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Gli eventi digital da non perdere nel 2019

Posted by / 5 dicembre 2018 / Categories: Internet & New Media, SEO, Social Media / 0 Comments

Agenda: un termine che deriva dal latino e indica le “cose da fare”. E, nell’ultimo mese del 2018, tutti ci prepariamo ad affrontare l’anno che verrà segnando buoni propositi e impegni nel nuovo taccuino – virtuale o cartaceo – che ci accompagnerà durante il 2019.
Non solo impegni e obiettivi: hai lasciato un po’ di spazio per la formazione? Se ti occupi di digital, sei un appassionato di tech o la tua professione si delinea tra task di social media e marketing, eccoti alcuni eventi imperdibili, ai quali non potrai mancare!

Pronto a prendere nota?

WMF – Web marketing  Festival

Si terrà nell’estate, il 20-21-22 giugno 2019, il festival omnicomprensivo del marketing internazionale, che durante gli scorsi anni ha registrato quasi 18.000 presenze. E, anche la prossima edizione, in quel di Rimini, rappresenterà l’occasione perfetta per parlare di digital e social. Il programma completo lo trovi a questo link: https://www.webmarketingfestival.it/

Mashable Social Media Day

L’edizione di quest’anno comprende anche i Digital Innovation Days of Italy, per un’edizione 2019 davvero completa per fare un punto significativo sul mondo digitale e social media, con tre giorni di formazione e interventi, oltre a case history di brand internazionali, tra cui Ogilvy e Armando Testa. La location? Milano. Quando? 17-18-19 ottobre 2019.
www.digitalinnovationdays.com/

Ecommerce HUB

Ti occupi di ecommerce e inbound marketing? Hai bisogno di formazione per quando riguarda i temi e i nuovi orizzonti dello shop online? L’evento Ecommerce HUB ti farà scoprire gli ultimi trend in tema, attraverso workshop e case history verticali, che analizzeranno tecnologie, comportamenti e tecniche per convertire. Ecommerce HUB si terrà a Salerno, il prossimo ottobre 2019.
www.ecommercehub.it

Search marketing connect

E ora, addentriamoci nel mondo SEO con tutti i suoi annessi e connessi: nel venturo mese di dicembre 2019, a Rimini si terrà il Search Marketing Connect: due giorni di formazione, altamente approfonditi, per veri addetti ai lavori, dove si parlerà di SEO, PCC e di tecniche Web Analytics per comprendere appieno dati e per articolare nuove strategie. Attenzione: parliamo di 2019, ma, in realtà, sei ancora in tempo a partecipare anche all’edizione 2018, che si terrà il 14 e 15 dicembre, sempre a Rimini. Per maggiori informazioni:
www.searchmarketingconnect.it

Advanced seo tools

Aprile, dolce dormire. In realtà, con questo evento dedicato alla SEO e ai migliori tool per lavorare con i sistemi di search engine optimiziation, tra interventi di speaker professionisti e già concretamente operativi nel mondo SEO, potrai avere una bella ricarica per comprendere a pieno i ferri del mestiere.
www.advancedseotool.it

Playcopy

Largo alla creatività: c’è spazio anche per i copy! Proprio a Modena, sempre nel mese di aprile 2019, si terrà PlayCopy, una giornata di workshop e interventi flash. Dai 30 ai 50 minuti, oltre a esercitazioni pratiche per approfondire le tecniche di scrittura persuasiva, creativa, per il web, il social e l’ADV. Non solo live, ma anche via web.
www.playcopy.com

E ora, segnate nella vostra agenda l’evento – o gli eventi – che più saranno utili alla vostra crescita professionale e creativa. Perché è dal confronto e dal networking che partono le idee e le spinte più energiche per affrontare, quotidianamente, il lavoro della comunicazione con competenza e fantasia.

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Google Analytics e il GDPR: quali novità?

Posted by / 22 ottobre 2018 / Categories: Internet & New Media, News dal Web, SEO / 0 Comments

Google Analytics è un tool alleato delle strategie: un tema di cui non abbiamo mai parlato ma che, proprio per le sue funzionalità a livello di monitoraggio delle visite ai siti web, diventa un compagno a cui non si può (e non si deve) rinunciare.

Che vi occupiate di programmazione, di SEO, di copy, o che siate i diretti possessori di un sito web, la visita quotidiana a questo tool Google è necessaria: proprio perché Analytics è da sempre caratterizzato da una costanza nel mantenimento dei suoi parametri e del suo schema, da cui reperire visite uniche, referral, tempi di permanenza e molto altro, fino alla customizzazione dei dati per report ultra-personalizzati.

O meglio, così è stato fino ad aprile 2018 quando anche questo sistema ha iniziato a modificare alcuni aspetti, in vista delle famigerate leggi sul GDPR europeo, entrate in vigore lo scorso 25 maggio.

Cosa cambia? Vediamolo insieme!

Il cancellamento mensile dei dati per il GDPR

Non tutti lo sanno: da aprile 2018 è stata resa la cancellazione dei dati e dello storico più vecchi di un mese. Una funzione davvero comoda per venire incontro alle ottempranze del GDPR.

