Il fenomeno del cyberbullismo è ormai di portata mondiale: le società iper-tecnologiche, infatti, registrano un aumento esponenziale di questa forma di violenza silenziosa.
I dati del Centro Nazionale di Ascolto parlano di un 15,9% di ragazzi italiani vittima quotidiana di bullismo online.  E questo essere sempre “always on”, iper-connessi e iper-raggiungibili, rappresenta una modalità di utilizzo della rete senza filtri in cui gli adolescenti non sono in grado di proteggersi come gli adulti saprebbero fare.

Un tema, questo, caro anche al mitico brand svedese Ikea: perché Ikea, oltre a proporre ADV incentrate sulla comunicazione di brand e di prodotto, si focalizza con grande attenzione anche sulle tematiche sociali, con sincerità e con creatività.
Sincerità, perché il brand svedese conosce il suo potenziale comunicativo e di reach; e creatività perché la fantasia e le idee in fermento sono il miglior veicolo con cui catturare l’attenzione di chi legge, guarda, ascolta.
In particolare, Ikea ha lanciato ben due campagne negli ultimi anni, tra il 2018 e il 2019, durante le giornate contro il cyber-bullismo utilizzando non solo i social, ma anche l’esperienza diretta di studenti under 18. Vediamole insieme!

2018: “Bully a plant”

I danni del bullismo, sotto gli occhi dei più giovani, in veste di esperimento scientifico condotto con i propri professori della scuola secondaria: così il gigante svedese ha fatto registrare a ragazzi delle scuole medie, negli Emirati Arabi, una serie lunghissima di messaggi contenenti insulti e messaggi d’affetto, affinché fossero poi riprodotti ad alcune piante. E, incredibilmente, le piante che hanno subito durissimi commenti negativi sono appassite dopo 30 giorni, mentre quelle che hanno potuto “ascoltare” i rinforzi positivi sono rimaste in salute.
Il portavoce di IKEA ha dichiarato: “Questo test è stato creato da IKEA per gli Emirati Arabi Uniti per sostenere la giornata mondiale contro il bullismo, per aiutare i bambini a capire gli effetti del bullismo, educando i più giovani a questo argomento, con reazioni plausibili sotto i loro occhi, affinché avvenga la diffusione della gentilezza, che aiuta tutti a crescere e prosperare “.
E poco importa se le comunità scientifiche hanno valutato come poco veritiero il risultato dell’esperimento: quello che conta è come i più giovani abbiano potuto toccare con mano gli effetti della comunicazione “shaming”.

2019: Ikea “sensitive rooms”

Una big issue di apertura: “oggi, gli adolescenti non si sentono più sicuri a casa. Perché nelle loro stanze entra una invisibile violenza: il cyber-bullismo“; e un video che spiega in un minuto e mezzo questa iniziativa.
In particolare, Massimiliano Santini, Web&Social Media Leader di Ikea Italia, ci racconta, nello speakeraggio del video, l’iniziativa lanciata per la giornata italiana contro il cyber bullismo. Molto semplicemente: allestimenti e rendering di camere dedicate agli adolescenti, sul profilo Instagram, sono state oscurate da un watermark che indica “contenuto sensibile” durante la giornata nazionale di sensibilizzazione sul tema.
E la stessa cosa è stata replicata anche nei punti vendita fisici dove, all’interno dei reparti dedicati ai più giovani, sono apparse delle tendine con lo stesso messaggio veicolato sul web. Una tendina da valicare, ovviamente, e dove trovare, dietro di essa, contributi audio e video che raccontano come sia immediato l’effetto che questa forma di violenza porta anche nei luoghi in cui ogni adolescente dovrebbe sentirsi al sicuro e protetto.
Non solo: il “contenuto sensibile” è ciò che migliaia di adolescenti vivono nella loro stanza.
Una campagna social la cui portata è stata davvero ampia: oltre 7,4 milioni di persone raggiunte online, grazie anche all’hashtag #notinmyhomepage, per una diffusione totalmente organica e che è riuscita ad andare dritta al cuore del problema.

Un’idea creativa, quando incontra contenuti semplici, efficaci e comunicativi, riesce a ricevere risultati realmente importanti: e questa case history Ikea può fungere da memorandum per tanti altri brand, ricordandoci sempre quanto sia utile comunicare messaggi attuali e di come essere ambassador riconosciuti possa contribuire a gettare attenzione sulle problematiche che più ci stanno a cuore. Un lavoro sicuramente non facile, così come non è facile conquistare una brand awareness sempre efficace e positiva, ma utile a renderci protagonisti di una comunicazione in grado di andare oltre il marchio e oltre il commerciale.