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Vlog: l’altra faccia di YouTube

Posted by / 13 Febbraio 2019 / Categories: Internet & New Media, Social Media, Youtube / 0 Comments

Dimmi come blogghi, e ti dirò chi sei: infatti, c’è blog e… vlog. O videoblog. O vidblog.
Quando alle parole non basta più una sola forma d’espressione, ecco che queste si uniscono al video per creare rubriche e storie, racconti, informazioni e – ovviamente – tutorial.
Un sistema di comunicazione, quello del Vlog, davvero popolare tra i giovanissimi, che il più delle volte coincide con il termine YouTuber e che rappresenta una corsa verso l’oro, in realtà, a basso costo, dal momento che per diventare vlogger bastano davvero pochi strumenti: uno smartphone, un account YouTube e buone idee (oltre a un programma di editing video per dare quel tocco giocoso e movimentato che caratterizza i contenuti di questa piattaforma).

Vlogger o YouTuber? Analisi di una definizione

Possiamo definire i Vlogger come una sorta di blogger che, anziché aggiornare – appunto – un blog, scelgono di condividere i loro contenuti sul canale YouTube. Già, perché YouTube è decisamente in grado di veicolare popolarità non solo fra gli utenti, ma anche tra le aziende, ghiotti e potenziali sponsor e ambassador: decisamente un valido motivo per cui preferire questo canale anziché altri.
Non solo: nella definizione del fenomeno vlogger possiamo poi utilizzare una discriminante “estera”: il termine YouTuber descrive per lo più i vlogger italiani, con un’utenza super-young e contenuti giocosi, non troppo raffinati, mentre il termine vlog ha un respiro più internazionale.

E, per rendere ancora più nebulosa la situazione, alcuni famosi YouTubers – soprattutto all’estero – gestiscono canali separati. Perché la domanda sorge spontanea: quanto guadagna un Vlogger, specie se possiede più properties? Ce lo svela il quotidiano “La Stampa” , secondo cui i vlog più remunerativi sono quelli canadesi e statunitensi, dove l’introito medio totale è tra i 5 e gli 8 milioni di dollari totali: una cifra da capogiro! Ma anche in Italia non si scherza.

I Vlogger più famosi al mondo

Si parla di – realmente – non solo di milioni di dollari, ma anche di milioni di followers: in Italia i vlogger più famosi sono gli ormai storici Favij, Clio MakeUp – approdata ufficialmente alla TV -, fino ai “newly born” Sofia Viscardi, Greta Menchi e IPantellas, idoli dei giovanissimi, con un introito medio tra i 25 e 150 mila euro mensili! Le tematiche? Fumetti, makeup, gaming e comicità. Ne abbiamo parlato anche in questo nostro articolo dedicato, più strettamente, agli YouTubers.

Ma cosa succede sull’isola (più) felice dei paesi anglosassoni? Bene, le star dei canali YouTube sono certamente due: iniziamo da Roman AtwoodVlogs, con un vlog che parla, molto semplicemente, della sua vita, ma in maniera epica. Roman ha iniziato il suo percorso producendo video comici, attirando così ben 10 milioni di utenti e raggiungendo l’ambito reward del 50° canale più sottoscritto su YouTube: Roman, infatti, può essere orgoglioso di essere il secondo YouTuber ad aver ricevuto ben due Diamond Play Button e ad aver vinto la categoria YouTube Comedian degli Shorty Awards nel 2016.
Successivamente, troviamo Daniel Howell, iniziando come “Danisnotonfire”, vlog poi ribattezzato – semplicemente – Daniel Howell, oltre a un canale laterale, vero e proprio side project, chiamato “Danisnotinteresting”, dove il blogger carica video bonus che completano i contenuti del canale principale.

Un vero e proprio mondo da scoprire, quindi, quello dei vlog, fatto di contenuti giovani e giovanissimi, autentico del Belpaese, tra strategie video remunerative e con un’esperienza di oltre 10 anni per l’estero, per una popolarità che va ben oltre i famosi 15 minuti di Andy Wahrol.

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Fake influencers: la guerra su scala mondiale di Instagram

Posted by / 15 Gennaio 2019 / Categories: Instagram, Social Media / 0 Comments

Dura la vita da influencer, soprattutto se pianifichi di diventare uno di quelli veri, con un profilo che supera almeno i 15.000 follower.
Per questo, nel vasto mondo di Instagram, molti utenti hanno iniziato ad architettare qualche maldestro stratagemma. Perché passare da utente di livello medio a un “influencer” professionale (prestate molta attenzione a questa parola), e quindi in grado di avere grande ascendente sugli altri profili, per guadagnare revenue in prodotti o denaro, è davvero un compito ingrato.

