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È inutile girarci intorno, la pandemia di COVID-19 ha cambiato il mondo.
In un contesto così inusuale, ci rivolgiamo al digitale, imparando a scoprirne nuove, infinite potenzialità. È proprio di questi giorni la notizia dell’app Immuni, realizzata per “tracciare” i contagi di COVID-19, oggetto delle polemiche di chi ritiene possa mettere a rischio la privacy dei cittadini.
Tuttavia, non utilizziamo gli strumenti digitali solo per informarci sul COVID-19, ma anche per cercare di sfuggirgli, di riavvicinarci alla normalità. 
Ed è proprio dal digitale che possiamo e dobbiamo ripartire, come cittadini e soprattutto come aziende.

L’esempio della Cina

La lezione che ci arriva dalla Cina, primo paese colpito dal COVID-19, è chiara: a sopravvivere sono le aziende con una forte impronta digitale, che riescono a rispondere prontamente al cambiamento dei comportamenti dei consumatori.
Possiamo fare un esempio legato all’industria automobilistica: Baic Bjev e Jetour hanno rimpiazzato Toyota e Honda alla terza e quarta posizione nella Top 5 dei principali “player” sul mercato cinese proprio perché sono riusciti a creare un’esperienza di acquisto online di valore per i consumatori, in un periodo in cui non c’erano showroom “fisici” dove potersi recare.


Nuove abitudini

Il digitale ci ha portato ad assumere nuovi comportamenti, che stanno diventando abitudini, e che devono essere quindi presi in considerazione dalle aziende non solo durante l’emergenza, ma anche dopo, perché la “normalità” a cui torneremo non sarà la stessa a cui eravamo abituati. Si tratterà di una “nuova normalità”, che vedrà al centro proprio un maggiore utilizzo degli strumenti digitali, e che qui cerchiamo di riassumere in tre punti, fondamentali nella vita di ognuno di noi: lavoro (o scuola), alimentazione e intrattenimento.

Work

Per quanto riguarda il mondo del lavoro, la pandemia si è rivelata essere un’involontaria campagna di sensibilizzazione in merito ai vantaggi dello Smart Working, pratica a cui le aziende italiane hanno dovuto adeguarsi in fretta e furia a seguito delle indicazioni del Governo. Da un giorno all’altro, le aziende hanno dovuto confrontarsi con una realtà le cui potenzialità venivano troppo spesso ignorate.
Lo Smart Working ha “obbligato” le aziende a fare i conti con strumenti come gli archivi Cloud, per poter accedere a file e documenti da remoto, o programmi per le videochiamate e le videoconferenze. Il risultato, per molte aziende, è stato quello di giungere alla consapevolezza che, in fondo, lo Smart Working non è poi così male, e che i supposti “limiti” tecnologici sono decisamente superabili.
Indubbiamente, nel mondo post-COVID-19, le aziende avranno meno problemi a concedere ai propri dipendenti di lavorare da casa, ma sarà necessario fare ulteriori passi avanti nel processo di digitalizzazione, mettendo a frutto metodi sempre più efficienti per valutare e quantificare l’operatività dei lavoratori da casa.
Insomma, non tutto il male viene per nuocere: la pandemia si è rivelata essere la “spinta” giusta per accelerare un processo di “trasformazione digitale” troppo a lungo posticipato, soprattutto in Italia.
Allo stesso modo, anche scuole e università hanno cercato di adattarsi nel più veloce tempo possibile alla situazione di emergenza, fornendo ai propri studenti la possibilità di seguire le lezioni online. Questo ha permesso a questi ultimi, ma soprattutto al personale scolastico, di familiarizzare con strumenti che prima potevano sembrare decisamente ostici, e che oggi risultano invece essere parte della nostra vita quotidiana.
 Si prospetta quindi, per il futuro, una crescita nel settore dell’e-learning, settore con il quale gli italiani stanno rapidamente prendendo confidenza.

Eat

Con l’obbligo di rimanere a casa, si è intensificato l’interesse per le consegne a domicilio, che permettono a molte attività commerciali del settore alimentare di “sopravvivere” in questo periodo. Questo trend evidenzia una maggiore familiarità degli italiani con e-commerce e app come JustEat e Deliveroo. Sicuramente, al termine dell’emergenza, il trend procederà, e le aziende dovranno farsi trovare preparate. Da tenere in considerazione, di conseguenza, lo sviluppo di piattaforme di e-commerce, per rispondere a un trend che ha subito un’enorme crescita e che, superata l’emergenza, non riguarderà solo il Food Delivery e l’e-grocery. Per farvi un’idea, sappiate che, secondo una ricerca di Netcomm, il 75% degli italiani che hanno acquistato online nel mese di marzo 2020 non l’aveva mai fatto prima. 
E in fondo non è la prima volta che un virus contribuisce alla diffusione degli acquisti online: era già successo in Cina con lo scoppio della SARS nel 2002-2003.

Fun

I programmi di videochiamata possono tornare utili non solo per lavoro, ma anche per passare del tempo con gli amici. Il concetto base è quello di interagire in tempo reale: è per questo che Instagram, in tempo di quarantena, pullula di utenti che interagiscono fra di loro e con i propri follower tramite le cosiddette “Dirette Instagram”, realizzate spesso in gruppo.
A seguire il trend ci sono i ‘personaggi’ più svariati, da Jo Squillo che fa impazzire tutti con i suoi energici DJ set a Papa Francesco con la Santa Messa in diretta. 
C’è anche chi, come Jovanotti e Fabio Volo, sulle dirette costruisce quasi un programma vero e proprio, e sicuramente il grande concerto One World: Together At Home, organizzato da Lady Gaga per raccogliere fondi per l’OMS, avrebbe riscosso ancora più successo se le esibizioni dei cantanti, registrate nel comfort delle loro case, fossero state in diretta su Instagram.
Sempre l’escamotage della diretta sembra poter essere una soluzione, almeno temporanea, per alcuni degli eventi di intrattenimento che sarebbero altrimenti da posticipare o annullare a causa della pandemia. A risultare fondamentale è, naturalmente, la possibilità degli utenti di interagire con ciò che vedono. Non è da escludere, quindi, che possa nascere un nuovo mercato per la Realtà Aumentata e per la Realtà Virtuale, già fra i trend del 2020, proprio al fine di aumentare il coinvolgimento degli spettatori. Questa tecnologia potrebbe quindi finalmente trovare la sua consacrazione, magari come accompagnamento alle visite virtuali dei più importanti musei italiani.