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Vlog: l’altra faccia di YouTube

Posted by / 13 Febbraio 2019 / Categories: Internet & New Media, Social Media, Youtube / 0 Comments

Dimmi come blogghi, e ti dirò chi sei: infatti, c’è blog e… vlog. O videoblog. O vidblog.
Quando alle parole non basta più una sola forma d’espressione, ecco che queste si uniscono al video per creare rubriche e storie, racconti, informazioni e – ovviamente – tutorial.
Un sistema di comunicazione, quello del Vlog, davvero popolare tra i giovanissimi, che il più delle volte coincide con il termine YouTuber e che rappresenta una corsa verso l’oro, in realtà, a basso costo, dal momento che per diventare vlogger bastano davvero pochi strumenti: uno smartphone, un account YouTube e buone idee (oltre a un programma di editing video per dare quel tocco giocoso e movimentato che caratterizza i contenuti di questa piattaforma).

Vlogger o YouTuber? Analisi di una definizione

Possiamo definire i Vlogger come una sorta di blogger che, anziché aggiornare – appunto – un blog, scelgono di condividere i loro contenuti sul canale YouTube. Già, perché YouTube è decisamente in grado di veicolare popolarità non solo fra gli utenti, ma anche tra le aziende, ghiotti e potenziali sponsor e ambassador: decisamente un valido motivo per cui preferire questo canale anziché altri.
Non solo: nella definizione del fenomeno vlogger possiamo poi utilizzare una discriminante “estera”: il termine YouTuber descrive per lo più i vlogger italiani, con un’utenza super-young e contenuti giocosi, non troppo raffinati, mentre il termine vlog ha un respiro più internazionale.

E, per rendere ancora più nebulosa la situazione, alcuni famosi YouTubers – soprattutto all’estero – gestiscono canali separati. Perché la domanda sorge spontanea: quanto guadagna un Vlogger, specie se possiede più properties? Ce lo svela il quotidiano “La Stampa” , secondo cui i vlog più remunerativi sono quelli canadesi e statunitensi, dove l’introito medio totale è tra i 5 e gli 8 milioni di dollari totali: una cifra da capogiro! Ma anche in Italia non si scherza.

I Vlogger più famosi al mondo

Si parla di – realmente – non solo di milioni di dollari, ma anche di milioni di followers: in Italia i vlogger più famosi sono gli ormai storici Favij, Clio MakeUp – approdata ufficialmente alla TV -, fino ai “newly born” Sofia Viscardi, Greta Menchi e IPantellas, idoli dei giovanissimi, con un introito medio tra i 25 e 150 mila euro mensili! Le tematiche? Fumetti, makeup, gaming e comicità. Ne abbiamo parlato anche in questo nostro articolo dedicato, più strettamente, agli YouTubers.

Ma cosa succede sull’isola (più) felice dei paesi anglosassoni? Bene, le star dei canali YouTube sono certamente due: iniziamo da Roman AtwoodVlogs, con un vlog che parla, molto semplicemente, della sua vita, ma in maniera epica. Roman ha iniziato il suo percorso producendo video comici, attirando così ben 10 milioni di utenti e raggiungendo l’ambito reward del 50° canale più sottoscritto su YouTube: Roman, infatti, può essere orgoglioso di essere il secondo YouTuber ad aver ricevuto ben due Diamond Play Button e ad aver vinto la categoria YouTube Comedian degli Shorty Awards nel 2016.
Successivamente, troviamo Daniel Howell, iniziando come “Danisnotonfire”, vlog poi ribattezzato – semplicemente – Daniel Howell, oltre a un canale laterale, vero e proprio side project, chiamato “Danisnotinteresting”, dove il blogger carica video bonus che completano i contenuti del canale principale.

Un vero e proprio mondo da scoprire, quindi, quello dei vlog, fatto di contenuti giovani e giovanissimi, autentico del Belpaese, tra strategie video remunerative e con un’esperienza di oltre 10 anni per l’estero, per una popolarità che va ben oltre i famosi 15 minuti di Andy Wahrol.

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Living Coral: il nuovo Pantone 2019 è pronto a sorprenderci

Posted by / 30 Gennaio 2019 / Categories: Creatività, Internet & New Media / 0 Comments

A volte passa un po’ in sordina, ma per i grafici e i designer si tratta di un appuntamento fisso quanto atteso: il nuovo colore Pantone è tra noi! Contraddistinto dal numero 16-1546, e ribattezzato “Living Coral”, è già stato protagonista indiscusso anche del Time, che gli ha dedicato questo video.