Così, tanti hanno adottato una nuova strategia: fake it, until you make it, come dicono gli americani.
E da qui parte il fenomeno dei fake influencers: un fenomeno ormai diffuso anche in Italia e portato agli onori della cronaca da “The Atlantic”, webzine americana, che ha stilato una lista di profili e azioni fake.

In the influencer world, it’s street cred,” said Brian Phanthao, a 19-year-old lifestyle influencer in San Diego who sees fake ads all over Instagram. “The more sponsors you have, the more credibility you have.” Ovvero: “‘Nel mondo degli influencer, è tutta questione di street credibility’, ha dichiarato Brian Phanthao, un influencer di 19 anni che vive a San Diego e che vede false ads  in ogni dove su Instagram. ‘Più sponsor hai, più credibilità hai’“.

Ed è proprio così: moltissimi influencer – o presunti tali – taggano e usano caption per i marchi che utilizzano nelle foto, indipendentemente dal fatto che gli oggetti del desiderio (abiti, saponi, profumi, vacanze, persino auto) siano stati acquistati, dati loro gratuitamente o facciano parte di una campagna pubblicitaria.  E questo perché per i “profani” della timeline è decisamente difficile, se non impossibile, dire se un influencer è realmente tale, al netto dei like, dei commenti e dei tag.

Le multinazionali che dicono “no”

La scorsa estate, precisamente il 18 giugno, durante il Festival della Pubblicità di Cannes, la multinazionale Unilever, colosso da oltre 60 miliardi di dollari di fatturato e proprietaria di brand come AXE, Dove, Cerruti, ha dichiarato che non verranno mai più accettate partnership con influencer i cui numeri siano falsificati con bot e app di terze parti. Guerra, questa, che coinvolge sia profili sconosciuti che insospettabili big, i quali, come rivela uno studio di Rolling Stones Italia, hanno “pompato” e continuano a pompare i propri profili i cui KPI iniziano a scricchiolare.

E Instagram non sta – di certo – a rimirar le stelle

Starting today, we will begin removing inauthentic likes, follows and comments from accounts that use third-party apps to boost their popularity.” Così ha tuonato il social network in un blog post dello scorso 19 ottobre. Diktat, questo,  che si è rivelato più che attendibile: infatti, poche ore dopo, Instagram ha cominciato un’operazione di rimozione di mi piace, follower e commenti non reali e organici da una marea di account che utilizzano app esterne al social per aumentare la propria popolarità: insomma, a qualcuno piace reale.

Attraverso questi nuovi strumenti di moderazione, la regia di Cupertino possiede ora modalità innovative per smascherare gli impostori che non hanno intenzione alcuna di attendere la crescita organica del proprio profilo.
Com’è avvenuto tutto questo? Attraverso una comunicazione: tanti nanoinfluencer – persone non famose con profili inferiori ai 1000 follower che tentano di ottenere prodotti in cambio di recensioni o fingono di aver ottenuto partnership di brand – hanno ricevuto un messaggio in-app che avverte la cancellazione di tutte le revenue social non veritiere. Insomma, “in prigione, senza passare dal via”.

Giovanissimi e meno giovani: la corsa all’oro della conquista dei brand tramite social fa gola a tanti. Ma le misure di protezione attuate da brand e Instagram sono ormai inespugnabili: perché aziende e social vogliono vedere reali capacità professionali, una passione per il brand palpitante, e un duro lavoro dietro ogni pic. Un compito difficile, sì, ma potrebbe valerne la pena.

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I trend Instagram nel 2019, tra advertising ed ecommerce

Posted by / 12 Dicembre 2018 / Categories: Instagram, Social Media / 0 Comments

Instagram riuscirà a divenire il re del content marketing? Probabilmente sì. E non solo! Infatti, questo canale – che ha scalato le vette degli accessi, passando da 90 a 1000 milioni di utenti annuali nel giro di 10 anni – sta valicando le barriere del networking social e della semplice dimensione visual, divenendo uno degli strumenti più apprezzati per pubblicizzare e per dare un quid in più alla notorietà di brand e di personaggi pubblici.

Una previsione, questa, che nel 2019 diventerà una certezza, grazie ad alcuni tool Instagram: dalla IGTV, al bottone shop con collegamento immediato all’e-commerce. Facciamo, quindi, un punto insieme!

2019: sarà l’anno dei micro-brand

Instagram favorisce il marketing di micro-marche, dalla sua nascita: nonostante l’evoluzione del social nel tempo, questo amore per i piccoli è rimasto immutato. E, per il 2019, vedremo pirotecniche esplosioni di piccole aziende e marchi sulla piattaforma: ricorda, quindi, per le tue strategie, di tenere assolutamente di conto Instagram.
Già: perché questo social non vira la sua comunicazione verso il mare magnum delle notizie, ma  favorisce l’interazione e la narrazione, divenendo così uno dei migliori canali di distribuzione dei contenuti per i micro-marchi.