Quali dati si potranno cancellare? Tutti quelli legati a un cookie o a un evento. Non saranno, invece, cancellabili, i dati cosiddetti “aggregati”, come possono essere, per esempio, il numero di sessioni, che non potrà essere segmentato o azzerato: infatti, le sorgenti di traffico, se viste per numero di sessioni, dovrebbero essere dati non modificabili, appartenendo a uno storico importante.
Come si possono cancellare i dati? Basterà andare su impostazioni > modifica > informazione sul tracking > data retention. Qui, si aprirà una finestra da cui potrete selezionare, da un menù a tendina, una serie di archi temporali mensili. Il default del sistema è impostato su 26 mesi, ma lo potrete cambiare scegliendo tra una delle opzioni.
Google, poi, dà un po’ di tempo per modificare la propria scelta, che può essere riformulata o annullata entro 24 ore: dopodiché GA prenderà atto ufficialmente della nuova scelta, memorizzandola.

Piccola nota per i meno esperti. Non stiamo parlando della funzione di default per la quale, se un utente esterno non torna sul sito per 24 mesi, Analytics lo considera nuovo utente – in caso decida di visitare nuovamente la property -: stiamo parlando di una funzione selettiva che ogni utente può scegliere di modificare!

Cos’ha fatto Google per il GDPR?

Google ha intrapreso la strada della semplicità: infatti, la sua Privacy Policy ora viene spiegata anche attraverso un breve video, molto chiaro ed esemplificativo.

Finora, però, abbiamo parlato di cancellazione dei dati: ma che succede se vogliamo esportarli? Google ha infatti aggiornato molte delle opzioni che riguardano l’esportazione dei dati: la compagnia di Mountain View sta infatti creando un sistema open source di data transfer, per scaricare e spostare i dati senza problemi. Questo progetto si chiama Data Transfer Project: un sistema open source, come è nello stile di Google, che rende facile per le persone trasferire i propri dati tra fornitori di servizi online in maniera semplice, grazie a una struttura comune, con modelli e protocolli di dati. Vuoi saperne di più? Visita questo link!

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Editing del testo: una questione di galateo comunicativo

Posted by / 14 settembre 2018 / Categories: Advertising, Internet & New Media / 0 Comments

Sei sicuro di essere solamente “leader del settore”? Davvero ti piace definirti “un’azienda giovane e dinamica”? Beh, siamo certi che non sia così: esistono, infatti, centinaia di parole pronte a descrivere al massimo chi sei e cosa fai. Parole che parlano di “te”, evitando il pericolo di farti divenire “uno tra i tanti”.
E il trucco c’è, ma non si vede: un attento lavoro di revisione testuale è quello che ci vuole. L’editing dei testi è un intervento sottile da parte di un occhio esterno che garantisce un lavoro di limatura (il famoso labor limae) per rendere i tuoi testi più adatti al target del messaggio, più personali e corretti.
Un po’ come lucidare le vecchie posate, prima di esporle: si tratta di un tocco che, per molti, è solo un dettaglio ma che, per gli occhi più attenti – quelli dei nostri, e dei vostri clienti – è sinonimo di grande attenzione nei loro confronti. Una questione di galateo comunicativo, quindi: una ragione in più per sottoporre a un copy, i testi di un sito web, una brochure, un comunicato stampa, a un lavoro di revisione.

Le altre ragioni? Te le spieghiamo qui:

  • sai cosa vuoi esprimere, parli un italiano naturale. Ma questo non significa che il tuo testo non abbia bisogno di correttezza ultra formale, e di qualche escamotage in grado di raccontare qualcosa come lo faresti tu, ma meglio;
  • un testo ha bisogno essere “svecchiato” con frequenza: la lingua si evolve, cambia, i termini si modificano. E i tuoi testi hanno la necessità di parlare con attualità;
  • la nostra lingua è esposta ai meccanismi comunicativi che continuamente la plasmano. Spesso, però, il burocratichese, il medicalese, il politichese, il linguaggio dei social, sono barriere: la terminologia specialistica non possono inficiare un testo che, invece, deve essere pulito, neutro, esemplificativo. Un testo deve avvicinare, non allontanare;
  • non è vero che i lettori vadano tutti di fretta: il 45% di loro, infatti,legge attentamente ciò che gli viene proposto. Insomma, una bella immagine certamente spalanca le porte dell’attrazione, ma il testo è la chiave che fa ritornare le persone al nostro contenuto. Un potenziale da sfruttare, senza dubbio.

In cosa consiste un iter di correzione di bozze?

Tanti piccoli step compongono un cammino verso la meta della chiarezza espositiva, dell’eleganza, e della brevità. Ecco un piccolo insieme di procedure che ti aiuterà a capire come si svolge questo lavoro:

  • trovare gli errori ortografici, sintattici e lessicali;
  • correggere gli errori;
  • trovare sinonimi o termini semanticamente più attinenti al tema, dando una ricchezza lessicale incrementata e più in target con il messaggio che desideriamo dare;
  • modificare sintassi e punteggiatura, rendendo il testo più leggibile, elegante e articolato, ed evidenziando al tempo stesso i periodi più importanti, facilitandone la comprensione da parte del lettore;
  • tagliare gli eccessi, riassumere ciò che non è necessario: se parliamo al web, dobbiamo essere più stringati;
  • inserire le ancore visive: corsivi e grassetto in primis, per evidenziare le parole chiave o creare un “filo del discorso”;
  • sistemare i titoli, rendendoli accattivanti e ben confezionati.