Living Coral: l’allegria salverà il mondo

Living Coral è una tonalità corallo brillante: anche se – a primo acchito – può sembrare un semplice rosa, ecco che il brand Pantone vira descrivendolo come “un arancio vivido e animato, con sfumature dorate.” Un’altra contrastante sorpresa, quindi, da parte del brand istituzione del colore, che sorprende di nuovo, con le sue cartelle, passando dal “fu” Ultra Violet – una tonalità viola intenso – a un tono delicato e dal sentore primaverile. Non sentite anche voi questo profumo di fiori?

Ne vogliamo sapere di più? Sì!

Il nostro team mondiale di esperti di colore combina i trend e la ricerca sulle influenze di un dato colore“, ha dichiarato Laurie Pressman, presidente del Pantone Color Institute. “L’ispirazione proviene dall’industria dell’intrattenimento, dei film in produzione, dalle raccolte d’arte itineranti e dai nuovi artisti, passando per la moda e le aree del design, le destinazioni di viaggio popolari, così come i nuovi stili di vita, i giochi e le condizioni socio-economiche, passando anche dalle nuove tecnologie, dai materiali, fino alle piattaforme di social media rilevanti e persino eventi sportivi imminenti che catturano l’attenzione mondiale”.

Ed ecco perché Pantone definisce Living Coral come “un colore dalla spensierata felicità”: il brand, infatti, nel comunicato stampa di lancio, sostiene che la nuance “simboleggi il nostro innato bisogno di ottimismo” – un po’ come a voler influenzare il mood della quotidianità mondiale che, effettivamente, ha molto bisogno di positività.

Sì, perché “il colore migliora e influenza il modo in cui viviamo la vita“, come sostiene la Pressman. “[…]e lo fa attraverso un duplice ruolo, energizzante e vivido. Pantone 16-1546 Living Coral rafforza il modo in cui i colori possono incarnare la nostra esperienza collettiva, riflettendo ciò che sta avvenendo nella nostra cultura globale“.

Living coral: chi ne ha già fatto un must?

Per festeggiare la nuova nuance, Pantone ha collaborato con Tribute Portfolio, un nuovo marchio di hotel indipendenti della catena Marriott, creando un’installazione – che negli USA definiscono come pop-up -: la “Pantone Pantry Tribute Portfolio” presso l’Art Basel Miami.
L’installazione, inaugurata lo scorso 6 dicembre, ripropone una “tradizionale esperienza alberghiera”, presentando superfici e proposte di marketing esperienziale tutte tonalizzate sul nuovo Living Coral, attraverso una copia del banco di accoglienza e di una camera d’albergo. Dopo la conclusione di Art Basel Miami, l’installazione viaggerà a Savannah, in Georgia, e a Rotterdam nei Paesi Bassi (e qui, in fatto di Hotel, sanno come sbizzarrirsi).

Pantone ha inoltre collaborato con Material ConneXion, consulente per l’innovazione dei materiali globali, nonché con Adobe Stock, per far arrivare il Living Coral sulle scrivanie e sui laptop di creativi e designer, curando un insieme di materiali coordinati destinato all’uso creativo per i clienti di Adobe Stock.
Un’altra occasione per dire bye-bye al grigiore aziendale, attraverso una tinta vivace e primaverile, positiva e piena di buone vibrazioni, in grado di influenzare il nostro modo di sentire. Come applicare, dunque, Living Coral alla tua immagine coordinata? Proviamoci insieme! Scrivici qui :)

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Digital signage: ovvero, dialogare smart

Posted by / 24 Gennaio 2019 / Categories: Advertising, Internet & New Media / 0 Comments

 

Avete presente Piccadilly Circus, o Times Square? Tra gli skyline, si distinguono nettamente – da anni – serie e serie di maxi-advertising su videowall. E oggi, nel 2019, potremmo dire che la storia non è cambiata, ma si è semplicemente evoluta. E si fa chiamare “Digital signage”: un nuovo linguaggio che abbraccia le città – sempre più smart – e i suoi luoghi, nel pieno dell’era digitale.

Digital signage: di cosa stiamo parlando?

“Digital signage” significa dialogare e comunicare attraverso un display: una forma mentis, concreta (e figurativamente verbale) ormai tipica delle città in cui viviamo, sempre più “smart”.
Il digital signage si costituisce, infatti, di segnali video su schermi di diversi formati e dimensioni, che popolano stazioni, negozi, aeroporti, e moltissimi altri luoghi, anche i più impensabili, lanciando messaggi differenziati.
Filmati, effetti cromatici cangianti, grafica on screen e call to action al servizio del video led sono una vera e propria risorsa che consente di programmare accuratissimi planning, con veri e propri palinsesti basati su dati insight relativi a orari, necessità delle varie stagioni e dei messaggi commerciali (saldi, festività, fino al flusso dei visitatori, soprattutto per stazioni e aeroporti): esperienze customizzabili la cui richiesta, si stima, crescerà di oltre 9 punti percentuale nei prossimi tre anni. E non è difficile comprenderne il perché.