IGTV: la novità 2018 diventerà big player

Annunciata e lanciato a giugno, IGTV è la nuova piattaforma video mobile per la riproduzione di video esclusivamente verticali: perfetto, quindi, per la produzione di contenuti che si rivolgono a un pubblico esclusivamente mobile.
Ma… c’è un motivo dietro a questa scelta “verticale”? Certamente: Instagram desidera incoraggiare le persone a creare contenuti video in maniera semplice e immediata, attraverso lo smartphone, senza compromettere qualità e messaggio, riallacciandosi, così, alle possibilità che il social mette a disposizione per i micro-brand.

Quante… stories!

Le stories sono ormai parte delle condivisioni quotidiane. Ebbene, questo sistema – nato proprio da Instagram e divenuto anche appannaggio di Facebook –  risulta essere uno strumento di comunicazione immediato, perfetto per utenti e per inserzionisti, grazie all’animo one shot e alla durata di solo 24 ore. Ma c’è di più: nel 2019 arriveranno gli annunci Stories, che permetteranno di inserire banner pubblicitari tra le storie.
E, affinché gli annunci possano portare alla conversione e ottenere un ottimo ROI, dovrebbero essere di prim’ordine in termini di contenuti e design, nonché in target con ciò che il pubblico vuole vedere, ascoltare o comprare.

Shopping, con un semplice pulsante

Al momento, Instagram non possiede ancora funzionalità e e-commerce native: ma molte funzionalità per lo shopping sono in via di sviluppo e, nel futuro più immediato, dovremo aspettarci sviluppi e grandi novità.
Intanto, però, possiamo annunciare che, nel 2019, sarà possibile visualizzare i post commerciali nelle stesse stories!
Questi post saranno infatti contrassegnati da una shopping bag come icona che apparirà su un angolo dello schermo: toccando l’icona, si potranno visualizzare i dettagli del prodotto e accedere alla pagina Instagram – interna all’applicazione – dove si possono vedere ancora più dettagli. Cliccando, infine, sul pulsante “acquista ora”, si aprirà una landing page che porterà alla sito Web del venditore.

Insomma, Instagram presenta davvero una carrellata di possibilità in vista di un 2019 all’insegna del content visual e video: ed è già tempo di fare nuovi propositi. Quale tra queste opportunità, quindi, fa per te?

Se vuoi seguici sul nostro canale Instagram!

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Gli eventi digital da non perdere nel 2019

Posted by / 5 Dicembre 2018 / Categories: Internet & New Media, SEO, Social Media / 0 Comments

Agenda: un termine che deriva dal latino e indica le “cose da fare”. E, nell’ultimo mese del 2018, tutti ci prepariamo ad affrontare l’anno che verrà segnando buoni propositi e impegni nel nuovo taccuino – virtuale o cartaceo – che ci accompagnerà durante il 2019.
Non solo impegni e obiettivi: hai lasciato un po’ di spazio per la formazione? Se ti occupi di digital, sei un appassionato di tech o la tua professione si delinea tra task di social media e marketing, eccoti alcuni eventi imperdibili, ai quali non potrai mancare!

Pronto a prendere nota?

WMF – Web marketing  Festival

Si terrà nell’estate, il 20-21-22 giugno 2019, il festival omnicomprensivo del marketing internazionale, che durante gli scorsi anni ha registrato quasi 18.000 presenze. E, anche la prossima edizione, in quel di Rimini, rappresenterà l’occasione perfetta per parlare di digital e social. Il programma completo lo trovi a questo link: https://www.webmarketingfestival.it/

Mashable Social Media Day

L’edizione di quest’anno comprende anche i Digital Innovation Days of Italy, per un’edizione 2019 davvero completa per fare un punto significativo sul mondo digitale e social media, con tre giorni di formazione e interventi, oltre a case history di brand internazionali, tra cui Ogilvy e Armando Testa. La location? Milano. Quando? 17-18-19 ottobre 2019.
www.digitalinnovationdays.com/

Ecommerce HUB

Ti occupi di ecommerce e inbound marketing? Hai bisogno di formazione per quando riguarda i temi e i nuovi orizzonti dello shop online? L’evento Ecommerce HUB ti farà scoprire gli ultimi trend in tema, attraverso workshop e case history verticali, che analizzeranno tecnologie, comportamenti e tecniche per convertire. Ecommerce HUB si terrà a Salerno, il prossimo ottobre 2019.
www.ecommercehub.it

Search marketing connect

E ora, addentriamoci nel mondo SEO con tutti i suoi annessi e connessi: nel venturo mese di dicembre 2019, a Rimini si terrà il Search Marketing Connect: due giorni di formazione, altamente approfonditi, per veri addetti ai lavori, dove si parlerà di SEO, PCC e di tecniche Web Analytics per comprendere appieno dati e per articolare nuove strategie. Attenzione: parliamo di 2019, ma, in realtà, sei ancora in tempo a partecipare anche all’edizione 2018, che si terrà il 14 e 15 dicembre, sempre a Rimini. Per maggiori informazioni:
www.searchmarketingconnect.it