Per concludere con le parole dell’unione internazionale dei correttori, ecco qual è il valore di un’attività come questa: “così come saper pitturare una parete non significa essere capaci di dipingere un quadro da esporre a una mostra, parlare una lingua in modo naturale non presuppone la conoscenza perfetta della sua ortografia e grammatica. Chi non percepisce un’imprecisione, non la può migliorare; e chi non sa rilevare un errore, non è in grado di correggerlo. Per questo è necessario affidarsi a un professionista.”
Una piccola provocazione per comprendere il grande potenziale che i tuoi testi hanno. Non credi?

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Cosa succede in un minuto su internet?

Posted by / 13 luglio 2018 / Categories: Internet & New Media / 0 Comments

Internet è sicuramente uno dei non-luoghi più trafficato del pianeta. Il tempo, qui, si dilata e si fraziona nello stesso istante: miliardi di persone si incontrano, vengono compiuti acquisti, download e scambio di dati.
Cosa succede in un minuto su internet, quindi? Beh, questo è il titolo dell’interessante ricerca portata avanti – negli USA – da Cumulus Media nei primi mesi del 2018, e che ha portato alla produzione di un’infografica puntualissima che ci mostra cosa succede nel web, nella media di 60 secondi, in tutto il mondo.

Una questione di statistica!

I dati che vengono riportati in questa infografica, riproposta anche il 29 maggio scorso da Social Media Today, ci dicono che:

  • in un secondo, 873.000 persone si collegano a Facebook;
  • quasi un milione di persone ricercano l’anima gemella su Tinder;
  • 174.000 user caricano immagini su Instagram e controllano compulsivamente il proprio feed.

Non solo social

Whatsapp e Messenger sono ormai i collettori di messaggistica più utilizzati al mondo, oltre a Telegram: infatti, in un solo minuto, vengono inviati ben 38 milioni di messaggi!
Nostalgici? Nessuna paura! C’è spazio anche per i vecchi sms: ben 18 milioni di messaggini vengono spediti ogni minuto.

Netflix, e-commerce e shop

Se i social sono ormai un universo conosciuto, le nuove piattaforme di streaming video e di shopping online sdoganano dati mirabolanti. In un minuto, infatti, vengono spesi quasi 900.000 dollari, e quasi 400 mila app vengono scaricate.
Netflix, invece registra ben 266.000 ore di video e serie tv viste complessive nell’arco di un solo minuto!

Ci rincuora vedere, comunque, come alcuni gesti un po’ più datati – non solo gli SMS, ma anche le mail, così indispensabili ogni giorno – sopravvivano alle piattaforme di project management e di task: la posta elettronica conta, infatti, 187 milioni di invii al minuto! Buone novelle, insomma, anche per l’email marketing.

Perché abbiamo deciso di parlare un tema di questo genere? Perché – è vero – ci occupiamo di advertising, e creatività, ma la maggior parte delle nostre attività trova poi la sua applicazione nel web. Che sia un sito internet, una strategia social, o un video, la rete è il background che accoglie tutto questo.
Non solo: a livello strategico è importantissimo conoscere le abitudini degli utenti, per offrire loro ciò che cercano,tra temi, accessi e piattaforme: questa ricerca può essere una risorsa reale per ogni strategia online di marketing.

E, soprattutto, perché ognuno di noi è parte di questo meraviglioso moto perpetuo!

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Google News e Subscribe: il nuovo modo di fare giornalismo autorevole nel web

Posted by / 27 aprile 2018 / Categories: Internet & New Media, News dal Web / 0 Comments

Guerra alle fake news? Beh, questa è certamente una delle prese di posizione più discusse del web, che hanno dato adito a una serie di dibattiti nell’ultimo anno piuttosto avvincenti e intensi. E, in questo ambito, non poteva mancare Mr. G, che dalla lontana ma sempre rieccheggiante Silicon Valley ha creato, proprio nel corso degli ultimi 365 giorni, progetti e strumenti che aiutano il giornalismo tra le righe digitali a essere autorevole, credibile e con fonti rintracciabili: il tutto grazie all’interazione con i suoi utenti.

Google news initiative

Google News Initiative è, come dice il nome, un’iniziativa per aiutare il giornalismo a prosperare in un’era digitale. Prodotti, partnership e programmi con bandi a cui giornalisti e testate possono aderire per costruire un futuro migliore per le notizie. Gli obiettivi del progetto serviranno a sviluppare nuovi modelli di business per supportare il giornalismo di qualità, rafforzarlo ed elevarlo, aiutando le organizzazioni di notizie a sfruttare la tecnologia per l’innovazione all’interno delle redazioni.

