è anche uno dei più potenti mezzi di digital advertising. Per questo, risulta sempre più necessario, attivare una buona strategia di investimento per essere visibili come pagine aziendali, promuovendo contenuti che abbiano valore e qualità.

Nulla di nuovo sul fronte occidentale, quindi: investire in ADV, cosa già necessaria da qualche tempo, ora diventa un’esigenza vera e propria, da calibrare e da inserire tra i propri business plan per non arrestare la reach e la visibilità della propria pagina. Ma non c’è da disperare: con le giuste skills e la consulenza giusta, ecco che anche questo scoglio si potrà aggirare, per salpare verso mari più tranquilli.

 

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Video sul Web – Facebook vs Youtube

Non vi è dubbio alcuno che i video sul web siano una risorsa molto importante per il web-marketing: i video coinvolgono. A questo punto resta da capire qual è il posto migliore per caricare i propri video. Cosa funziona meglio, Facebook e Youtube? E Vimeo dove si colloca in tutto questo? Parliamone un attimo.

Secondo un recente studio di SocialBakers Facebook, nella guerra tra player video, è quello che esce vittorioso. Il sorpasso di Facebook su Youtube c’è stato già a Novembre, ma è stato il mese di Dicembre ad aver davvero visto il trionfo di Facebook

social bakers video caricati su diverse piattaforme

I video caricati sulle diverse piattaforme

In questo grafico ci sono alcune cose da considerare. La domanda da farsi è la seguente: perché i brand preferiscono caricare video su Facebook invece su Youtube? Come sappiamo Facebook ha un problema con la reach dei post delle pagine, i video però sono i contenuti che, secondo la nostra esperienza (e non solo), maggiormente raggiungono l’utente. Non stupisce quindi che le pagine, per raggiungere gli utenti con il loro messaggio, si affidino ai video. Che per altro funzionano molto bene con le inserzioni a pagamento.

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Cos’è il Link Baiting e perché Facebook vuole eliminarlo?

Posted by / 2 settembre 2014 / Categories: Facebook, News dal Web, Social Media / 0 Comments

Sono molti gli articoli che stanno parlando della decisione di Facebook di eliminare il Link Baiting. E’ una decisione che non è nuova. Già lo scorso Marzo se ne era parlato, ma ora la notizia è tornata prepotentemente in primo piano. E’ una decisione giusta? E’ un “abuso di potere”? Prima di parlare della parte “morale” della questione, cerchiamo di capire cos’è il link baiting e come è nato.

Cos’è il Link Baiting?

Cominciamo dalle basi. Il Link baiting è una tattica studiata appositamente allo scopo di aumentare la curiosità nel lettore, in modo da prendere più click sui Social Media. Ovviamente se pubblico un articolo voglio che questo venga letto da più gente possibile, per cui creare della curiosità in un potenziale lettore mi aiuta, creando curiosità ci sono più probabilità che qualcuno legga quello che ho scritto. Il vero problema del link baiting è che viene abusato, spesso manca di tatto ed è un pratica sempre più utilizzata dai giornali che in questo modo sviliscono le notizie, anche quelle più serie.
Cosa intendo quando dico che spesso il link baiting manca di tatto? Ci sono tantissimi esempi di link baiting fuori luogo e fuori contesto, ma il peggior esempio di Link Baiting secondo gli utenti è quello de “Il giornale”. Sono fioccate diverse lamentele anche da professionisti del settore.

il giornale link bait su facebook con la vicenda di yara gambirasion

L’esempio di Click Bait de Il Giornale

Altri esempi di link bait utilizzano di solito un tipo di comunicazione molto forte, fatta di “non ci si può credere” e di “guarda il video che ha commosso il web”.

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Le pagine Facebook e le immagini

Posted by / 23 aprile 2014 / Categories: Facebook, News dal Web / Tags: , / 0 Comments

Una nuova ricerca di SocialBakers.com ci informa che i contenuti più diffusi dai brand sono le immagini che rappresentano il 75% di tutti i contenuti postati dalle pagine Facebook. Seguono i link che rappresentano appena l’11% dei contenuti postati. Lo studio di SocialBakers è di Marzo e, rispetto allo studio di Gennaio, la differenza è decisamente notevole. A Gennaio le immagini rappresentavano il 54% dei contenuti postati dalle pagine Facebook.

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Facebook e le immagini

Il rapporto tra immagini e Pagine Facebook

Le immagini su Facebook funzionano. Sono spesso i contenuti più amati, quelli più condivisi. Sappiamo bene anche che al momento la reach delle pagine Facebook è sempre più bassa. Non stupisce quindi che chi gestisce una pagina Facebook cerchi di investire sulle immagini per aumentare condivisioni e like. E’ una tattica.
E’ importante poi sottolineare che con l’ultimo restyling Facebook è sempre più “foto-compatibile”, è molto più visual rispetto al passato: le immagini risaltano.

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