Advanced seo tools

Aprile, dolce dormire. In realtà, con questo evento dedicato alla SEO e ai migliori tool per lavorare con i sistemi di search engine optimiziation, tra interventi di speaker professionisti e già concretamente operativi nel mondo SEO, potrai avere una bella ricarica per comprendere a pieno i ferri del mestiere.
www.advancedseotool.it

Playcopy

Largo alla creatività: c’è spazio anche per i copy! Proprio a Modena, sempre nel mese di aprile 2019, si terrà PlayCopy, una giornata di workshop e interventi flash. Dai 30 ai 50 minuti, oltre a esercitazioni pratiche per approfondire le tecniche di scrittura persuasiva, creativa, per il web, il social e l’ADV. Non solo live, ma anche via web.
www.playcopy.com

E ora, segnate nella vostra agenda l’evento – o gli eventi – che più saranno utili alla vostra crescita professionale e creativa. Perché è dal confronto e dal networking che partono le idee e le spinte più energiche per affrontare, quotidianamente, il lavoro della comunicazione con competenza e fantasia.

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Facebook e Instagram: gli Insights che migliorano la comunicazione

Posted by / 19 Novembre 2018 / Categories: Facebook, Instagram, Social Media / 0 Comments

I social network, con il corso degli anni, sono diventati tra i più efficaci strumenti comunicativi per la promozione di brand, prodotti e personalità. E, appunto, proprio per l’importanza che questi veri e propri sistemi di push hanno assunto nel tempo, sono stati creati strumenti di misurazione delle performances facili e alla portata di tutti che svelano – come la cartina di tornasole – l’effetto che contenuti, post, immagini e video hanno sul pubblico; così come il pubblico interagisca con essi, con la finalità è quella di creare strategie circolari di comunicazione.

Ma come funzionano? Vediamolo insieme!

Facebook: Audience Insights

Usare gli Audience insights: che sia una programmazione a livello advertising, oppure una pagina che ancora si alimenta di una crescita organica, i dati insight e audience insight – basati quindi sulle persone che interagiscono con le nostre pagine – sono essenziali.
E lo sono perché permettono di ottenere informazioni aggregate su ben tre tipologie di persone: quelle connesse alla tua pagina, con il famoso like, le persone presenti nel tuo pubblico personalizzato e le persone in generale su Facebook. Grazie infatti a questa suddivisione puoi creare contenuti interessanti, trovando un numero maggiore di persone in target a quelle che fanno già parte della tua audience.

Luci puntate, poi, sui dati demografici, che si suddividono per età e genere, livello di istruzione, titoli professionali, situazione sentimentale, lavoro, interessi e hobby delle persone.
Non solo però: anche le azioni vengono indicate. E, con azioni, si intendono informazioni di terzi sui prodotti relativi alle persone: un dato fondamentale per comprendere necessità e interessi potenziali ad acquisti, così come gli stili di vita e le celebrazioni: Audience Insights, infatti, combina i dati sulla situazione sentimentale, le dimensioni della famiglia, il luogo – di lavoro e di vita – fino al compleanno!
Per saperne di più, Facebook ha pubblicato la guida completa – e ufficiale – a  questo link!

Instagram

Anche Instagram utilizza una carrellata di strumenti di insight davvero ampie e variegate: perché anche su questo social, property Facebook da ormai tre anni,  la crescita dell’engagement è strettamente correlata proprio all’analisi dei dati.
Facebook Insights è uno strumento introdotto nel 2016 e nato con l’obiettivo di aiutare i profili aziendali a saperne di più sull’engagement dei contenuti. E, proprio come accade per il fratello maggiore Facebook, gli Instagram Insight ci dicono di più più circa le abitudini di follower e target, facendo il punto su quali possano essere poi i contenuti migliori da proporre per il target del brand.

La funzione Instagram Insight, però, non è disponibile per i singoli profili, ma viene messa a disposizione solo per profili aziendali. Non solo: è necessario il collegamento con una pagina Facebook. Un beneficio, questo, che permette però di incrociare i dati dei singoli social e creare sponsorizzazioni intersecate.

Con Instagram Insight puoi fare un check su impression (il numero totale delle visualizzazioni); sulla copertura (il numero totale di visualizzazioni); il numero degli accessi unici fatti da chi ha visualizzato i tuoi post e stories, fino alle performance dei singoli contenuti.

E… le storie?