Subscribe with Google

300 milioni di dollari: è l’impegno – decisamente concreto – che Google prende nel lanciare un nuovo progetto che aiuta il giornalismo a crescere nell’era digitale attraverso tool e verifica delle fonti continua. Ma come funziona Subscribe with Google? Si tratta di uno strumento free (fino a un certo numero di accessi), semplice e intuitivo – i tre capisaldi del funzionamento di ogni Google tool – che dà la possibilità alle persone di iscriversi facilmente a diverse testate, aiutando gli editori a comprendere quanti nuovi lettori arrivano, a cosa sono maggiormente interessati, riuscendo a coinvolgerli. Una nuova formula di abbonamento, per chi decide di sottoscrivere la versione pay, che punta tutto sull’interazione e sulla facilità di navigazione: una piattaforma unica da cui consultare notizie e fonti in tempo reale.

Al momento, in Italia, solo La Repubblica ha deciso di prendere parte a questo sistema informativo, ma molti altri seguiranno a breve i suoi passi. All’estero, invece, troviamo il New York Times, il Washington Post, il Daily Telegraph, Le Figaro, El Pais e Grupo Globo.

Mr G. sa stupirci ogni giorno: dopo gli strumenti gratuiti e plasmabili per i propri obiettivi della Formazione in Digitale, ecco che un altro passo avanti viene fatto per garantire un giornalismo a misura di buona notizia, e con un impegno concreto per chiunque desideri farne parte, o migliorare il suo modo di raccontare le notizie. Insomma, strumenti che rendono la vita ogni giorno più semplice!

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Project managing: Drive e Calendar, la bellezza della semplicità

Posted by / 12 aprile 2018 / Categories: Internet & New Media / 0 Comments

Per gestire un progetto lavorativo o digitale, ormai, agenda e telefono non sono più sufficienti: chiunque abbia a che fare con la comunicazione utilizza tool di project managing: ne abbiamo elencati alcuni tra i più noti e apprezzati in questo articolo .
Anche Mr. Google, però, dall’alto della sua esperienza, ci offre la possibilità di ottenere un bilanciamento perfetto di due tra le risorse free più utilizzate nel mondo digitale, che consentono di mantenere un ottimo controllo sulle task, sul rispetto delle tempistiche. In più sono gratuiti, e quindi perfetti per bilanciare operatività e budget: Google Calendar e Drive!

Google Calendar: le funzioni più “skillate”

Potremmo sicuramente dire che Calendar è una risorsa piena di sorprese: se dovessimo fare una breve panoramica di tutto ciò che ci consente, potremmo dire che è possibile creare un calendario in cui inserire i punti salienti del progetto, le scadenze e i promemoria e condividerlo con il team.

Ma c’è molto di più:

  • La funzione offline: basta settare le impostazioni su “offline” del calendar. Perfetto per quelle evenienze non così rare in cui avere a disposizione una wifi è pressoché impossibile!
  • L’aggiornamento con mail e sms: sempre tramite le impostazioni, possiamo inserire il nostro indirizzo Gmail e il nostro numero di telefono, per ricevere notifiche sugli eventi imminenti.
  • La possibilità di stampare il calendario in PDF: copy smemorato? Grafico ancora ancorato al buon vecchio cartaceo? Ecco come ottenere un pratico calendario in PDF tutto da evidenziare e da tenere sulla propria scrivania.
  • Funzione ricerca: devi spostare un appuntamento, ma non riesci a trovarlo? Usa la barra in alto a destra, e ricerca il tuo evento in maniera velocissima.
  • Project managing per emisferi (geograficamente) opposti: Calendar ti fornisce un modo semplice per gestire un team di persone che lavorano in fusi orari diversi: ti basterà sovrapporre i calendari dei membri del team per verificare quando sono tutti disponibili per meeting e call.

Google Drive: uno per tutti, tutti per uno

Google Drive: non è un semplice insieme di folder – o cartelle, che dir si voglia -.

Al suo interno, infatti, esiste un mondo di possibilità, per gestire un progetto nei suoi contenuti – l’anima – tra grafiche, copy, file Excel, video storage e molto altro:

  • creare cartelle è facile proprio come crearle da Desktop;
  • hai la possibilità di condividere le tue cartelle con i collaboratori più adatti, semplicemente cliccando su “condividi”, e inserendo il loro indirizzo mail;
  • nelle cartelle puoi non solo caricare file di qualsiasi tipo, ma puoi creare documenti di testo e worksheet direttamente con i Google Docs;
  • condivisione e Google docs = modifiche in tempo reale, fatte anche a più mani. Così, se dopo un briefing c’è quella cosetta da cambiare, lo si può fare subito, in team, condividendo immediatamente il risultato.

Questi strumenti, non sono solo altamente intuitivi, ma sono anche gratuiti. Infatti – oltre all’immensa costellazione di quelli che sono i tool Google per semplificare le giornate lavorative e i carichi di lavoro – è possibile gestire le attività di project managing anche quando i budget per operare sono, come a volte può succedere, ridotti all’osso.

Come combinare Google Calendar e Drive assieme?