I dati:

Ce ne parla “Industria Italiana”, in un focus di qualche settimana fa, che riporta dati numerici davvero mirabolanti su quello che è il mercato del digital signage: “[…] basti pensare che le previsioni di vendita per il 2020 sono di 4,4 milioni di unità. […] Le aree geografiche che evidenziano la crescita più sostenuta sono l’America Latina e l’Asia Pacifico. Se gli schermi più venduti sono quelli con una risoluzione 1920×1080, la crescita maggiore anno su anno viene registrata dalle vendite di unità display con risoluzione 3840×2160, aumentate di 4 volte. In termini di dimensioni la crescita maggiore è stata invece evidenziata da display a 32 e 43 pollici.

Il caso Samsung:

Samsung, in fatto di Digital Signage, è la prima corporate in classifica: la multinazionale coreana, infatti, ha uno sharing del 39%, seguita da Lg, Goodview e Nec, nettamente distaccati. E proprio Samsung è il brand che ha creato i supporti su cui scorrono i segnali di “The Wall”, nel nuovo aeroporto di Instanbul: una delle più grandi strutture digital signage al mondo – inaugurata lo scorso dicembre – per una superficie di oltre 1000 metri tra schermi LCD e Led, ricca non solo in informazioni di viaggio, ma anche intrattenimento, informazione e advertising, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, grazie a semplici funzioni di programmazione che fanno sembrare la cartellonistica un antesignano metodo di diffusione delle informazioni.

Il futuro è già qui!

Ma cosa rende il digital signage “smart signage”? Infatti, un altro passaggio sta per compiersi, in questa inarrestabile evoluzione della comunicazione contemporanea: la cartellonistica digitale è, a tutti gli effetti, device multitasking per comunicazioni di ogni sorta. Ed è proprio per la sua definizione, tra dimensioni differenti, messaggi, grafiche e video, che diviene smart: un sistema a servizio di ogni creatività e di ogni differente tipologia di idea, soprattutto in fatto di advertising, che mette a disposizione del mondo della comunicazione possibilità di adattarsi a qualsiasi necessità, spazio, formato, dove l’interazione e l’effetto “wow” sono sempre garantiti, in una perfetta unione di media, informatica, grafica, video e copywriting.

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Gli eventi digital da non perdere nel 2019

Posted by / 5 Dicembre 2018 / Categories: Internet & New Media, SEO, Social Media / 0 Comments

Agenda: un termine che deriva dal latino e indica le “cose da fare”. E, nell’ultimo mese del 2018, tutti ci prepariamo ad affrontare l’anno che verrà segnando buoni propositi e impegni nel nuovo taccuino – virtuale o cartaceo – che ci accompagnerà durante il 2019.
Non solo impegni e obiettivi: hai lasciato un po’ di spazio per la formazione? Se ti occupi di digital, sei un appassionato di tech o la tua professione si delinea tra task di social media e marketing, eccoti alcuni eventi imperdibili, ai quali non potrai mancare!

Pronto a prendere nota?

WMF – Web marketing  Festival

Si terrà nell’estate, il 20-21-22 giugno 2019, il festival omnicomprensivo del marketing internazionale, che durante gli scorsi anni ha registrato quasi 18.000 presenze. E, anche la prossima edizione, in quel di Rimini, rappresenterà l’occasione perfetta per parlare di digital e social. Il programma completo lo trovi a questo link: https://www.webmarketingfestival.it/

Mashable Social Media Day

L’edizione di quest’anno comprende anche i Digital Innovation Days of Italy, per un’edizione 2019 davvero completa per fare un punto significativo sul mondo digitale e social media, con tre giorni di formazione e interventi, oltre a case history di brand internazionali, tra cui Ogilvy e Armando Testa. La location? Milano. Quando? 17-18-19 ottobre 2019.
www.digitalinnovationdays.com/

Ecommerce HUB

Ti occupi di ecommerce e inbound marketing? Hai bisogno di formazione per quando riguarda i temi e i nuovi orizzonti dello shop online? L’evento Ecommerce HUB ti farà scoprire gli ultimi trend in tema, attraverso workshop e case history verticali, che analizzeranno tecnologie, comportamenti e tecniche per convertire. Ecommerce HUB si terrà a Salerno, il prossimo ottobre 2019.
www.ecommercehub.it