Entrambi i social danno la possibilità di creare le storie (contenuti temporanei visibili per 24 ore e che attingono a foto e video delle 24 ore precedenti, personalizzabili): come possiamo però visualizzare le performances delle stories?
Quindi, oltre a impression e copertura, le storie prevedono anche i seguenti parametri:

  • Forward: chi ha proseguito nel guardare la storia.
  • Back: “indietro”, il numero di tocchi nelle parti precedenti della storia; risposte e interazioni, fino alle uscite.
  • Risposte: il numero di risposte a questa foto o questo video nella tua storia.

Con questa piccola guida introduttiva, abbiamo voluto darti gli strumenti – essenziali – per misurare le revenue della tua presenza aziendale e di brand sui social network che danno maggiore risalto alle attività, ai prodotti e ai messaggi che si desiderano lanciare.

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Google+ chiude: ad agosto 2019 l’addio al social

Posted by / 15 Ottobre 2018 / Categories: News dal Web, Social Media / 0 Comments

“Sono sempre i migliori che se ne vanno”. O forse no?
Google+, oggi, si ritrova nella stessa situazione in cui si ritrovò LinkedIn, quando nel 2016 in seguito a un attacco rese pubblici i dati di 117 milioni di iscritti, e come Facebook, nell’occhio del ciclone con lo scandalo Cambridge Analytica.

La notizia, veicolata in primis dal Wall Street Journal, risale a pochi giorni fa – per la precisione al 7 ottobre – e sostiene che Google+ abbia esposto a rischi i dati di oltre 500.000 utenti privati per oltre 3 anni. La decisione, così, diventa inevitabile per il colosso dei motori di ricerca: il social di Mr. G chiuderà definitivamente i battenti durante la prossima estate.

Il motivo della chiusura di Google+

La motivazione? Sta in un bug: un bug di cui Google+ era già a conoscenza dalla scorsa primavera, ma che ha preferito tacere.
Infatti, proprio nel marzo 2018, mentre Facebook era sotto un controllo globale per via della raccolta di dati personali e a cui seguì lo scandalo Cambridge Analytica, Google ha scoperto uno scheletro, decisamente scomodo, nel suo armadio: un bug nell’API – application programming interface -, che ha dato ampio margine agli sviluppatori di app di terze parti di accedere ai dati non solo degli utenti che avevano concesso il permesso, ma anche a quelli dei loro amici.
Uno scandalo taciuto questo, ma dalla dinamica familiare, poiché riflette – quasi per filo e per segno – ciò che ha portato Mark Zuckerberg davanti al Congresso degli Stati Uniti.
E così, alle 4 del mattino del giorno 10 ottobre 2018, Google stava perdendo il 4,63% sulle sue azioni.

Google+, il social che non ha mai spiccato il volo

Nell’ultimo biennio, Google+ era diventato quasi uno sconosciuto. Dopo il boom del 2011, a seguito del quale sono stati scritti centinaia di libri in tutto il mondo, in molti riponevano le loro speranze di scalata dei motori di ricerca in questo social dall’icona rossa: perché, essendo prodotto Google, le promesse erano proprio quelle di migliorare il posizionamento e il ranking di articoli e siti.
Ma c’è stato un tempo in cui Google+ rappresentava un club esclusivo, con milioni di utenti Internet che chiedevano a gran voce di entrare. Proprio nel 2011, Google invitava privatamente i suoi iscritti Gmail ad accedere a questo nuovo social dalle grandi prestazioni: e così, solo nel 2014, Google+ contava oltre 2.800.000 iscritti, fornendo loro hangouts, webcam e possibilità di scambio file.

Ma poi, Google, ha scoperto che socializzare online era più difficile di quanto sembrasse: e così, nei giorni scorsi, il gigante della Silicon Valley ha dichiarato che “nell’arco dei prossimi 10 mesi il social chiuderà. Il completamento è previsto per la fine di agosto 2019. Nei prossimi mesi, verranno fornite ai vecchi utenti informazioni aggiuntive sulle modalità in cui si possono scaricare e migrare i propri dati“.  E quello sarà un giorno triste, soprattutto per tutti quei SEO specialist che per anni hanno creduto in lui.

Una mossa, questa della chiusura di Google+, che mette in evidenza quella che è la sfida per tutti gli altri player del mondo social di competere con Facebook, la piattaforma social di maggior successo al mondo dalle continue implementazioni.

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Facebook Watch è approdato in Italia!

Posted by / 21 Settembre 2018 / Categories: Facebook, Social Media / 0 Comments

A distanza di 20 giorni dal lancio, anche in Siks abbiamo deciso di parlare della buona novella nata in casa del gigante blu dei social: Facebook Watch, la nuova piattaforma video on demand.
Già, perché il colosso marchiato Zuckerberg non poteva certamente mancare nel grande mercato dei contenuti video, e dopo il grande successo di Netflix e delle altre decine di piattaforme che offrono sit-com, film, miniserie e altre deliziose amenità. Vediamo insieme come funziona.