Molto semplice: possiamo descrivere, all’interno del singolo giorno di Calendar, appunti, note e… inserire link. Vogliamo sincronizzare il materiale per un meeting all’interno di Calendar, quindi? Non ci resta che copiare il link della cartella che desideriamo dal Drive, incollandolo all’interno delle note di Calendar.
Un gioco da ragazzi, perfetto sia per chi si sta approcciando al project management, sia per chi ha necessità si un’alternativa a tutti quei tool così laboriosi, a volte dispendiosi, e desidera uniformare il proprio lavoro attraverso una piattaforma unica, per  un punto chiaro e condiviso della situazione.

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GDPR: il nuovo regolamento privacy europeo al debutto

Posted by / 15 marzo 2018 / Categories: Internet & New Media / 0 Comments

GDPR: il nuovo regolamento per la privacy europeo

GDPR: una sigla con cui dovremo prendere confidenza. Si tratta, infatti, di un acronimo che sta a indicare “General Data Protection Regulation 2016/679”, normativa che diventerà definitivamente applicabile in tutti gli Stati dell’Unione europea, start up comprese.

Il Regolamento Privacy europeo GDPR sarà in vigore a breve, dal 25 maggio 2018: vediamo innanzitutto in cosa consiste e perché è nato. In poche parole, il GDPR riguarda alcune funzioni principali, come:

  • esplicitare il consenso nei moduli di contatto a tutti i servizi a cui l’utente presta il consenso all’utilizzo dei suoi dati. Per esempio: se con l’invio di una richiesta informazioni viene inserito nella newsletter, va detto e va inserita una spunta dedicata;
  • il banner per il blocco dei cookie, che viene mantenuto, ma che dovrà essere presente sui siti web di tutte le aziende, agenzie, imprese e organizzazioni;
  • la privacy cookie policy rimane invariata: nessun cambiamento;
  • il titolare del trattamento dovrà dare prova di avere il consenso per utilizzare i dati dei clienti.

A garantire tutto questo, viene nominata una figura particolare: il Data Protection Officer, una persona fisica che costituisce il punto di contatto per la gestione delle problematiche legate alla data protection, all’interno di un’azienda, di un’agenzia o in un’organizzazione.

Cosa comporta il nuovo Regolamento Privacy europeo GDPR?

Il Regolamento Privacy europeo GDPR non è un nemico che parla burocratese, ma un insieme di regole unitarie, amiche delle diverse tipologie di business, per incentivare l’integrazione del Digital Single Market, il mercato unico europeo dove viene garantita la libera movimentazione di beni, servizi, capitali e persone. Il GDPR prevede un’applicazione diretta in tutti gli Stati membri dell’Unione, permettendo di creare un unico regime di protezione dei dati per tutto il territorio dell’UE.
Protagonista del Regolamento Privacy europeo GDPR è il consenso: prima era libero, specifico, e sempre revocabile, anche nel caso fosse per iscritto; mentre ora è sempre revocabile, ma inequivocabile. Il titolare, infatti, deve essere in grado di dimostrare di aver ottenuto il consenso dell’interessato secondo i requisiti della legge.

Per questo verrà creata la “prova del consenso”:

Come abbiamo appena detto, il titolare deve essere in grado di dimostrare che ha acquisito il consenso dell’utente in una modalità valida. In particolare, però, dovrà dimostrare:

  • chi ha prestato il consenso;
  • quando è stato prestato il consenso;
  • come è stato richiesto questo consenso;
  • a quali documenti l’utente ha prestato il proprio consenso, oltre ai documenti di privacy e cookie policy che deve aver accettato.

La “portabilità del dato”

Si tratta di una tutela per chi ha sottoscritto il consenso: i dati devono essere comunicati al titolare in formato elettronico, leggibile e soprattutto riutilizzabile per poterli conservare o per trasferirli a un altro titolare.
Questo diritto alla portabilità del dato, che è una facilitazione, riguarda solo:

  • i dati trattati con strumenti automatizzati;
  • i dati il cui trattamento di basa sul consenso dell’interessato o su un contratto;
  • i dati trasmessi direttamente dall’interessato: non sono più validi, quindi i dati derivati o i metadata.

Il “diritto all’oblio”: cosa significa?

Altro punto fondamentale di queste nuove normative riguardano il diritto all’oblio.
Gli interessati hanno infatti diritto di richiedere la cancellazione dei dati che li riguardano salvo:

  • quando entra in gioco il diritto alla libertà di espressione e informazione;
  • per la difesa in sede giudiziaria.

Conosci la tua azienda?

Una domanda molto importante, questa: il GDPR prevede un forte cambiamento in quella che è la responsabilità del titolare del trattamento, che deve compilare un registro delle attività di trattamento, documento in cui il titolare tiene traccia dei dati relativi a dipendenti, fornitori, partner e soprattutto clienti, indicando e finalità del trattamento: un obbligo, quello del registro, per le imprese con più di 250 dipendenti, ma che può rappresentare anche per le piccole realtà una risorsa di gestione più efficace e ordinata della sicurezza dei dati.