Search marketing connect

E ora, addentriamoci nel mondo SEO con tutti i suoi annessi e connessi: nel venturo mese di dicembre 2019, a Rimini si terrà il Search Marketing Connect: due giorni di formazione, altamente approfonditi, per veri addetti ai lavori, dove si parlerà di SEO, PCC e di tecniche Web Analytics per comprendere appieno dati e per articolare nuove strategie. Attenzione: parliamo di 2019, ma, in realtà, sei ancora in tempo a partecipare anche all’edizione 2018, che si terrà il 14 e 15 dicembre, sempre a Rimini. Per maggiori informazioni:
www.searchmarketingconnect.it

Advanced seo tools

Aprile, dolce dormire. In realtà, con questo evento dedicato alla SEO e ai migliori tool per lavorare con i sistemi di search engine optimiziation, tra interventi di speaker professionisti e già concretamente operativi nel mondo SEO, potrai avere una bella ricarica per comprendere a pieno i ferri del mestiere.
www.advancedseotool.it

Playcopy

Largo alla creatività: c’è spazio anche per i copy! Proprio a Modena, sempre nel mese di aprile 2019, si terrà PlayCopy, una giornata di workshop e interventi flash. Dai 30 ai 50 minuti, oltre a esercitazioni pratiche per approfondire le tecniche di scrittura persuasiva, creativa, per il web, il social e l’ADV. Non solo live, ma anche via web.
www.playcopy.com

E ora, segnate nella vostra agenda l’evento – o gli eventi – che più saranno utili alla vostra crescita professionale e creativa. Perché è dal confronto e dal networking che partono le idee e le spinte più energiche per affrontare, quotidianamente, il lavoro della comunicazione con competenza e fantasia.

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Google Analytics e il GDPR: quali novità?

Posted by / 22 Ottobre 2018 / Categories: Internet & New Media, News dal Web, SEO / 0 Comments

Google Analytics è un tool alleato delle strategie: un tema di cui non abbiamo mai parlato ma che, proprio per le sue funzionalità a livello di monitoraggio delle visite ai siti web, diventa un compagno a cui non si può (e non si deve) rinunciare.

Che vi occupiate di programmazione, di SEO, di copy, o che siate i diretti possessori di un sito web, la visita quotidiana a questo tool Google è necessaria: proprio perché Analytics è da sempre caratterizzato da una costanza nel mantenimento dei suoi parametri e del suo schema, da cui reperire visite uniche, referral, tempi di permanenza e molto altro, fino alla customizzazione dei dati per report ultra-personalizzati.

O meglio, così è stato fino ad aprile 2018 quando anche questo sistema ha iniziato a modificare alcuni aspetti, in vista delle famigerate leggi sul GDPR europeo, entrate in vigore lo scorso 25 maggio.

Cosa cambia? Vediamolo insieme!

Il cancellamento mensile dei dati per il GDPR

Non tutti lo sanno: da aprile 2018 è stata resa la cancellazione dei dati e dello storico più vecchi di un mese. Una funzione davvero comoda per venire incontro alle ottempranze del GDPR.

Quali dati si potranno cancellare? Tutti quelli legati a un cookie o a un evento. Non saranno, invece, cancellabili, i dati cosiddetti “aggregati”, come possono essere, per esempio, il numero di sessioni, che non potrà essere segmentato o azzerato: infatti, le sorgenti di traffico, se viste per numero di sessioni, dovrebbero essere dati non modificabili, appartenendo a uno storico importante.
Come si possono cancellare i dati? Basterà andare su impostazioni > modifica > informazione sul tracking > data retention. Qui, si aprirà una finestra da cui potrete selezionare, da un menù a tendina, una serie di archi temporali mensili. Il default del sistema è impostato su 26 mesi, ma lo potrete cambiare scegliendo tra una delle opzioni.
Google, poi, dà un po’ di tempo per modificare la propria scelta, che può essere riformulata o annullata entro 24 ore: dopodiché GA prenderà atto ufficialmente della nuova scelta, memorizzandola.

Piccola nota per i meno esperti. Non stiamo parlando della funzione di default per la quale, se un utente esterno non torna sul sito per 24 mesi, Analytics lo considera nuovo utente – in caso decida di visitare nuovamente la property -: stiamo parlando di una funzione selettiva che ogni utente può scegliere di modificare!

Cos’ha fatto Google per il GDPR?

Google ha intrapreso la strada della semplicità: infatti, la sua Privacy Policy ora viene spiegata anche attraverso un breve video, molto chiaro ed esemplificativo.

Finora, però, abbiamo parlato di cancellazione dei dati: ma che succede se vogliamo esportarli? Google ha infatti aggiornato molte delle opzioni che riguardano l’esportazione dei dati: la compagnia di Mountain View sta infatti creando un sistema open source di data transfer, per scaricare e spostare i dati senza problemi. Questo progetto si chiama Data Transfer Project: un sistema open source, come è nello stile di Google, che rende facile per le persone trasferire i propri dati tra fornitori di servizi online in maniera semplice, grazie a una struttura comune, con modelli e protocolli di dati. Vuoi saperne di più? Visita questo link!

