Facebook strikes again. Sì, lo ha rifatto.
Prima c’è stato Rubens, e ora – al centro delle polemiche – troviamo un’opera di Natalia Goncharova: insomma, sembra proprio che il rapporto tra il social del pollicione blu e i nudi d’arte non sia idilliaco.

Già, perché, a poco più di un anno dal caso di censura di un nudo del pittore archetipo del barocco – a cui è seguita una campagna di denuncia davvero spettacolare, di cui abbiamo parlato in questo post – ci risiamo: pochi giorni fa, infatti, Facebook ha censurato la campagna advertising che Palazzo Strozzi, a Firenze, ha attivato per promuovere la mostra dell’artista russa.

Quando Facebook censura i nudi artistici

Il problema, storicamente reiterato, sembrerebbe, per il social di Menlo Park, l’incapacità di monitorare umanamente i contenuti, andando oltre quindi gli algoritmi e le sequenze, per valutare quando un contenuto sia realmente “offensivo”, o quando si tratta, invece, di pura arte.
Il tutto nonostante le dichiarazioni, dello scorso settembre 2018, in cui sembrava che Facebook aprisse uno spiraglio di dialogo e fosse disposto a modificare l’algoritmo che tanto penalizza il nudo artistico, dopo un incontro avvenuto proprio nella Casa-Museo Rubenshuis di Anversa.

Il caso della Donna Vitruviana e dell’associazione Luca Coscioni

E così, anche l’associazione che si batte per la legalità dell’eutanasia e della scelta di fine vita ha avuto problemi con Facebook, vedendosi censurata la sua “Donna Vitruviana”, simbolo del convegno tenutosi a Milano lo scorso ottobre 2018 e simboleggiante – in pieno stile cartoon – una donna e la moltitudine di compiti che le spettano sotto forma del celebre disegno di Leonardo.

La risposta di Avy Candeli, direttore creativo dell’Associazione, non si è fatta attendere:

“L’intelligenza artificiale potrà ottimizzare la vita umana, ma è incredibile come possa complicare in “autonomia” la creatività umana. Pur citando esplicitamente un’opera di Leonardo da Vinci con un uomo nudo, conoscendo le linee guida di Facebook ci eravamo posti il problema di non rappresentare la nostra donna ‘libera’ altrettanto nuda, e avevamo deciso di ‘censurarla’ coprendole ogni elemento ‘anche’ sessuale, sentendoci già censori”.

Facebook e la censura: ma come funziona?

Chi avrebbe mai pensato, all’interno del team di comunicazione, come quello dell’Associazione o, più recentemente, di Palazzo Strozzi, che un’immagine di un nudo astratto avrebbe sollevato le pudicizie del social, e proprio in una campagna a pagamento?

Eppure, ad aprile 2018, Facebook ha pubblicato una dettagliatissima lista di norme e linee guida sulla censura, i cosiddetti “community standards”, passati abbastanza inosservati. In particolare, il punto che ci interessa è proprio quello dei “contenuti deplorevoli”, in cui vengono raggruppati:

  • incitazioni all’odio razziale;
  • contenuti visivi violenti;
  • nudo e pornografia;
  • contenuti che esprimono insensibilità.

E, proprio nei contenuti di nudo sono incluse anche le opere d’arte che possiedono un eccessivo (ovviamente a seconda del gusto e della moralità del social blu) realismo figurativo, siano sculture antiche o immagini artistiche contemporanee.

Beh, c’è poco da dire, quando si parla di algoritmi: se Facebook non distingue tra arte e pornografia, erano questi i termini con cui è stata condotta la battaglia contro il social da parte dell’Ente del Turismo delle Fiandre, la colpa è proprio loro. E, con ogni probabilità, inserire un capitale più umano nel mondo numerico dell’algoritmo potrebbe evitare a Zuckerberg e alla sua società queste piccole cadute di stile nei confronti del patrimonio artistico mondiale.