Il mercato del video on-demand

La Pay-tv, ormai, sembra un vecchio ricordo: come sostiene, infatti, Corrierecomunicazioni, i ricavi delle piattaforme on-demand, come Amazon e Netflix, aumenteranno del 12% nella sola Europa occidentale, entro il 2021, viste anche le imminenti notizie in tema di sviluppo della rete, con il futuro lancio della rete 5G. Un background, questo, che Facebook non poteva certamente ignorare.

Come funzionerà Facebook Watch?

Il debutto della piattaforma risale allo scorso 30 agosto: un lancio che non è passato in sordina, preannunciato da un paio di anni, per un canale già attivo da un anno negli USA. Ora Watch è disponibile in tutto il mondo: e gli account attivi sono già due milioni.
L’ispirazione che sta alla base di questo nuovo canale è proprio YouTube: i video, infatti, vengono proposti sulla base alle preferenze di ogni utente. Come si esprimono, però, queste preferenze? Ovviamente attraverso il buon vecchio like, e in base alle interazioni con gli amici e i loro post. Non solo: proprio come succede con le notizie del feed, anche i video di Watch potranno essere salvati, per essere visti successivamente.

Per quanto riguarda la programmazione e la scelta del menù video, questa funzionerà come in tutte le piattaforme on demand di video: molti dei contenuti saranno realizzati appositamente per Watch! Alcuni degli show attualmente presenti sono Red Table Talk con Jada Pinkett Smith, e Huda Boss, trend particolarmente made in USA, già pronti per sfondare anche in Italia.
Watch è disponibile su iOS e Android, sul web, ma non solo: lo trovi anche sulle TV Apple, Samsung, Amazon e Oculus.

Video Party: cosa sono?

Watch esprime con le sue funzionalità un primato: quello del coinvolgimento attivo dei follower e degli utenti grazie ai Video Party, in cui gli utenti possono commentare i contenuti durante la visione, interagendo con gli altri utenti che sono, in quel momento, collegati. Un po’ come succede con le dirette Facebook. Questi Video Party saranno attivi durante le prime visioni e gli eventi live, oppure in occasione di live e talk show. Insomma, il pubblico potrà così abbattere le barriere che da sempre hanno caratterizzato lo spettatore ante litteram, immergendosi in una realtà vivida, interattiva e basata sulla condivisione.

Restiamo in attesa, quindi, dei risultati: Watch è gratuito, e rappresenta una freschissima novità nel mondo social e interattivo. E tu? Hai già fatto il primo accesso? Noi non vediamo già l’ora di rimetterci sul divano, carichi di pop-corn e curiosità!

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Facebook e il nudo. Quando la censura è a regola… d’arte.

Posted by / 6 Settembre 2018 / Categories: Facebook, Social Media / 0 Comments

Scandalo al sole: l’estate social 2018 è stata contraddistinta da un momento non troppo nobile per il canale del pollice blu che, tra le migliaia di immagini di selfie marittimi, gambe abbronzate e aperitivi sulla spiaggia, ha preferito censurare i nudi di un noto museo europeo: si tratta dei quadri di Rubens, oggetto di una diatriba tra il museo che li ospita e Facebook, già noto per i suoi giudizi ben poco elastici nei confronti del nudo, compreso quello artistico.

Peter De Wilde, CEO di Visit Flander –  l’ente turistico delle Fiandre, che ospita anche la House of Rubens – si è visto costretto a escludere la piattaforma di Zuckerberg dal media planning dei suoi canali: infatti, Facebook ha censurato completamente – grazie ai suoi “cleaners” e agli algoritmi che consentono l’identificazione dei contenuti per adulti – i nudi del maestro fiammingo.
E la notizia, datata 28 luglio 2018, ha fatto il giro dei canali d’informazione.

I panni sporchi si lavano via video (virale):

Un approccio punitivo, questo, che in realtà “si estende al 20% delle opere fiamminghe presenti sul social” sostiene sempre De Wilde. Quindi, l’ente del turismo, ha deciso di dar vita a una strategica protesta via video e web, ironica e dissacrante, in cui i turisti e i visitatori della House of Rubens di Anversa vengono invitati ad allontanarsi dalle opere del pittore per «proteggersi dalla nudità» e dallo scandalo.

Un esercito di guardiani della morale, vestiti come una squadra d’assalto, e sulle cui pettorine, dal blu inconfondibile del social californiano, si legge “fbi – social media inspector -”. I visitatori vengono interrogati sui loro account social. Chi ne possiede uno, viene automaticamente allontanato dall’opera dove compare un nudo. La risposta dei turisti ? Un’espressione ammutolita, tra l’incredulo e sconcerto!