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Editing del testo: una questione di galateo comunicativo

Posted by / 14 Settembre 2018 / Categories: Advertising, Internet & New Media / 0 Comments

Sei sicuro di essere solamente “leader del settore”? Davvero ti piace definirti “un’azienda giovane e dinamica”? Beh, siamo certi che non sia così: esistono, infatti, centinaia di parole pronte a descrivere al massimo chi sei e cosa fai. Parole che parlano di “te”, evitando il pericolo di farti divenire “uno tra i tanti”.
E il trucco c’è, ma non si vede: un attento lavoro di revisione testuale è quello che ci vuole. L’editing dei testi è un intervento sottile da parte di un occhio esterno che garantisce un lavoro di limatura (il famoso labor limae) per rendere i tuoi testi più adatti al target del messaggio, più personali e corretti.
Un po’ come lucidare le vecchie posate, prima di esporle: si tratta di un tocco che, per molti, è solo un dettaglio ma che, per gli occhi più attenti – quelli dei nostri, e dei vostri clienti – è sinonimo di grande attenzione nei loro confronti. Una questione di galateo comunicativo, quindi: una ragione in più per sottoporre a un copy, i testi di un sito web, una brochure, un comunicato stampa, a un lavoro di revisione.

Le altre ragioni? Te le spieghiamo qui:

  • sai cosa vuoi esprimere, parli un italiano naturale. Ma questo non significa che il tuo testo non abbia bisogno di correttezza ultra formale, e di qualche escamotage in grado di raccontare qualcosa come lo faresti tu, ma meglio;
  • un testo ha bisogno essere “svecchiato” con frequenza: la lingua si evolve, cambia, i termini si modificano. E i tuoi testi hanno la necessità di parlare con attualità;
  • la nostra lingua è esposta ai meccanismi comunicativi che continuamente la plasmano. Spesso, però, il burocratichese, il medicalese, il politichese, il linguaggio dei social, sono barriere: la terminologia specialistica non possono inficiare un testo che, invece, deve essere pulito, neutro, esemplificativo. Un testo deve avvicinare, non allontanare;
  • non è vero che i lettori vadano tutti di fretta: il 45% di loro, infatti,legge attentamente ciò che gli viene proposto. Insomma, una bella immagine certamente spalanca le porte dell’attrazione, ma il testo è la chiave che fa ritornare le persone al nostro contenuto. Un potenziale da sfruttare, senza dubbio.

In cosa consiste un iter di correzione di bozze?

Tanti piccoli step compongono un cammino verso la meta della chiarezza espositiva, dell’eleganza, e della brevità. Ecco un piccolo insieme di procedure che ti aiuterà a capire come si svolge questo lavoro:

  • trovare gli errori ortografici, sintattici e lessicali;
  • correggere gli errori;
  • trovare sinonimi o termini semanticamente più attinenti al tema, dando una ricchezza lessicale incrementata e più in target con il messaggio che desideriamo dare;
  • modificare sintassi e punteggiatura, rendendo il testo più leggibile, elegante e articolato, ed evidenziando al tempo stesso i periodi più importanti, facilitandone la comprensione da parte del lettore;
  • tagliare gli eccessi, riassumere ciò che non è necessario: se parliamo al web, dobbiamo essere più stringati;
  • inserire le ancore visive: corsivi e grassetto in primis, per evidenziare le parole chiave o creare un “filo del discorso”;
  • sistemare i titoli, rendendoli accattivanti e ben confezionati.

Per concludere con le parole dell’unione internazionale dei correttori, ecco qual è il valore di un’attività come questa: “così come saper pitturare una parete non significa essere capaci di dipingere un quadro da esporre a una mostra, parlare una lingua in modo naturale non presuppone la conoscenza perfetta della sua ortografia e grammatica. Chi non percepisce un’imprecisione, non la può migliorare; e chi non sa rilevare un errore, non è in grado di correggerlo. Per questo è necessario affidarsi a un professionista.”
Una piccola provocazione per comprendere il grande potenziale che i tuoi testi hanno. Non credi?

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Cosa succede in un minuto su internet?

Posted by / 13 Luglio 2018 / Categories: Internet & New Media / 0 Comments

Internet è sicuramente uno dei non-luoghi più trafficato del pianeta. Il tempo, qui, si dilata e si fraziona nello stesso istante: miliardi di persone si incontrano, vengono compiuti acquisti, download e scambio di dati.
Cosa succede in un minuto su internet, quindi? Beh, questo è il titolo dell’interessante ricerca portata avanti – negli USA – da Cumulus Media nei primi mesi del 2018, e che ha portato alla produzione di un’infografica puntualissima che ci mostra cosa succede nel web, nella media di 60 secondi, in tutto il mondo.