Il GDPR mette qualunque persona nella condizione di controllare consapevolmente i propri dati, garantendo il diritto all’informazione, all’accesso, alla rettifica e alla cancellazione dei dati, il diritto alla limitazione del trattamento e il diritto di opposizione: il cambiamento ormai, è in atto anche qui in Siks ADV. Speriamo di esserti stati utili con questa piccola guida!

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2018: i trend digitali e sociali in Italia e nel mondo per una strategia digitale completa

Posted by / 9 marzo 2018 / Categories: Internet & New Media, Social Media / 0 Comments

Esperienze digitali mutevoli, cangianti, in un mondo affascinante e mutevole: stiamo parlando di Internet data, di accessi e di mondo digital.
Dal professionista online, fino all’azienda più di nicchia, conoscere le preferenze degli utenti, in fatto di accessi social, uso del mobile nel mondo e, soprattutto, in Italia, ci consente di essere sempre – strategicamente – un passo avanti. Per esempio: prova a pensare alle esperienze di cura del cliente, che passano imprescindibilmente attraverso meccanismi comunicativi di social vestiti, con chatbot e chat, video e connessioni.

In questo nostro nuovo post, quindi, desideriamo condividere con te qualche pillola su innovazione e comunicazione digital.
La fonte che ci accompagnerà in questo mini-survey? WeAreSocial e Hootsuite, e il loro digital report!

La situazione mondiale: uno sguardo al contesto

Il digitale nel mondo – quello costituito da utenti internet, accesso ai social media, e al mobile – è sempre più attivo: sono oltre 250 milioni le persone connesse per la prima volta, tra la fine del 2017 e gli inizi del 2018.
Il primato? Va al continente africano, early bird dell’evoluzione dell’industria mobile, che ha reso la comunicazione digitale finalmente più accessibile e a buon mercato.
Gli utenti internet nel mondo sono oltre 4 miliardi, e quelli attivi sui social ben il 42%: ciò significa che circa il 50% della popolazione mondiale possiede una connessione, e la utilizza per le reti sociali. Infine: gli utenti che utilizzano un dispositivo mobile sono oltre 5 miliardi, il 68% della popolazione mondiale censita. Il 39% di questi utilizza smartphone e tablet per accedere ai social media, dove Facebook regna sovrano incontrastato.

L’Italia: la rete è… mobile

Si sa, l’Italia è un paese estremamente connesso, chiacchierone, comunicativo. Lo siamo per patrimonio genetico, e lo dimostriamo anche nei comportamenti online: nel Belpaese si stima che, sui 59 milioni di abitanti, il 73% faccia uso della rete per oltre 6 ore al giorno. Di questi 59 milioni, 34 utilizzano i social, 49 sono attivi soprattutto da mobile, e 30 utilizzano i social network esclusivamente da smartphone e tablet.

YouTube: caposaldo degli accessi social in Italia, contro ogni aspettativa.

Anche in Italia Facebook è il re di cuori delle connessioni sociali? No. O meglio, non più: il social blu infatti detiene il secondo posto dopo YouTube, per due soli punti percentuali, a testimonianza che il trend video è sempre più forte.
Anche il resto della classifica rivela un cambiamento nel trend social del nostro paese: WhatsApp e Messenger di Facebook guadagnano terreno rispetto a Instagram, in quinta posizione. Un caso? Molto probabilmente no. Anzi, una strategia da sfruttare a pieno, per dare un follow-up a clienti e a contatti davvero completo ed efficiente, con strategie di customer care in tempo reale e personalizzabili.
Facebook e Instagram restano comunque decisamente più utilizzati dell’uccellino blu, Twitter, contendendosi rispettivamente 34 e 16 milioni di utenti di età compresa tra i 16 e i 63 anni.

Una galassia di dati, questa, ma anche di applicazioni pratiche, utili, profonde, per comprendere al meglio quali siano i meccanismi comunicativi che ci circondano, e di cui siamo parte anche noi, quotidianamente.

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Ultraviolet: benvenuto, nuovo Pantone 2018!

Posted by / 22 febbraio 2018 / Categories: Creatività, Internet & New Media / 0 Comments

“Una tonalità viola drammaticamente provocante e riflessiva, PANTONE 18-3838 Ultra Violet comunica originalità, ingegno e pensiero visionario che ci indirizza verso il futuro.” Così il team di Pantone dà i natali al trend grafico del 2018, e introduce questa nuova nuance che ha – è proprio il caso di dirlo – elettrizzato i creativi di tutto il mondo.

Un codice, il 18-3838, che rivoluzionerà l’anno da poco cominciato: una sfumatura elettrica, quella di Ultra Violet, con un nome che strizza l’occhio al mood cibernetico, ma soprattutto a un aspetto sognante, universale, che gli esperti PANTONE definiscono come «una sfumatura di viola intensamente provocatoria e riflessiva» in grado di «comunicare originalità, ingenuità e un pensiero visionario che ci indica il futuro».