La replica di Facebook

Il team Facebook ha risposto, probabilmente rosso d’imbarazzo nel viso, che sta «rivedendo il suo approccio sul nudo nella pittura per quanto riguarda la pubblicità sul social», continuando a ribadire che, ad ora, le regole del social filtrano i contenuti per adulti o «le nudità o altre attività sessualmente provocatorie».

Un caso, questo, che ha suscitato ilarità e polemiche da parte della stampa europea e di tutti gli appassionati d’arte, ma non unico nel suo genere: infatti, già “La Liberté guidant le peuple” di Eugene Delacroix, era stata messa al bando dal social per via del seno nudo della Marianna, così sfacciatamente in primo piano; come le nudità nervose dell’austriaco Schiele, uscite dalle polemiche social, perché censurate – addirittura – dal comune di Londra.

Concediamoci una piccola licenza: quella per cui… la pruderie non è mai troppa. Se le modifiche all’algoritmo di Facebook, lanciato pochi mesi fa, hanno dato adito a polemiche tra social media manager ed esperti sempre del mondo social, questo censor beep del canale poco discriminante, non aiuteranno certo la sua reputazione tra i musei e le fondazioni che lavorano con l’arte e che, si stima, abbiamo un tasso di iscrizione al social di Zuckerberg pari all’89%.

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Instagram spiega come funziona il suo algoritmo: cambiamenti in vista per il mondo del visual marketing?

Posted by / 26 Giugno 2018 / Categories: Instagram, Social Media / 0 Comments

Un nuovo algoritmo di feed per Instagram: la notizia è stata data da Social Media Today lo scorso 2 giugno. L’azienda di proprietà di Facebook ha analizzato, davanti a un’accolita di giornalisti esperti di tech, il nuovo modo con cui il sistema ordina i contenuti nella timeline. Nessun segreto, ma tanti nuovi funzionamenti. Vediamoli insieme!

Interesse, relazione, tempestività: gli ingredienti nuovo algoritmo

L’algoritmo brand new di Instagram tiene conto di tre importanti fattori principali, che caratterizzano il nuovo funzionamento:

  • Interesse: l’algoritmo determinerà l’ipotetico interesse della community verso ogni singolo post, calcolando innanzitutto l’impegno di chi pubblica contenuti simili, quasi tematici. Il sistema valuterà anche il reale contenuto visivo dei post, grazie agli strumenti di riconoscimento delle immagini, in continua evoluzione;
  • Tempestività: ovvero, post freschi di pubblicazione. Infatti, nei mesi scorsi, l’utenza si era lamentata del fatto che i contenuti nei loro feed fossero troppo vecchi, e così il social ha messo una pezza;
  • Relazione: i fattori utilizzati in questo calcolo potrebbero includere interazioni comuni, come commenti e like sui post degli altri, ma anche messaggi e tag (ad esempio se si è comunemente taggati nelle immagini di quella persona, e viceversa).

Insomma, l’interazione e l’immediatezza vengono premiati; ma è l’elemento di riconoscimento dell’immagine ad aggiungere qualcosa di interessante e assolutamente hi-tech.

L’organizzazione della timeline:

La natura visiva della piattaforma ha dato vita a un nuovo layout di timeline, che organizza il contenuto in canali tematici. Invece di fare riferimento ai soli hashtag, che sono comunque un elemento testuale, Instagram potrebbe anche utilizzare il contenuto dell’immagine stessa per evidenziare un tema interessante per le sue community.

Uno sviluppo, questo, che svela anche la prossima ipotetica evoluzione del sistema di algoritmi di Instagram: l’accento è posto molto di più su ciò che è effettivamente presente in ogni immagine, piuttosto che tag o didascalie. Questo ha senso: per i professionisti del marketing, tutto ciò potrebbe portare a un cambiamento significativo nel modo di pubblicare e nella scelta dei contenuti dei piani editoriali.

Oltre a questo, Instagram ha anche cercato di sfatare alcuni miti:

  • L’algoritmo non favorisce i post di immagini o video con un numero esagerato di hashtag e tag ma, come abbiamo detto sopra, si baserà soprattutto sul comportamento di ciascun utente.
  • Non c’è alcuna penalità per la pubblicazione troppo frequente: se pubblichi spesso, molto semplicemente i tuoi post saranno intervallati da aggiornamenti di altri utenti.
  • L’algoritmo non dà preferenza ai conti personali o aziendali: sono tutti classificati allo stesso modo.

Un ultimo dato: prima dell’introduzione dell’algoritmo, gli utenti spendevano circa 21 minuti al giorno nell’app, ma dal momento della sua implementazione, sono passati in media a 24 minuti al giorno per utente. Un dato significativo per un cambiamento che sembra dare una rilevanza particolare alle interazioni – social! – e ai contenuti realmente appetibili per le diverse fasce di pubblico che ogni giorno popolano la piattaforma visual più amata al mondo.