Una questione di statistica!

I dati che vengono riportati in questa infografica, riproposta anche il 29 maggio scorso da Social Media Today, ci dicono che:

  • in un secondo, 873.000 persone si collegano a Facebook;
  • quasi un milione di persone ricercano l’anima gemella su Tinder;
  • 174.000 user caricano immagini su Instagram e controllano compulsivamente il proprio feed.

Non solo social

Whatsapp e Messenger sono ormai i collettori di messaggistica più utilizzati al mondo, oltre a Telegram: infatti, in un solo minuto, vengono inviati ben 38 milioni di messaggi!
Nostalgici? Nessuna paura! C’è spazio anche per i vecchi sms: ben 18 milioni di messaggini vengono spediti ogni minuto.

Netflix, e-commerce e shop

Se i social sono ormai un universo conosciuto, le nuove piattaforme di streaming video e di shopping online sdoganano dati mirabolanti. In un minuto, infatti, vengono spesi quasi 900.000 dollari, e quasi 400 mila app vengono scaricate.
Netflix, invece registra ben 266.000 ore di video e serie tv viste complessive nell’arco di un solo minuto!

Ci rincuora vedere, comunque, come alcuni gesti un po’ più datati – non solo gli SMS, ma anche le mail, così indispensabili ogni giorno – sopravvivano alle piattaforme di project management e di task: la posta elettronica conta, infatti, 187 milioni di invii al minuto! Buone novelle, insomma, anche per l’email marketing.

Perché abbiamo deciso di parlare un tema di questo genere? Perché – è vero – ci occupiamo di advertising, e creatività, ma la maggior parte delle nostre attività trova poi la sua applicazione nel web. Che sia un sito internet, una strategia social, o un video, la rete è il background che accoglie tutto questo.
Non solo: a livello strategico è importantissimo conoscere le abitudini degli utenti, per offrire loro ciò che cercano,tra temi, accessi e piattaforme: questa ricerca può essere una risorsa reale per ogni strategia online di marketing.

E, soprattutto, perché ognuno di noi è parte di questo meraviglioso moto perpetuo!

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Google News e Subscribe: il nuovo modo di fare giornalismo autorevole nel web

Posted by / 27 Aprile 2018 / Categories: Internet & New Media, News dal Web / 0 Comments

Guerra alle fake news? Beh, questa è certamente una delle prese di posizione più discusse del web, che hanno dato adito a una serie di dibattiti nell’ultimo anno piuttosto avvincenti e intensi. E, in questo ambito, non poteva mancare Mr. G, che dalla lontana ma sempre rieccheggiante Silicon Valley ha creato, proprio nel corso degli ultimi 365 giorni, progetti e strumenti che aiutano il giornalismo tra le righe digitali a essere autorevole, credibile e con fonti rintracciabili: il tutto grazie all’interazione con i suoi utenti.

Google news initiative

Google News Initiative è, come dice il nome, un’iniziativa per aiutare il giornalismo a prosperare in un’era digitale. Prodotti, partnership e programmi con bandi a cui giornalisti e testate possono aderire per costruire un futuro migliore per le notizie. Gli obiettivi del progetto serviranno a sviluppare nuovi modelli di business per supportare il giornalismo di qualità, rafforzarlo ed elevarlo, aiutando le organizzazioni di notizie a sfruttare la tecnologia per l’innovazione all’interno delle redazioni.

Subscribe with Google

300 milioni di dollari: è l’impegno – decisamente concreto – che Google prende nel lanciare un nuovo progetto che aiuta il giornalismo a crescere nell’era digitale attraverso tool e verifica delle fonti continua. Ma come funziona Subscribe with Google? Si tratta di uno strumento free (fino a un certo numero di accessi), semplice e intuitivo – i tre capisaldi del funzionamento di ogni Google tool – che dà la possibilità alle persone di iscriversi facilmente a diverse testate, aiutando gli editori a comprendere quanti nuovi lettori arrivano, a cosa sono maggiormente interessati, riuscendo a coinvolgerli. Una nuova formula di abbonamento, per chi decide di sottoscrivere la versione pay, che punta tutto sull’interazione e sulla facilità di navigazione: una piattaforma unica da cui consultare notizie e fonti in tempo reale.

Al momento, in Italia, solo La Repubblica ha deciso di prendere parte a questo sistema informativo, ma molti altri seguiranno a breve i suoi passi. All’estero, invece, troviamo il New York Times, il Washington Post, il Daily Telegraph, Le Figaro, El Pais e Grupo Globo.