E così, Ultra Violet detterà legge nella moda, nel campo del home design e, sicuramente, anche nel web design. Si tratta di una sfumatura particolare, davvero intensa, sotto certi tratti particolarmente femminile, e di grande complessità: una nuance contemplativa, che si discosta dal colore prescelto dello scorso 2017, Greenery, un verde tenero ma intenso, che sta a simboleggiare, per il colosso americano della grafica “una nuova rinascita”, contrapponendosi a ciò di cui questa nuova nuance si fa portabandiera: ingenuità, visionarietà.
Cosa hanno in comune i due colori? L’appartenenza al mondo dei toni freddi. Infatti, Pantone non propone colori caldi dal 2015, anno che si è distinto grazie allo sfavillare di un bordeaux davvero insolito e profondo, con Marsala.

La storia di Pantone: perché è così influente nel mondo della grafica (e non solo)?

PANTONE, prima di divenire il colosso conosciuto da chiunque lavori nella creatività, ma non solo, ha mossi i primi passi nel 1962 a Carlstadt, New Jersey, Stati Uniti, al 590 di Commerce Boulevard.
Un sistema, quello inventato da PANTONE, in grado di rivoluzionare completamente il mondo della grafica ad ampio spettro: infatti, il metodo brevettato dal colosso consente di classificare i colori attraverso la loro “traduzione” in un sistema di stampa a quadricromia e che comprende i classici colori ciano, magenta, giallo e nero, semplicemente grazie a un codice.
Ma PANTONE ancora non sapeva che avrebbe dato al mondo un aiuto incredibile, tanto da divenire, con il suo catalogo comprendente tutti i codici di tutti i colori creati, e denominato in italiano “mazzetta” o “tirella”, un vero e proprio must. Oggi, grafici, pubblicitari, ma anche stampatori, packaging designer e web designer utilizzando questo sistema comodo e intuitivo nella consultazione, dove i codici non sono mai cambiati, e dove ogni anno ne viene aggiunto uno, nuovo, eletto come trend.

“PANTONE color of the year”: perché è così importante?

Il PANTONE Color of the Year ha finito per significare molto di più di ‘cosa è di tendenza’ nel mondo del design; è davvero un riflesso di ciò che è necessario nel nostro mondo oggi.” dice Laurie Pressman, Vice Presidente del Pantone Color Institute.
PANTONE ha contribuito, infatti, a far sì che persone di tutto il mondo iniziassero ad attribuire al colore fascino e importanza sempre crescente: il colore è in grado – attraverso similitudini e appartenenze alla realtà quotidiana – di trasmettere significati, messaggi e valori, attraverso una impronta psicologica con cui designer, pubblicitari e team di branding sono in grado di influenzare umori e scelte. Di conseguenza, il “color of the year” di PANTONE fornisce strategicamente una traccia che il mondo della moda e del design non può non seguire, poiché basata su studi, ricerche e lavori di team che il PANTONE Color Institute porta avanti, 365 giorni all’anno.

Il Pantone Color Institute

PANTONE Color Institute è un servizio di consulenza all’interno di Pantone che prevede tendenze globali nel mondo del colore: collabora a stretto contatto con aziende e grandi brand fornendo indicazioni sul colore nell’identità del marchio, sullo sviluppo dei prodotto e su come utilizzare le nuances come risorsa strategica, sfruttandole come risorsa potente, inquadrandone la psicologia e utilizzando l’emozione che da esse scaturiscono all’interno di strategie di progettazione.

L’azienda ha anche creato delle apposite palette e ha – ovviamente – prodotto tazze personalizzate con ogni colore PANTONE: un gadget immancabile sulla scrivania di ogni grafico.

Un regalo, però, “pratico” e applicabile al lavoro quotidiano di ogni team creativo, ce lo fa Adobe, in merito a Ultraviolet, che con una serie di immagini ad alto impatto, assolutamente suggestive, ci permette di entrare nel mondo di questo nuovo colore che “suggerisce i misteri del cosmo, l’intrigo di ciò che ci aspetta e le scoperte al di là di dove siamo ora. Il vasto e illimitato cielo notturno […]”.

La strada è ancora lunga, per questo colore, nuovo nato tra le risorse della creatività mondiale. Lo vedremo nella moda, nel design e nel web, ma come verrà percepito?Quali brand lo utilizzeranno e lo inseriranno nel proprio percorso strategico?
Lo scopriremo strada facendo.

Sei annoiato dal solito grigio aziendale? Cambia colore con noi, contattaci!

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2018: quali trend social ci attendono?

Posted by / 30 novembre 2017 / Categories: Creatività, Internet & New Media / 0 Comments
Quali sono i social trend del 2018?

Siks: i Trend Social del 2018

Il 2017 è agli sgoccioli: questo non è solamente tempo di buoni propositi – di cui abbiamo parlato la settimana scorsa, con questo post di project management sui tool che ti aiuteranno a essere più puntuale nell’organizzazione dei tuoi progetti –, ma anche di bilanci e… previsioni. In particolare nel mondo digitale e social!

Ma, prima di vedere quali saranno i trend 2018, utili per profilare una buona strategia di brand, prodotto o azienda, facciamo un passo indietro: come è stato il 2017? Quali trend, novità e quali comportamenti digitali si sono rafforzati?