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“E ora, qualcosa di completamente diverso”: alla scoperta di YouTube e i suoi Youtubers

Posted by / 8 Giugno 2018 / Categories: Social Media, Youtube / 0 Comments

Lo avevamo detto a gennaio: tra le previsioni 2018 relative al mondo digital, il video avrebbe goduto ancora di grandi momenti di gloria. E così è stato. Soprattutto per YouTube, il social-non-social, la piattaforma video più nota al mondo, la cui anima è popolata da youtubers, nuove stelle del web la cui base fan è attivissima e scatenata. Vi proponiamo, quindi, un viaggio in questo mondo e tra i suoi protagonisti.

Ma prima… un po’ di numeri

Per comprendere a pieno il fenomeno youtubers, è bene contestualizzare: innanzitutto, gli italiani amano YouTube, piattaforma che supera addirittura Facebook per numero di visite uniche giornaliere. Ma, YouTube, è una piattaforma non scevra da polemiche: è della metà di aprile 2018 la notizia secondo la quale qui sarebbero stati rubati i dati di minori under 13, al fine di profilare advertising in target con questa fascia di utenti. Perché sì, gli utenti di Youtube di età compresa tra i 12 e i 21 anni sono il 39%: non sarà una maggioranza assoluta, ma si tratta certamente di un numero cospicuo. E attivo.

Youtubers: gli esempi virtuosi

Bando alle polemiche, YouTube è una fucina di talenti. Sono tanti, giovani e meno giovani, che utilizzano questa piattaforma video per veicolare contenuti culturali e divulgativi facilmente assimilabili. In questo articolo di Freemedia viene stilata una vera e propria lista di youtubers che fanno tornare voglia di leggere, tra recensioni – in chiave più o meno ironica -, opinioni e scoperte. Chi ha attirato maggiormente la nostra attenzione? Sicuramente Julie Demar, che abbiamo conosciuto di persona: genovese come noi, tra cactus, book haul e partecipazione a festival e manifestazioni, è tra le voci più fresche e aggiornate sul mondo della letteratura. Ve la consigliamo con tutto il cuore!

Youtubers: quelli più amati in Italia

Ipantellas, Favij, Benji e Fede, ma anche CasaSurace: la comicità è virale. E sembra proprio questo il trend topic più ricercato del reame. Ma, se questi nomi ormai sono più che noti, tanto da oltrepassare la barriera di YouTube per approdare in TV come testimonial di pubblicità e parte di sit-com,  la lista è ancora molto lunga, tra viaggi, vlogger – ovvero, chi usa il video come blog -, giochi e bellezza. Non potendo dilungarci troppo con i nomi, lasciamo la parola a Wired, che ha classificato i 10 migliori youtubers in Italia, ancora parzialmente sconosciuti ma assolutamente promettenti!

Youtubers: se non son matti non li vogliamo

Il trash è il loro pane quotidiano. Fake news, complottismo e alieni, cucina che fa accapponare la pelle, mash-up musicali mal riusciti. YouTube è così, un po’ Dr, Jekyll e un po’ Mr Hyde: se da un lato la bellezza vince, dall’altra troviamo una componente kitsch forte. E la lista dei peggiori Youtubers si fa lunga e lastricata di traguardi: non saremo noi a fare da giuria, ma lasceremo la parola a chi ne ha già parlato, con un mini survey degli articoli usciti sul web che danno spazio a questa categoria.

  • Gli Squallidi di Youtube: un blog ad hoc per trovare il peggio del canale video più popoloso al mondo, con un focus particolare sulla politica e la scienza;
  • un minuto e 13 di puro terrore: il partenopeo ThePio3D ci fa la lista, “un suo parere personale”, dei 5 peggiori youtuber per tipologia di video e riuscita delle loro riprese;
  • un parere autorevole ce lo dà Radio Deejay, in questo articolo, dove viene esacerbato il peggio del peggio: per i 10 anni di YouTube, una reale classifica del peggio internazionale e nazionale, a partire dal discusso e alquanto iperbolico Andrea Dipré. Buona visione!

Un po’ Yin e un po’ Yiang, YouTube è un mondo tutto da scoprire: capace di popolare le nostre giornate con news, tips and tricks, aggiornamenti – dalla lettura, al running, alla cucina -, il suo punto saldo sono proprio i contenuti che generosi youtubers creano quotidianamente.

Ma una cosa va detta: scadere in giudizi facili, senza conoscere le situazioni di ogni singola persona che aspira a diventare parte di successo di questo universo, è davvero facile. Bullismo, flare, commenti senza identità che sono in grado di distruggere anche la più solida delle reputazioni, non sono ben accetti. Il saggio dice: YouTube è un canale da vivere, ma attraverso una netiquette responsabile e umana.

Team Siks

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