Mr G. sa stupirci ogni giorno: dopo gli strumenti gratuiti e plasmabili per i propri obiettivi della Formazione in Digitale, ecco che un altro passo avanti viene fatto per garantire un giornalismo a misura di buona notizia, e con un impegno concreto per chiunque desideri farne parte, o migliorare il suo modo di raccontare le notizie. Insomma, strumenti che rendono la vita ogni giorno più semplice!

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Project managing: Drive e Calendar, la bellezza della semplicità

Posted by / 12 Aprile 2018 / Categories: Internet & New Media / 0 Comments

Per gestire un progetto lavorativo o digitale, ormai, agenda e telefono non sono più sufficienti: chiunque abbia a che fare con la comunicazione utilizza tool di project managing: ne abbiamo elencati alcuni tra i più noti e apprezzati in questo articolo .
Anche Mr. Google, però, dall’alto della sua esperienza, ci offre la possibilità di ottenere un bilanciamento perfetto di due tra le risorse free più utilizzate nel mondo digitale, che consentono di mantenere un ottimo controllo sulle task, sul rispetto delle tempistiche. In più sono gratuiti, e quindi perfetti per bilanciare operatività e budget: Google Calendar e Drive!

Google Calendar: le funzioni più “skillate”

Potremmo sicuramente dire che Calendar è una risorsa piena di sorprese: se dovessimo fare una breve panoramica di tutto ciò che ci consente, potremmo dire che è possibile creare un calendario in cui inserire i punti salienti del progetto, le scadenze e i promemoria e condividerlo con il team.

Ma c’è molto di più:

  • La funzione offline: basta settare le impostazioni su “offline” del calendar. Perfetto per quelle evenienze non così rare in cui avere a disposizione una wifi è pressoché impossibile!
  • L’aggiornamento con mail e sms: sempre tramite le impostazioni, possiamo inserire il nostro indirizzo Gmail e il nostro numero di telefono, per ricevere notifiche sugli eventi imminenti.
  • La possibilità di stampare il calendario in PDF: copy smemorato? Grafico ancora ancorato al buon vecchio cartaceo? Ecco come ottenere un pratico calendario in PDF tutto da evidenziare e da tenere sulla propria scrivania.
  • Funzione ricerca: devi spostare un appuntamento, ma non riesci a trovarlo? Usa la barra in alto a destra, e ricerca il tuo evento in maniera velocissima.
  • Project managing per emisferi (geograficamente) opposti: Calendar ti fornisce un modo semplice per gestire un team di persone che lavorano in fusi orari diversi: ti basterà sovrapporre i calendari dei membri del team per verificare quando sono tutti disponibili per meeting e call.

Google Drive: uno per tutti, tutti per uno

Google Drive: non è un semplice insieme di folder – o cartelle, che dir si voglia -.

Al suo interno, infatti, esiste un mondo di possibilità, per gestire un progetto nei suoi contenuti – l’anima – tra grafiche, copy, file Excel, video storage e molto altro:

  • creare cartelle è facile proprio come crearle da Desktop;
  • hai la possibilità di condividere le tue cartelle con i collaboratori più adatti, semplicemente cliccando su “condividi”, e inserendo il loro indirizzo mail;
  • nelle cartelle puoi non solo caricare file di qualsiasi tipo, ma puoi creare documenti di testo e worksheet direttamente con i Google Docs;
  • condivisione e Google docs = modifiche in tempo reale, fatte anche a più mani. Così, se dopo un briefing c’è quella cosetta da cambiare, lo si può fare subito, in team, condividendo immediatamente il risultato.

Questi strumenti, non sono solo altamente intuitivi, ma sono anche gratuiti. Infatti – oltre all’immensa costellazione di quelli che sono i tool Google per semplificare le giornate lavorative e i carichi di lavoro – è possibile gestire le attività di project managing anche quando i budget per operare sono, come a volte può succedere, ridotti all’osso.

Come combinare Google Calendar e Drive assieme?

Molto semplice: possiamo descrivere, all’interno del singolo giorno di Calendar, appunti, note e… inserire link. Vogliamo sincronizzare il materiale per un meeting all’interno di Calendar, quindi? Non ci resta che copiare il link della cartella che desideriamo dal Drive, incollandolo all’interno delle note di Calendar.
Un gioco da ragazzi, perfetto sia per chi si sta approcciando al project management, sia per chi ha necessità si un’alternativa a tutti quei tool così laboriosi, a volte dispendiosi, e desidera uniformare il proprio lavoro attraverso una piattaforma unica, per  un punto chiaro e condiviso della situazione.