Un’ottima fonte da cui attingere qualche dato è, senza dubbio, il digital report di We Are Social un autentico appuntamento fisso atteso da Social Media Marketer e appassionati di digital provenienti da ogni angolo del mondo. Ecco qui un estratto dei 2017 sull’uso dei dispositivi, dei markeplace online e sullo stato di Internet:

  • più della metà della popolazione mondiale usa uno smartphone;
  • quasi due terzi della popolazione mondiale possiede un telefono cellulare;
  • più della metà del traffico internet è generato da mobile;
  • più della metà delle connessioni mobile avviene oggi su banda larga;
  • più di una persona su cinque della popolazione mondiale ha effettuato almeno un acquisto online negli ultimi 30 giorni.

Si tratta di dati importanti per comprendere che il 2017 è stato un anno di consolidamento di alcuni trend. E “consolidamento” è una parola chiave che ci farà anche compagnia nel 2018.

Relativamente a cosa, però? Innanzitutto, si è fortificato l’uso dei video su Facebook, in particolare delle dirette live. Il live content, infatti, sembra aggiudicarsi una posizione sul podio a pari merito con i contenuti visual: si calcola che, nel 2017, sia stato condiviso un flusso di oltre 3,2 miliardi di immagini e foto! E questo numero da capogiro porterà fortuna ai grandi social visivi come Instagram e Snapchat, di cui brand, aziende e agenzie non possono ignorarne l’influenza nelle loro strategie.

Non dimentichiamo, inoltre, che i social network sono elementi conversazionali per definizione: lo sono sempre stati, e sempre lo saranno. Quale migliore opportunità, quindi, per chi ha un brand, grazie ai sistemi di messaggistica privata? Anche YouTube, dopo il successone di Instagram Direct, infatti, si è già preparato a lanciare un servizio chat.

Il 2018: i trend social che ci aspettano… saranno live!

Il primo argomento che affrontiamo è quello visual: Snapchat, infatti, registra quasi 10 milioni di visualizzazioni dei suoi video, ogni giorno. Instagram, invece, ne registra oltre 55 milioni. Complici di tutto questo sono le app per la realtà aumentata, che rendono ogni contenuto video animato: prendiamo, per esempio, i filtri face Instagram, che hanno registrato un autentico boom nel 2017. Il motivo è molto semplice: sono applicazioni utilizzate soprattutto dagli utenti più connessi, la cosiddetta “generazione Z“, che ha sbaragliato i “millennials“: giovani entro i 22 anni, in un’età ponte tra formazione e lavoro, veri Instagram lovers, pronti a influenzare l’uso dei social, da parte di brand e aziende, grazie alle loro abitudini quotidiane.

Facebook Spaces, realtà aumentata: lunga vita al visual

Il 2018 andrà oltre video e realtà aumentata: il live streaming, secondo diversi propositi, sarà il protagonista assoluto. Un’interazione immediata, semplice, fruibile e a portata di tutti. Facebook sta infatti già lavorando a un progetto chiamato Spaces, con cui potremo interagire con amici e follower trasformandoci in animazioni, in diretta. Il futuro, insomma, è qui. Facebook, infatti, è già proprietaria di Oculus, una compagnia specializzata in realtà virtuale, e non stupisce che possa mettere a sua disposizione questo tipo di tecnologia applicata al live video.

Chat: un’opportunità per i brand che va oltre l’inaspettato

Oltre 2 milioni e mezzo di persone utilizzano la piattaforma Messenger di Facebook, in tutto il mondo. Un dato, questo, che si incrocia con il bisogno di ogni brand di interfacciarsi con la propria utenza – o meglio, con i propri follower -. Ci aspettiamo, quindi, un 2018 dove i brand investiranno sempre di più, in termini di tempo e denaro, nella connessione verso i propri utenti attraverso queste piattaforme live. E anche qui, l’apporto dell’intelligenza artificiale, dei chatbot, ovvero assistenti virtuali, sarà in grado offrire esperienze personalizzate di conversazione, customer care e assistenza.

Social: Instagram, Facebook, Snapchat. E Twitter?

Non solo Facebook – che, come sappiamo, non smette mai di stupirci – ma anche… Twitter.

Ebbene sì: dopo previsioni di abbandono in massa di questo social, le previsioni lo danno come “revenant“: infatti, secondo Entrepreneur, la rivista americana massima esperta in social media e digital trend, Twitter sarà una fenice, che risorge dalle sue ceneri. Dopo un 2017 disastroso, complici la perdita di follower, migrati – come rondini – su altri canali, e la perdita del diritto di live streaming del campionato football americano, la leadership a capo dell’uccellino blu dovrà certamente mirare a ripensare il funzionamento della propria piattaforma. E ci possiamo aspettare grandi cose.

Insomma, live chat, realtà aumentata e contenuti smart saranno la ricetta vincente per i piani strategici 2018, sempre più connesso a Instagram, Snapchat, Facebook e alla comunicazione in tempo reale, per una vicinanza utente-pagina-brand davvero mirabolante.

Pronti, quindi, a pianificare con noi la vostra strategia sui social media?

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