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GDPR: il nuovo regolamento privacy europeo al debutto

Posted by / 15 Marzo 2018 / Categories: Internet & New Media / 0 Comments

GDPR: il nuovo regolamento per la privacy europeo

GDPR: una sigla con cui dovremo prendere confidenza. Si tratta, infatti, di un acronimo che sta a indicare “General Data Protection Regulation 2016/679”, normativa che diventerà definitivamente applicabile in tutti gli Stati dell’Unione europea, start up comprese.

Il Regolamento Privacy europeo GDPR sarà in vigore a breve, dal 25 maggio 2018: vediamo innanzitutto in cosa consiste e perché è nato. In poche parole, il GDPR riguarda alcune funzioni principali, come:

  • esplicitare il consenso nei moduli di contatto a tutti i servizi a cui l’utente presta il consenso all’utilizzo dei suoi dati. Per esempio: se con l’invio di una richiesta informazioni viene inserito nella newsletter, va detto e va inserita una spunta dedicata;
  • il banner per il blocco dei cookie, che viene mantenuto, ma che dovrà essere presente sui siti web di tutte le aziende, agenzie, imprese e organizzazioni;
  • la privacy cookie policy rimane invariata: nessun cambiamento;
  • il titolare del trattamento dovrà dare prova di avere il consenso per utilizzare i dati dei clienti.

A garantire tutto questo, viene nominata una figura particolare: il Data Protection Officer, una persona fisica che costituisce il punto di contatto per la gestione delle problematiche legate alla data protection, all’interno di un’azienda, di un’agenzia o in un’organizzazione.

Cosa comporta il nuovo Regolamento Privacy europeo GDPR?

Il Regolamento Privacy europeo GDPR non è un nemico che parla burocratese, ma un insieme di regole unitarie, amiche delle diverse tipologie di business, per incentivare l’integrazione del Digital Single Market, il mercato unico europeo dove viene garantita la libera movimentazione di beni, servizi, capitali e persone. Il GDPR prevede un’applicazione diretta in tutti gli Stati membri dell’Unione, permettendo di creare un unico regime di protezione dei dati per tutto il territorio dell’UE.
Protagonista del Regolamento Privacy europeo GDPR è il consenso: prima era libero, specifico, e sempre revocabile, anche nel caso fosse per iscritto; mentre ora è sempre revocabile, ma inequivocabile. Il titolare, infatti, deve essere in grado di dimostrare di aver ottenuto il consenso dell’interessato secondo i requisiti della legge.

Per questo verrà creata la “prova del consenso”:

Come abbiamo appena detto, il titolare deve essere in grado di dimostrare che ha acquisito il consenso dell’utente in una modalità valida. In particolare, però, dovrà dimostrare:

  • chi ha prestato il consenso;
  • quando è stato prestato il consenso;
  • come è stato richiesto questo consenso;
  • a quali documenti l’utente ha prestato il proprio consenso, oltre ai documenti di privacy e cookie policy che deve aver accettato.

La “portabilità del dato”

Si tratta di una tutela per chi ha sottoscritto il consenso: i dati devono essere comunicati al titolare in formato elettronico, leggibile e soprattutto riutilizzabile per poterli conservare o per trasferirli a un altro titolare.
Questo diritto alla portabilità del dato, che è una facilitazione, riguarda solo:

  • i dati trattati con strumenti automatizzati;
  • i dati il cui trattamento di basa sul consenso dell’interessato o su un contratto;
  • i dati trasmessi direttamente dall’interessato: non sono più validi, quindi i dati derivati o i metadata.

Il “diritto all’oblio”: cosa significa?

Altro punto fondamentale di queste nuove normative riguardano il diritto all’oblio.
Gli interessati hanno infatti diritto di richiedere la cancellazione dei dati che li riguardano salvo:

  • quando entra in gioco il diritto alla libertà di espressione e informazione;
  • per la difesa in sede giudiziaria.

Conosci la tua azienda?

Una domanda molto importante, questa: il GDPR prevede un forte cambiamento in quella che è la responsabilità del titolare del trattamento, che deve compilare un registro delle attività di trattamento, documento in cui il titolare tiene traccia dei dati relativi a dipendenti, fornitori, partner e soprattutto clienti, indicando e finalità del trattamento: un obbligo, quello del registro, per le imprese con più di 250 dipendenti, ma che può rappresentare anche per le piccole realtà una risorsa di gestione più efficace e ordinata della sicurezza dei dati.

Il GDPR mette qualunque persona nella condizione di controllare consapevolmente i propri dati, garantendo il diritto all’informazione, all’accesso, alla rettifica e alla cancellazione dei dati, il diritto alla limitazione del trattamento e il diritto di opposizione: il cambiamento ormai, è in atto anche qui in Siks ADV. Speriamo di esserti stati utili con questa piccola guida!

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